Andrea Frediani e Sara Prossomariti.
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Le grandi famiglie di Roma antica. 
Storia e segreti.
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Parte 3.
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2014. Newton Compton Editori, ROMA.
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Trascrizione elettronica rivista e resa disponibile dalla
          Fondazione Ezio Galiano onlus
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      ad esclusivo uso dei privi della vista.
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Indice di questa parte.
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Gens Domizia.
Gens Emilia.
Gens Fabia.
Gens Giulia.
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FINE Indice.
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Gens Domizia

Prosopografia
iv secolo a.C.
11. gneo domizio calvino console nel 332 a.C. Padre del n 2.
iii secolo a.C.
12. gneo domizio calvino massimo console nel 283 a.C. Figlio del n. 1.
ii secolo a.C.
13. gneo domizio enobarbo console nel 192 a.C. Padre del n. 4;
14. gneo domizio enobarbo console suffetto nel 162 a.C. Figlio del n. 3 e padre del n. 5;
15. gneo domizio enobarbo console nel 122 a.C. Figlio del n. 4 e padre dei nn. 6 e 7.
i secolo a.C.
16. gneo domizio enobarbo console nel 96 a.C. Figlio del n. 5, fratello del n. 7 e padre del n. 8;
17. lucio domizio enobarbo console nel 94 a.C. Figlio del n. 5 e fratello del n. 6;
18. lucio domizio enobarbo console nel 54 a.C. Figlio del n. 6 e padre del n. 10;
19. gneo domizio calvino console nel 53 e nel 40 a.C.;
10. gneo domizio enobarbo console nel 32 a.C. Figlio del n. 8 e padre del n. 11;
11. lucio domizio enobarbo console nel 16 a.C. Figlio del n. 10 e padre del n. 12.
i secolo d.C.
12. gneo domizio enobarbo console nel 32 d.C. Figlio del n. 11 e padre dellimperatore Nerone;
13. gneo domizio afro console suffetto nel 39 d.C.;
14. gneo domizio corbulone console suffetto nel 39 d.C.;
15. gneo domizio apollinare console suffetto nel 98.
ii secolo d.C.
16. gaio domizio destro console per la seconda volta nel 196 d.C.
iii secolo d.C.
17. lucio domizio aureliano, imperatore Aureliano, console nel 271, 274 e 275 d.C.
Gli uomini dalla barba rossa
Quella Domizia  una gens plebea assurta al rango patrizio solo intorno al 30 a.C. Osservando i fasti consolari, pu sembrare che non abbia prodotto molti consoli, ma la realt  che i suoi membri erano poco prolifici, e cos troviamo un console ogni generazione, cio circa ogni trentanni: Della famiglia Domizia si noti la buona sorte, cos limitata a un piccolo numero di persone. Prima di questo Gneo Domizio [console nel 32 d.C.], giovane di celebre semplicit di vita, ci furono sette Domizi, tutti figli unici, ma tutti arrivarono al consolato e ai sacerdozi e quasi tutti agli onori del trionfo459. Fu proprio questa scarsa prolificit che port la gens Domizia alla scomparsa. Le sole due familiae che spiccarono nel panorama politico romano furono quella dei Calvini e quella degli Enobarbi, questultima subentrata alla prima e poi divenuta ben pi famosa. Il suo ultimo esponente  il celeberrimo Lucio Domizio Enobarbo, meglio noto come Nerone.
Il cognomen Enobarbo significa barba rossa e probabilmente era connesso al colore della peluria che caratterizzava i membri di questa gens. Tuttavia esiste una leggenda riportata da Svetonio che, immancabilmente, collega la familia alle divinit del pantheon romano:
Gli Enobarbi fanno risalire la loro origine e quella del cognomen a quel Lucio Domizio il quale, secondo la tradizione, mentre tornava dai campi, aveva incontrato due gemelli di maestosa bellezza che, dopo avergli ordinato di comunicare al senato e al popolo una vittoria di cui non si aveva ancora notizia, per dargli un segno della loro divinit gli avevano accarezzato la barba, mutandone il colore da nero in rosso ramato460.
I due gemelli altri non erano che Castore e Polluce, che avevano quindi fatto lonore a Lucio di mostrarsi a lui in tutta la loro maestosit e la battaglia in questione  quella del lago Regillo, avvenuta tra il 499 e il 496.
Una sepoltura gentilizia doveva esistere perch sappiamo che Atte, la liberta di Nerone, per non far gettare nel Tevere i resti dellimperatore, li nascose nel mausoleo della gens Domizia, di cui ignoriamo lesatta collocazione. Secondo Svetonio461 si trovava sul colle dei Giardini, vale a dire il Pincio, presso gli horti di molti illustri romani, tra cui quelli celeberrimi di Sallustio.
Lonomastica dei Domizi Enobarbi  caratterizzata da unusanza particolare: essi, infatti, erano soliti usare solo i prenomina Gneo e Lucio: Non usarono nemmeno chiamarsi con altri nomi, se non Lucio e Gneo, e inoltre con questa caratteristica: di portare per tre generazioni successive lo stesso nome e poi di alternarli. La storia dice, infatti, che il primo, il secondo e il terzo degli Enobarbi si chiamarono Lucio, i tre seguenti Gneo e gli altri alternativamente Lucio e Gneo462.
Una presenza costante ai piani alti
Il primo console della gens Domizia menzionato dalle fonti  Gneo Domizio Calvino, il quale raggiunse la massima magistratura nel 332 a.C.463. Ma di lui, fatta eccezione per il consolato, non sappiamo assolutamente niente. Anche il figlio di Gneo, Gneo Domizio Calvino Massimo, fu console, nel 283 a.C.464, dopo essere stato stato edile curule nel 299 a.C., e nel 280 aveva raggiunto un importante primato: fu il primo a essere eletto censore tra i plebei. Prima o dopo questa carica, stando ai fasti capitolini, il nostro Massimo rivest anche la dittatura, ma la data rimane incerta.
Nel 192 a.C. fa la sua comparsa nellelenco dei consoli il primo rappresentante di spicco della familia degli Enobarbi, Gneo Domizio Enobarbo. Gneo dovette prendere parte alla seconda guerra punica, anche se il suo nome viene citato in associazione a questo conflitto una sola volta e per un evento alquanto curioso: pare, infatti, che uno dei suoi buoi avesse deciso improvvisamente di parlare e mettere in guardia i romani urlando Guardati, o Roma!465.
Nel 196 a.C. Gneo era stato eletto edile della plebe insieme a Gaio Scribonio Curione; i due citarono dinanzi al popolo molti fittavoli dei pascoli pubblici: tre ne furono condannati e del denaro delle loro multe [gli edili] fecero un tempio nellisola di Fauno466.
Due anni dopo, nel 194 a.C., Gneo era diventato pretore urbano e durante il suo mandato si era svolto un processo il cui esito dovette essere sorprendente anche per i romani, poich le fonti si premurano di ricordarlo. Il pretore, infatti, decise di privare una donna della sua dote per aver bevuto troppo vino, pi di quanto fosse richiesto da un imprecisato motivo di salute e allinsaputa del marito467.
Nel 192 a.C. divenne finalmente console dopo una campagna elettorale alquanto turbolenta. Per quellanno, infatti, erano candidati al consolato due patrizi di tutto rispetto, vale a dire Lucio Quinzio Flaminino e Publio Cornelio Scipione Nasica, sostenuti dai loro parenti, altrettanto prestigiosi. Per la parte plebea vi erano quattro candidati, tra cui Gneo, che fu eletto insieme a Lucio Quinzio Flaminino.
Lanno successivo, durante il proconsolato, gli toccarono le operazioni in Gallia contro i boi, peraltro ultimate dal suo successore, che si prese il merito della vittoria festeggiando il trionfo. Lultima informazione che abbiamo a proposito di Gneo  relativa alla battaglia di Magnesia sul Sipilo combattuta nel 190 a.C.: Gneo avrebbe partecipato alla guerra contro Antioco iii di Siria in veste di legato al fianco dei fratelli Scipione Africano e Asiatico. Il giorno della battaglia, per, lAfricano era ammalato e pare che avesse chiesto a Gneo di fungere da consigliere del fratello; costui, a quanto si dice, decise di agire prima che lAfricano si riprendesse, ottenendo cos il merito della vittoria. Secondo la versione di Livio, invece468, Gneo avrebbe avuto un ruolo molto pi contenuto, limitandosi a condurre una semplice ricognizione tre giorni prima della battaglia vera e propria.
Il figlio di Gneo, Gneo Domizio Enobarbo, fu console suffetto nel 162 a.C. Tuttavia, in alcune circostanze gli storici hanno difficolt a inquadrare questo personaggio, molto spesso confuso, nelle fonti, con il padre o con un ipotetico figlio. Una delle cariche pi discusse  quella del pontificato. Uno Gneo Domizio Enobarbo sarebbe diventato pontefice nel 172 a.C. al posto di Quinto Fulvio Flacco; si potrebbe trattare del console del 192 a.C., se le fonti non parlassero di un pontefice di giovane et.
Nel 180 a.C. potrebbe aver lavorato presso la zecca di Roma, poich esistono delle monete attribuibili al ii secolo a.C. in cui compare la legenda Cn. Do(mitius) sotto una rappresentazione dei Dioscuri sul rovescio, mentre sul dritto vi  una testa di Roma elmata. Lo ritroviamo poi coinvolto nella terza guerra macedonica, in due diverse commissioni che lo videro attivo prima e dopo il conflitto. La prima, istituita dal console Lucio Emilio Paolo, in procinto di assumere il comando delle operazioni sul fronte macedonico, era composta da tre membri e aveva lo scopo di aggiornare il console stesso sulle condizioni dellesercito romano di stanza in Macedonia. A conclusione del conflitto, forse per lottimo lavoro svolto in precedenza, Gneo entr a far parte di una seconda commissione, composta da dieci membri, con il compito di procedere alla riorganizzazione del regno sconfitto.
Nel 162 a.C. Gneo fu console quasi per sbaglio; i comizi, infatti, si erano svolti regolarmente e avevano portato allelezione di Publio Cornelio Scipione Nasica Corculo e di Gaio Marcio Figulo, tuttavia
Tiberio Gracco invi dalla provincia al collegio degli auguri un messaggio, in cui rendeva noto che, leggendo i libri riguardanti i riti del popolo, si era accorto che il luogo per la tenda augurale era stato scelto, durante i comizi consolari da lui stesso tenuti, senza le formalit prescritte; per questo, una volta che la cosa fu riferita dagli auguri al senato, per ordine dei padri coscritti Quinto Figulo e Scipione Nasica tornarono rispettivamente dalla Gallia e dalla Corsica a Roma e rinunziarono spontaneamente al consolato469,
e Gneo e Publio Cornelio Lentulo subentrarono per sostituirli.
Gneo partecip anche allampliamento della via Appia, come dimostra una pietra miliare riutilizzata nella zona di Sinuessa che menziona appunto uno Gneo Domizio.
Ebbe due figli, uno dei quali poco noto, tale Lucio Domizio Enobarbo, e Gneo Domizio Enobarbo, console nel 122 a.C. Prima di raggiungere il consolato, questo Gneo era stato tresvir monetalis intorno al 130 a.C. e pot quindi coniare delle monete con i simboli della propria familia esattamente come aveva fatto il suo avo. Nel suo caso viene evidenziato, tra le varie monete battute, un denario sul quale compare la testa elmata della personificazione di Roma, con una spiga di grano su un lato e sullaltro una biga guidata da una Vittoria con sotto un uomo che combatte con un leone. Secondo alcuni470 le due immagini andrebbero interpretate come una promessa da parte di Gneo ai romani, una specie di volantino pubblicitario; la spiga di grano e luomo che combatte con il leone sono simboli riconducibili alla magistratura delledilit, che prevede appunto tra i suoi oneri il controllo delle forniture di grano a Roma e lorganizzazione dei giochi. Gneo, in pratica, avrebbe promesso ai suoi futuri elettori grano e giochi in abbondanza se lo avessero fatto edile.
Da fonti epigrafiche appare evidente che Gneo combatt nel 129 a.C. a Pergamo con il console Manio Aquilio contro Aristonico, usurpatore del trono di Pergamo dopo la morte del re Attalo iii. Durante il suo consolato, Gneo fu mandato in Gallia per combattere allobrogi e arverni: Causa di questa guerra fu laver dato costoro ospitalit a Toutomotulo, re dei Salluvii, mentre andava fuggiasco e laverlo servito in ogni modo; ed oltre a ci laver saccheggiato gli Edui confederati con il popolo romano471. La guerra continu anche nel 121 a.C., sempre sotto la guida di Gneo che, allepoca, era proconsole; il conflitto si concluse con la battaglia di Vindalium durante la quale il generale fece uso degli elefanti per creare disordini nelle file nemiche.
Egli tuttavia dovette dividere la vittoria con Quinto Fabio Massimo, il nuovo console, e non riusc ad accettare la cosa con serenit:
Leccessivo desiderio di gloria costrinse il nobilissimo e magnanimo Gneo Domizio a diventare sleale: adirato con Bituito, re degli arverni, perch, ancor trovandosi lui nella provincia, aveva esortato il suo popolo e quello degli allobrogi a rifugiarsi sotto la protezione del suo successore, Quinto Fabio, cos, convocatolo con la scusa di un colloquio e accoltolo ospitalmente, lo fece arrestare e deportare su una nave a Roma. Il senato non pot approvare la sua azione n volle sconfessarla perch Bituito, rimandato in patria, non rinnovasse la guerra, e pertanto lo confin ad Alba472.
A causa del gesto di Bituito il cognomen Allobrogico and a Massimo e non a Gneo.
Grazie alle sue vittorie, tuttavia, il nostro ottenne il trionfo e, insieme a Massimo, diede inizio a una nuova tradizione romana: costruire sul luogo della vittoria un monumento trionfale con le armi del nemico. Il trofeo gallico non  ancora stato ritrovato ma fu il primo di una lunga serie. Lattivit di Gneo in Gallia  ricordata anche da una strada, la via Domizia, voluta proprio dallex console per esigenze militari, e che andava dalle Alpi alla Spagna.
Nel 115 a.C. divenne censore, e insieme al suo collega Lucio Cecilio Metello Diademato promosse un controllo molto rigido sulle liste dei senatori, che port allespulsione di pi di trenta persone dalla Curia473. La sua morte pu essere collocata negli anni intorno al 104 a.C.; lasci una figlia, e due figli in grado di raggiungere il consolato e mantenere alto il nome della famiglia: un altro Gneo Domizio Enobarbo e un Lucio Domizio Enobarbo.
Prima di diventare console nel 96 a.C. questaltro Gneo, molto probabilmente, svolse il servizio militare al seguito del padre in Gallia e a Pergamo, per poi diventare tribuno della plebe nel 104 a.C. Stando a Svetonio474, in questultima veste Gneo si sarebbe preso una rivincita personale: il padre aveva fatto parte del collegio dei pontefici ma lui non era stato scelto per sostituirlo alla sua morte e cos, mentre era tribuno, fece passare una legge che trasferiva al popolo di Roma il diritto di scegliere i nuovi sacerdoti, togliendolo ai collegi475 che fino ad allora avevano proceduto per cooptazione. In realt lo storico latino fa un po di confusione tra Gneo e suo figlio: fu, infatti, questultimo il primo pontefice a essere eletto dal popolo in seguito allapprovazione della legge detta appunto lex Domitia.
Mentre era tribuno, Gneo si distinse anche per aver svolto la parte dellaccusa in due processi importanti ma fallimentari. Il primo contro Marco Emilio Scauro, console nel 115 a.C., accusato di non aver svolto correttamente le funzioni religiose relative ai penati di Lavinio:
Il tribuno della plebe Gneo Domizio chiam in giudizio davanti al popolo il pi illustre personaggio di Roma a quei tempi, Marco Scauro, al fine di acquistare popolarit con la di lui rovina, se la fortuna gli fosse stata favorevole, e in caso contrario per arrestare con le calunnie lingrandirsi della fama di un autorevolissimo cittadino. E desiderava ardentemente eliminarlo, quando un servo di Scauro gli si present di notte, proponendo di fornirgli molti e gravi capi daccusa contro il padrone. Coincidevano nella stessa persona sia il nemico personale di Scauro sia Domizio, pronti a soppesare con diversa valutazione la nefanda denunzia. Ma il senso di giustizia ebbe la meglio sullodio personale: giacch, serrati subito i propri occhi e chiusa la bocca del delatore, dispose che costui fosse accompagnato fin presso Scauro: o accusatore degno di essere, non dir amato, ma senzaltro elogiato anche da chi ne subiva le accuse476.
Il processo prosegu comunque ma Scauro fu scagionato, esattamente come il secondo imputato, Marco Giunio Silano, accusato di aver dato inizio a una guerra illegale contro i cimbri.
Il suo consolato fu abbastanza tranquillo, o comunque le fonti non ricordano eventi particolari per quellanno. Nel 92 a.C. Gneo divenne censore insieme a Lucio Licinio Crasso, il quale era stato console lanno dopo di lui, vale a dire nel 95 a.C. I due avevano gi lavorato insieme allepoca della fondazione della colonia di Narbona ma non erano mai stati in buoni rapporti e si stuzzicarono continuamente anche durante la censura. Nel descrivere il suo rivale, Crasso avrebbe detto: Non  strano che abbia la barba di rame, poich ha la faccia di ferro e il cuore di piombo477, mentre invece Gneo lo accusava di essere eccessivamente dedito al lusso. Tuttavia loratoria di Crasso era tale da sopraffarlo sempre: neanche a dirlo era chiamato Lucio Licinio Crasso lOratore:
Gneo Domizio, nel corso di una discussione sorta con il collega Lucio Crasso, gli rimprover che la sua casa avesse nel portico delle colonne di marmo del monte Imetto. Crasso gli chiese subito a quanto fissasse il valore della sua casa e, appena Domizio rispose Sei milioni di sesterzi, disse: Quanto credi dunque che varrebbe se ne tagliassi dieci alberelli? e Domizio: Tre milioni. Al che Crasso Chi di noi due, allora,  pi lussurioso, io che ho comprato dieci colonne per centomila sesterzi o tu che compensi lombra di dieci alberelli con un valore di tre milioni?478.
La faccenda non si chiuse cos: Gneo tent per lennesima volta di sminuire Crasso facendolo apparire come uno spendaccione ma questi lo mise ancora a posto: il nostro Domizio ironizz sul fatto che Crasso era proprietario di una murena adorna di gioielli per la quale aveva pianto moltissimo al momento della morte e cos Crasso gli fece notare che lui aveva pianto per un pesce, mentre Gneo non aveva pianto neanche per la morte delle sue tre mogli479.
Gneo mor intorno all89 a.C. lasciando due figli che effettivamente sembrano confermare lesistenza di pi mogli, data la differenza det: uno Gneo, morto nell82 a.C. e un Lucio, console nel 54 a.C. Ma prima di passare ai figli di Gneo analizziamo suo fratello, Lucio Domizio Enobarbo, divenuto console poco dopo di lui, per la precisione nel 94 a.C.
Non se ne sa molto, fatta eccezione per due episodi significativi della sua vita. Il primo  relativo al mandato di pretore in Sicilia del 97 a.C. Lisola era stata devastata poco prima dalla cosiddetta seconda guerra servile, durata circa cinque anni, dal 102 al 98 a.C.; quando Lucio vi giunse, si affrett a emanare una legge che proibiva agli schiavi di portare armi.
Fin qui niente di anomalo: date le circostanze, la decisione di Lucio sarebbe perfettamente comprensibile, non fosse che la legge fu applicata con eccessiva severit: Vistosi portare un cinghiale di smisurate dimensioni, ordin che fosse condotto in sua presenza il pastore che aveva ucciso la bestia e, chiestogli come avesse fatto, quando venne a sapere che si era servito dello spiedo da caccia, lo condann alla crocifissione480. Valerio Massimo prosegue giustificando la crudelt del pretore con la ragione di Stato ma in realt forse ci troviamo di fronte al primo vero atto crudele degli Enobarbi, che proseguiranno in un crescendo fino a Nerone.
Laltro evento rilevante della vita di Lucio fu proprio la sua morte. Il nostro Domizio svolse la normale carriera politica fino al raggiungimento del consolato nel 94 a.C., che peraltro non fu degno di nota. Successivamente, si trov coinvolto nella guerra civile tra Mario e Silla e, pur essendo mariano, anzich cadere per mano di Silla allepoca delle proscrizioni, per assurdo mor per volere di Mario il Giovane, figlio del noto condottiero. Questi, essendosi reso conto che molti degli ex alleati del padre lo stavano abbandonando per passare dalla parte di Silla, pens bene di ucciderne alcuni prima che avessero il tempo di tradire. Le vittime, tra cui appunto Lucio, furono trucidate tutte presso la Curia Ostilia e i loro corpi furono poi gettati con sdegno nel Tevere481.
Nel cuore delle guerre civili
Anche il nipote di Lucio, Gneo Domizio Enobarbo, figlio dello Gneo che fu console nel 96 a.C., fu assassinato nell82 nel corso delle guerre civili tra Mario e Silla, ma la sua morte fu dovuta al secondo. Gneo era cognato di Cesare in quanto aveva sposato una delle figlie di Lucio Cornelio Cinna e quindi sorella della seconda moglie di Cesare, Cinilla. Alla morte di Gaio Mario, con limminente arrivo di Silla in terra italica, molti dei mariani decisero di fuggire in Africa per organizzare la resistenza, ma furono travolti dallesercito di Pompeo Magno che Silla aveva provveduto a mandargli contro. Domizio si trovava a Utica quando Pompeo arriv e gli distrusse lesercito che aveva messo insieme con tanta fatica. Non ci fu bisogno di svolgere alcun processo, nonostante Domizio fosse stato catturato vivo e non fosse caduto in battaglia, e questo perch, essendo il suo nome nelle liste dei proscritti di Silla, lo si poteva uccidere impunemente, e cos fece Pompeo482. In realt il crimine, se cos vogliamo definirlo, non rimase completamente impunito: il fratello di Gneo, Lucio Domizio Enobarbo, console nel 54 a.C., diede del filo da torcere al comandante piceno per tutta la vita, anche quando in teoria furono alleati.
Molto probabilmente Lucio era un fratellastro di Gneo; fu questore nel 66 a.C., edile curule nel 61 e pretore nel 58483. Per quanto riguarda ledilit, Plinio il Vecchio ricorda un fatto alquanto anomalo: Ledile curule Domizio Enobarbo aveva portato nel circo cento orsi della Numidia e altrettanti cacciatori etiopi. Mi meraviglio che fosse specificato della Numidia, poich risulta che lorso non nasce in Africa484. Problemi geografici a parte, Lucio viene spesso dipinto dalle fonti come un codardo, quasi un esperto della fuga. Era infatti solito tentare una qualche resistenza contro i nemici e poi, ai primi accenni di sconfitta, scappare a gambe levate.
Dopo aver svolto un regolare cursus honorum nel 56 a.C., Lucio prov a candidarsi come console. Egli era di fazione anticesariana e questo  abbastanza comprensibile, se si considera che il cognato e grande alleato di Lucio era Catone lUticense. La moglie di Lucio era, infatti, Porcia, sorella di Catone. Il suo primo tentativo di ascesa al consolato fu fallimentare perch fortemente contrastato dai triumviri Cesare, Pompeo e Crasso: Poich Lucio Domizio, candidato al consolato, minacciava apertamente di fare da console ci che non aveva potuto ottenere da pretore, e di togliergli [a Cesare] lesercito, allo scopo di impedirne lelezione, fatti venire a Lucca, citt della sua provincia, Crasso e Pompeo, li spinse a chiedere per la seconda volta il consolato485. Appena seppero della candidatura di Pompeo e Crasso, tutti gli altri concorrenti si ritirarono, e rimase in gara solo Lucio che, con il sostegno del cognato, prov a contrastare i due. Pompeo e Crasso per non si fecero alcun problema a passare alle maniere forti: nacquero diversi scontri tra fazioni opposte, che una notte culminarono con lassassinio del portatore di fiaccola di Lucio. Il nostro, preso dal terrore, decise di ritirarsi nonostante i reclami del cognato e non dovette pentirsene: i tribuni che Catone mand contro Pompeo e Crasso in seguito al ritiro di Lucio, infatti, furono malmenati nella Curia e lo stesso Crasso partecip alla rissa486.
 probabile, comunque, che Cesare avesse tentato di togliere di mezzo Lucio gi una volta qualche anno prima. Nel 59 a.C., il nostro Domizio era stato accusato, insieme ad altri senatori, di aver tentato di uccidere Pompeo Magno. Il principale accusatore, un tale Lucio Vettio, che avrebbe appunto fatto il nome di Lucio, era stato considerato poco attendibile ed era morto poco dopo essere stato portato in prigione. Cesare aveva dovuto subire laccusa di aver macchinato contro Lucio e altri dei suoi nemici e forse quel Vettio sarebbe stato ucciso per chiudergli la bocca; ma si tratta di congetture, anche perch lo stesso Cesare fu accusato da Vettio di essere tra i cospiratori. Potrebbe essersi trattato di una manovra ad hoc ma non lo sapremo mai.
Nel 54 a.C. Lucio riusc finalmente a diventare console insieme ad Appio Claudio Pulcro e non manc di ostacolare Cesare in ogni modo, proprio come aveva minacciato di fare diversi anni prima. Approfittando dellassenza del condottiero, tent anche di impedire il funerale dellamatissima figlia di Cesare, Giulia, nonch moglie di Pompeo.
Allinizio della guerra civile tra Cesare e Pompeo, Lucio ader alla causa degli ottimati, anche se la presenza di Pompeo tra le loro file non gli andava molto a genio. Fu proprio in questa fase che si guadagn la fama di codardo. Avrebbe dovuto prendere servizio in Gallia come proconsole, divenendo cos il successore di Cesare in quella provincia, ma non vi giunse mai. Decise, infatti, di tentare di fermare lesercito del generale ribelle che, superato il Rubicone, si dirigeva verso lUrbe. Lucio scelse come quartier generale la citt di Corfinium e dovette subire lassedio delle truppe di Cesare. Pompeo si guard bene dal mandargli rinforzi, considerando folle la scelta di Lucio: lavversario disponeva di un esercito pi numeroso, quindi si limit a suggerirgli la fuga. Ma Lucio non volle saperne e rimase attestato nella roccaforte.
La sua decisione potrebbe sembrare coraggiosa, ma quanto avvenne dopo dimostr che pi che di ardimento si trattava di testardaggine. Lucio tent di far credere ai suoi uomini che Pompeo stava per arrivare con i rinforzi, ma si scopr che non era vero e vi furono diverse defezioni. Resosi conto dellimminente sconfitta, il comandante chiese a uno dei suoi servi di procurargli del veleno per uccidersi487. Gi la scelta dello strumento denota una certa vilt: tra i romani, infatti, il suicidio onorevole era quello con la spada; se a questo aggiungiamo che si fece aiutare anche a ingerire la sostanza venefica il quadro  completo. Ad ogni modo, il malcapitato schiavo decise di dare al padrone una dose non fatale di veleno e per questo fu successivamente ricompensato. Lucio si salv e fu tra i primi a usufruire della clementia Caesaris488. Nel De bello civili, Cesare sostiene che Lucio aveva architettato la fuga mentre si trovava a Corfinium e che, scoperto dai suoi uomini, fu preso e consegnato a lui al momento della resa della citt. Comunque siano andate le cose, Lucio non fece una bella figura. In ogni caso, a dispetto della grazia ottenuta, anzich ritirarsi a vita privata o starsene tranquillo a Roma, tent ancora una volta di organizzare la resistenza contro Cesare e lo fece di nuovo senza laiuto degli altri ottimati. Probabilmente il suo odio nei confronti di Pompeo era tale da impedirgli di comprendere che solo in collaborazione con gli altri avrebbe potuto conseguire qualche risultato.
Con i suoi uomini si rec a Massilia489 dove si scontr ancora con lesercito cesariano, guidato da Gaio Trebonio. In questo caso Pompeo decise di mandargli dei rinforzi, che risultarono inutili. I marsigliesi combatterono con ardore nonostante la scarsa partecipazione del loro comandante, ma in seguito a diverse sconfitte e ai vari decessi dovuti alla peste, decisero di arrendersi. Resosi conto di non avere scampo, Lucio si diede alla fuga e, questa volta, si un agli ottimati in Grecia.
Appena giunto presso Pompeo e i suoi, cominci subito a creare problemi: Ben presto passarono apertamente alle pi gravi ingiurie, nelle discussioni quotidiane, Domizio, Scipione e Spintere Lentulo per la successione al sacerdozio di Cesare490, Lentulo mettendo davanti lonore dovuto alla sua et, Domizio vantando il favore di cui godeva in citt e della sua reputazione e Scipione facendosi forte della sua parentela con Pompeo491.
Lucio prese parte alla battaglia di Farsalo come comandante dellala sinistra, e stavolta non riusc a sottrarsi al suo destino: la cavalleria di Cesare lo trucid mentre con alcuni suoi uomini lasciava il campo per rifugiarsi sul monte dietro la piana in cui si combatteva492.
Al contrario di Lucio, Gneo Domizio Calvino, un altro membro della gens Domizia, console per ben due volte, nel 53 e nel 40 a.C., fu un fervente sostenitore di Cesare e di Ottaviano.
Prima di raggiungere la massima magistratura era stato tribuno della plebe nel 59 a.C. e pretore nel 56, compiendo il suo apprendistato militare in Asia al servizio di Lucio Valerio Flacco. Durante la pretura, Calvino si trov a presiedere un processo assai celebre, vale a dire quello istituito contro Marco Celio Rufo, accusato di vari reati tra cui lomicidio e il tentato omicidio ai danni della sua amante, Clodia Metella.
Fu eletto console per la prima volta nel 53 insieme a Marco Valerio Messalla, ma lelezione fu macchiata da una pesante accusa di corruzione, che tuttavia non imped loro di ottenere ci che volevano. Calvino fu accusato di aver tentato di corrompere, durante la campagna elettorale, nientemeno che i suoi predecessori, i consoli del 54, tra i quali appunto Lucio Domizio Enobarbo. Calvino avrebbe promesso ai consoli in carica, in cambio del loro appoggio, di fargli avere delle ottime province per il proconsolato e, qualora non fosse riuscito nellintento, un compenso di quaranta milioni di sesterzi.
Calvino si salv perch il processo a suo carico fu ostacolato in mille modi dai suoi alleati politici mentre intanto, con la scusa di auspici sfavorevoli, le elezioni per il consolato venivano rinviate. Nellottobre del 54 si tent di riprendere il processo per corruzione a suo carico, ma ecco intervenire nuovamente la divina provvidenza: il partito di Pompeo fece indire un periodo di interregno nella speranza di procurare la dittatura al condottiero. Linterregno si protrasse per circa nove mesi, al termine dei quali Calvino ottenne da Pompeo il tanto agognato consolato e del processo non si parl pi.
Tuttavia, nonostante il sostegno ottenuto da Pompeo allepoca delle elezioni, allinizio della guerra civile Calvino si alle con Cesare. Partecip anche alla battaglia di Farsalo: [Cesare] allala sinistra aveva dato il comando ad Antonio, alla destra a Publio Silla e al centro a Domizio; quanto a lui si pose di fronte a Pompeo493. Dopo la vittoria, mentre Cesare si recava in Egitto, a Calvino furono assegnate le operazioni in Asia contro Farnace, uno dei figli di Mitridate. Il re del Ponto sperava di approfittare dei dissidi tra romani cogliendoli impreparati, e in effetti Calvino, privo di forze adeguate, dovette subire una sconfitta presso Nicopoli.
Dovette pensarci Cesare: Da Alessandria [Cesare] pass alla Siria e poi nel Ponto, richiamatovi dalle inquietanti notizie su Farnace, figlio di Mitridate il Grande, che aveva colto il momento opportuno per iniziare le ostilit e si era imbaldanzito per i molteplici successi: quattro giorni dopo il suo arrivo lo distrusse in una sola battaglia durata meno di quattro ore494. La battaglia si svolse presso Zela e Calvino, nonostante la sconfitta, fu scelto da Cesare per risistemare la provincia dAsia messa a soqquadro.
Calvino doveva godere di una stima incondizionata da parte di Cesare, se questi lo scelse come suo magister equitum per il 44 a.C. Ma il dittatore fu assassinato, privando il suo vice della magistratura. A quanto pare Cesare si trovava a casa di Calvino quando rivide Spurinna, laruspice che gli aveva predetto la morte per le idi di marzo: Cesare, rivolgendosi a Spurinna, fece: Non sai forse che le idi di marzo sono arrivate?. Al che laltro: E tu non sai che non sono ancora trascorse?495.
Per coerenza Calvino appoggi Marco Antonio e Ottaviano durante il conflitto contro i cesaricidi, ma anche in questa occasione non diede grande prova delle sue capacit militari. Mentre organizzava il trasporto delle truppe da Brindisi allIllirico le sue navi furono intercettate da Lucio Staio Murco e da Gneo Domizio Enobarbo (cons. 32 a.C.) e il nostro dovette subire una nuova sconfitta. Ma evidentemente doveva essere dotato di altre capacit, se anche Ottaviano, come Cesare, decise di premiarlo, permettendogli di conseguire un nuovo consolato nel 40 a.C.
In qualit di proconsole and a combattere contro i cerretani in Spagna e qui finalmente si prese la sua rivincita, riportando una vittoria tanto importante da meritargli un trionfo, che fu festeggiato nel 36 a.C. al termine del conflitto e per volont di Ottaviano, effettivo governatore della provincia. Ma per conseguire il successo, il nostro dovette mostrarsi spietato:
Ci fu anche una rivolta dei cerretani nella Spagna, che furono vinti e soggiogati da Calvino. Costui, dopo aver ottenuto una vittoria, sub una sconfitta per colpa di un suo luogotenente, che era caduto in unimboscata dei barbari ed era stato abbandonato dai soldati. Prima di attaccare i nemici Calvino volle punire i soldati: li radun con un pretesto qualsiasi e li circond con le rimanenti truppe; decim due centurie e pun molti centurioni, tra i quali il primipilo. Dopo questo provvedimento, che gli procur il primo posto riguardo a severit in materia di disciplina militare dopo Marco Crasso, marci contro i nemici e li sconfisse facilmente496.
Secondo la versione di Velleio Patercolo497 sarebbe stato punito solo il primipilo, Vibillio, il quale mor a colpi di bastone.
Non si sa molto altro di Calvino, senonch nellanno 20 a.C. era ancora vivo, essendo menzionato tra i Fratres Arvales in unepigrafe.
Torniamo ora agli Enobarbi e al figlio di Lucio Domizio Enobarbo console del 54 a.C. Lucio ebbe due maschi: Lucio, che potrebbe essere stato adottato da un tale Attilio Serrano e che mor nellanno in cui il padre divenne console; e Gneo Domizio Enobarbo, console nel 32 a.C.; costui cambi fazione politica cos spesso nella sua vita, che a volte  davvero difficile seguire i suoi spostamenti.
Nel 49 a.C., quando suo padre tent di contrastare Cesare presso Corfinium, Gneo era con lui e al termine dellassedio pot fruire anchegli della grazia di Cesare. And a Napoli con sua madre, sebbene fosse suo desiderio unirsi ai repubblicani per riprendere le ostilit contro il condottiero in territorio africano. Tuttavia non sappiamo niente di lui fino al 44 a.C., quando fu condannato secondo la lex Pedia de interfectoribus Caesaris. Sulla base di questo, molti ritengono che sia da considerarsi tra coloro che hanno compiuto materialmente lomicidio del dittatore; in realt la lex Pedia andava a colpire sia chi era stato direttamente responsabile dellomicidio sia coloro che avevano partecipato indirettamente, cio appoggiando la congiura senza denunciarla o fornendo informazioni utili. Le fonti antiche non concordano sul ruolo svolto da Gneo nella vicenda ma, ad ogni modo, il nostro non ebbe altra scelta che fuggire con i cesaricidi in Oriente. Da questo momento la sua vita divenne ben pi movimentata, come dimostra un passo di Svetonio che, in poche righe, racchiude anni di lotte:
Condannato dalla legge Pedia assieme ai complici dellassassinio di Cesare, bench fosse innocente, si rifugi da Cassio e Bruto, ai quali lo univano degli stretti legami di parentela498 e, dopo la loro morte, conserv sotto i suoi ordini, ed anzi aument, la forza navale che gli era stata affidata, e soltanto quando il suo partito era ormai stato sconfitto dovunque, si arrese spontaneamente ad Antonio, acquistando gran merito. Fu il solo, tra tutti i condannati con quella legge, che torn in patria, dove rivest magistrature pi importanti. Riaccesasi per, nel frattempo, la discordia civile, mentre era legato ad Antonio non os, a causa di una malattia improvvisa, n accettare n rifiutare il comando supremo, offertogli da coloro che si vergognavano di Cleopatra; passato quindi ad Augusto, mor pochi giorni dopo, macchiato anche lui da qualche infamia. Antonio, infatti, disse che aveva disertato per amore di Servilia Naide, che era la sua amante499.
Dopo la morte di Bruto e Cassio a Filippi, quindi, Gneo continu a guidare la flotta dei cesaricidi con la quale aveva riportato diverse vittorie, tra cui quella sulla flotta di Gneo Domizio Calvino insieme a Lucio Staio Murco.
In considerazione dei vecchi attriti della sua gens con la famiglia di Pompeo e di Cesare, alla sconfitta dei cesaricidi Gneo decise di non sostenere n Sesto Pompeo, figlio di Pompeo Magno, n Ottaviano, erede di Cesare, alleandosi pertanto nel 40 a.C. con Marco Antonio. Questi lo tenne in gran conto, tanto che spesso le fonti lo presentano come il secondo di Antonio; il quale non solo gli permise di ottenere il consolato nel 32, ma diede in moglie al figlio di Gneo, Lucio Domizio Enobarbo (console nel 16 a.C.), una delle sue figlie, Antonia Maggiore.
Gneo prese parte anche alla fallimentare campagna di Antonio contro i parti e, in seguito, allorganizzazione del conflitto contro Ottaviano. Ma come molti altri seguaci di Antonio, non ne poteva pi delle continue interferenze di Cleopatra, e scelse di passare dalla parte di Ottaviano poco prima dello scontro di Azio. Tuttavia non ebbe occasione di combattere: allepoca Gneo era molto malato e mor pochi giorni dopo.
Tirando le somme, dunque, Gneo cominci al fianco dei repubblicani come suo padre, poi accett la grazia di Cesare e si astenne dal conflitto fino allassassinio del dittatore, cui partecip direttamente o indirettamente. Sostenne quindi Bruto e Cassio e quando la situazione divenne insostenibile accett la grazia di Marco Antonio, per poi alla fine passare al fianco di Ottaviano per quattro giorni. Bisogna per evidenziare che il tradimento avvenne quasi sempre per esigenze di sopravvivenza.
Nel giro della corte imperiale
Il figlio di Gneo, Lucio Domizio Enobarbo, console nel 16 a.C., a differenza del nonno e del padre ebbe una vita politica molto meno movimentata. Quando diede inizio al suo cursus honorum, infatti, Ottaviano era il padrone di Roma e quindi non vi erano molte fazioni tra cui scegliere. Inoltre, essendo Lucio sposato con Antonia Maggiore, figlia di Marco Antonio e nipote di Augusto, la sua carriera politica e militare fu molto semplificata.
Il fidanzamento con Antonia era avvenuto quando Antonio era ancora vivo, ma il matrimonio ebbe luogo solo successivamente. Nonostante il fidanzamento fosse stato voluto da Antonio e dal padre di Lucio, ambedue nemici di Augusto, questultimo decise di prestarvi fede, anche perch Antonia era sua nipote e cos Lucio entr a far parte della famiglia regnante. E fu proprio questo matrimonio a permettergli di fare la brillante carriera di cui ci parlano le fonti. Nel 12 a.C. Lucio divenne proconsole in Africa, ma di questa sua magistratura non si sa pressoch nulla. Quando Tiberio si ritir a Rodi, Augusto gli assegn molte campagne militari, che lo portarono a combattere in Germania, allincirca tra il 7 e l1 a.C.; in terra germanica, Lucio ottenne il primato cui Druso Maggiore aveva aspirato: fu, infatti, il primo romano a superare il fiume Elba: Pass poi lElba con lesercito e penetr nellinterno della Germania pi di quanto avesse fatto ciascuno dei suoi predecessori ed ebbe per queste imprese le insegne del trionfo500.
Lucio e sua moglie compaiono anche sul famoso monumento noto come Ara Pacis, iniziato nel 13 a.C. e inaugurato nel 9. Molti identificano i due coniugi con un uomo e una donna collocati nel fregio sud dellara. Effettivamente il profilo delluomo somiglia moltissimo ai ritratti dellimperatore Nerone, nipote di Lucio, ma non tutti concordano nellidentificazione dei due ragazzi che sono accanto alla coppia, un maschio e una femmina. Secondo alcuni potrebbe trattarsi di due dei tre figli di Lucio e Antonia, vale a dire di Domizia Lepida Maggiore e di Gneo Domizio Enobarbo (console nel 32 d.C.); cera poi unaltra femmina, Domizia Lepida Minore.
Tutte le fonti in genere ricordano i meriti militari di Lucio, e solo una  fuori dal coro, vale a dire Svetonio. Lo storico presenta Lucio come un uomo crudele e sanguinario, ma molti ritengono che questo ritratto del nonno di Nerone sia stato creato ad hoc. Ecco cosa dice Svetonio:
Fu conosciuto da tutti per essere stato esecutore testamentario di Augusto e non fu meno illustre da giovane per labilit nel correre con i carri, che in seguito per aver conseguito gli ornamenti trionfali nella guerra di Germania. Per il resto, per, arrogante, prodigo e violento; quando era edile aveva costretto il censore Lucio Planco a cedergli il passo e poi, quando era pretore e console, aveva fatto salire sulla scena dei cavalieri romani e delle donne di nobile famiglia a recitare mimi. Offr delle cacce al circo e in ogni quartiere della citt, e anche uno spettacolo di gladiatori, ma cos crudele che Augusto, dopo averlo ammonito invano in privato, fu costretto a frenarlo con un editto501.
Come con Lucio, nonno di Nerone, anche con Gneo Domizio Enobarbo, padre dellimperatore, Svetonio non fu molto clemente. Lo storico, infatti, nel tentativo di far risalire la crudelt dellimperatore a una tradizione familiare ben radicata, descrive questi due personaggi a tinte fosche. Tuttavia, se nel caso di Lucio le altre fonti lo scagionano, quasi nessuno si esprime a favore di Gneo.
Figlio di Lucio Domizio Enobarbo e di Antonia Maggiore, Gneo sarebbe nato negli anni tra il 20 e il 15 a.C. e avrebbe partecipato alla campagna in Asia (1 a.C.) insieme a Gaio Cesare, nipote di Augusto, dove diede prova per la prima volta della sua pessima indole: Mentre si trovava in Oriente al seguito del giovane Gaio Cesare, venne allontanato dalla coorte degli amici perch aveva ucciso un suo liberto che si era rifiutato di bere quanto aveva ordinato502. Probabilmente fu questo suo comportamento a provocare il forte ritardo con cui si svilupp la sua carriera politica.
Nel 28 d.C. limperatore Tiberio volle farlo sposare con Agrippina Minore, allepoca appena tredicenne:
Tiberio, intanto, dopo avere egli stesso in persona prescelto come consorte a Gneo Domizio la nipote Agrippina, figlia di Germanico, ordin che si celebrassero in Roma le nozze. Aveva scelto Domizio, oltre che per lantichit della famiglia, anche per il fatto che era un consanguineo dei Cesari, poich vantava come nonna Ottavia, e per mezzo di lei Augusto, come suo zio503.
Da questo momento in poi e soprattutto dopo la scoperta del tradimento di Seiano e la condanna a morte di questi, avvenuta nel 31 d.C., la carriera di Gneo decoll. Nel 32 d.C., tra i quarantacinque e i cinquantanni, divenne console mantenendo la carica per tutto lanno, cosa rara durante il principato di Tiberio504. Nel 36 d.C. entr a far parte di una commissione per la riparazione dei danni provocati da un incendio che aveva distrutto il Circo Massimo e una parte del quartiere sito sul colle Aventino.
Dopo essersi reso protagonista di altri atti di crudelt, come aver ucciso un ragazzo, travolto dal suo carro lanciato a tutta velocit lungo la via Appia, o aver cavato un occhio a un cavaliere che aveva osato rimproverarlo, Gneo cadde in disgrazia e rischi di finire in tribunale per ben due volte: una con laccusa di incesto con sua sorella Domizia Lepida Maggiore; unaltra con quella di adulterio e lesa maest, per essere stato lamante della moglie di una spia, una tale Albucilla.
Nel secondo caso, ben pi grave del primo che si limitava a una maldicenza, Gneo fu, come si suol dire, salvato dalla campanella:
Nel frattempo Macrone aveva ordito un complotto ai danni di Domizio e di numerosi altri uomini, e aveva costruito delle accuse e delle confessioni estorte con la tortura contro di loro: tuttavia, non tutti coloro che vennero accusati morirono, e il merito fu di Trasillo, che manovr Tiberio in modo accorto. Infatti, sebbene avesse preannunciato con assoluta precisione il giorno e lora della propria morte, dichiar falsamente che il principe sarebbe vissuto altri dieci anni, affinch questi, credendo che sarebbe vissuto pi a lungo, non avesse fretta di mandare a morte quegli uomini che erano stati accusati505.
Il processo fu quindi rinviato, finch Tiberio non mor, dopodich non se ne fece pi nulla. Non sappiamo che interesse avesse Trasillo a salvare Gneo, ma sicuramente Macrone, il prefetto del pretorio di Tiberio, stava agendo per favorire Caligola ed eliminare dalla scena politica tutti i possibili pretendenti al trono.
Esattamente nove mesi dopo la morte del secondo imperatore di Roma, Agrippina Minore diede alla luce il suo unico figlio, ultimo erede della familia degli Enobarbi che con lui si estinse: Lucio Domizio Enobarbo, meglio noto come Nerone, il quale fu per adottato nella gens Claudia. Sotto il regno di Caligola Gneo rimase nellanonimato e non partecip neanche alla congiura ordita da sua moglie ai danni del fratello. Daltra parte non sopravvisse allimperatore: mor infatti nel 39 d.C. presso la citt di Pirgi a causa di una malattia, indicata genericamente da Svetonio come idropisia.
In et tiberiana visse anche Gneo Domizio Afro, praticamente un oratore al soldo della casa imperiale. Il primo processo che lo mise in luce agli occhi dellimperatore si svolse nel 26 d.C.; Afro si occup allepoca dellaccusa di Claudia Pulcra, una parente di Agrippina Maggiore, acerrima nemica di Tiberio. Era stato pretore nel 25 d.C. e
scarsamente stimato, tramava al fine di crearsi in fretta una fama, con qualunque mezzo; perci incolp Claudia Pulcra di dissolutezza, di adulterio con Furnio, di filtri e di invocazioni magiche contro il principe. [] Afro fu annoverato tra gli oratori pi quotati poich in quel processo si era rivelato il suo ingegno e perch Cesare aveva affermato che Afro era eloquente per virt innata. Di poi, col provocare accuse e col difendere gli accusati, nellet successiva Afro trasse maggior fama dallarte oratoria che dai suoi stessi costumi506.
Non contento Afro, lanno seguente, port in tribunale anche Quintilio Varo, figlio di Claudia Pulcra, anche lui subissato dalle delazioni di amici e nemici. Alla fine, il nostro Domizio cadde vittima del suo stesso gioco e fu condotto a sua volta in tribunale dallimperatore Caligola nel 39 d.C.; per, a differenza dei poveretti che era solito accusare, Afro poteva contare su un eccellente avvocato difensore: se stesso. Caligola aveva il dente avvelenato nei confronti di Afro, il quale aveva collaborato con Tiberio e Seiano per fare il vuoto attorno a sua madre, Agrippina Maggiore, e renderle la vita un inferno. Afro, dal canto suo, aveva tentato di guadagnarsi la considerazione del principe, facendo erigere una statua dellimperatore allepoca del suo secondo consolato, che lo ritraeva con fattezze giovanili. Caligola, che forse cercava solo il casus belli, interpret la statua come unoffesa, come se Afro avesse voluto sottolineare che egli era troppo giovane per ricoprire la carica, e cos lo cit in giudizio davanti al Senato. In questo caso labilit di Afro come avvocato difensore non si pales in uno splendido discorso, bens nel silenzio. Dopo laccusa letta da Caligola, limputato tacque esprimendo immenso stupore per le insuperabili capacit oratorie dellimperatore507. Il trucchetto non solo gli salv la vita, ma gli permise anche di diventare console suffetto per quello stesso anno. Afro visse fino a tarda et e continu a fare loratore anche quando le forze non lo assistevano pi. Quintiliano lo ricorda come uno dei pi grandi oratori del suo tempo.
Alla gens Domizia apparteneva anche il cognato di Caligola, Gneo Domizio Corbulone, fratello di Cesonia, ultima moglie dellimperatore. Pretore durante il regno di Tiberio, Corbulone fece fortuna con Caligola, che aiut quando questi era in cerca di denaro per finanziare le sue folli attivit:
Escogit un terzo sistema per raccogliere denaro: Gneo Domizio Corbulone, un senatore, il quale aveva notato che sotto Tiberio il sistema viario era in cattive condizioni, continuava a sollecitare i curatores viarum, e su tale questione stava diventando importuno anche con il senato. Gaio, allora, si rese complice di costui e se ne serv per attaccare tutti coloro che avevano ottenuto finanziamenti per le ristrutturazioni, per poi multare sia loro che quelli con i quali essi avevano stipulato dei contratti, contestando loro di non aver speso nulla del denaro stanziato. Grazie a questo suo servizio Corbulone a quel tempo divenne console ma successivamente, sotto limpero di Claudio, venne messo sotto processo e condannato508.
La data di questo consolato in realt non  accettata da tutti: alcuni credono che Dione abbia fatto confusione con un altro Domizio, Afro, console in quellanno.
Nonostante questo piccolo incidente di percorso, nel 47 d.C. Corbulone divenne comandante delle legioni di stanza sul Reno e fece un ottimo lavoro, tanto da suscitare le invidie dellimperatore Claudio. In et neroniana fu mandato a combattere contro i parti che avevano invaso lArmenia. La guerra prosegu per molti anni e con fasi alterne. Nel 63 d.C. si giunse a un accordo in base al quale sia romani che parti avrebbero dovuto lasciare la regione; ma la pace dur ben poco, e Corbulone fu nuovamente inviato a combattere contro re Vologese e suo fratello Tiridate. La guerra si concluse con una vittoria dei romani ma, nonostante la fedelt dimostrata per lungo tempo e i risultati ottenuti per conto dellimperatore, la ricompensa per Corbulone fu la morte. Nel 67 d.C., infatti, Nerone gli chiese di raggiungerlo in Grecia; lintento dellimperatore era quello di farlo giustiziare al solo scopo di prendere possesso dei suoi beni, ma il generale venne a saperlo e anticip la condanna, suicidandosi con una spada nel petto: E dopo essersi inferto un colpo deciso disse: Me lo sono meritato!. Fu proprio in quelloccasione che per la prima volta si convinse di aver sbagliato sia a risparmiare il principe, sia a presentarsi a lui disarmato509. Ufficialmente, Corbulone fu accusato di aver preso parte a una congiura ordita a Benevento da suo genero, Lucio Annio Viniciano.
Al vertice dellimpero
Una gens prestigiosa come quella dei Domizi non poteva mancare di imperatori. Nerone va pi correttamente considerato quale membro della gens Claudia, ma un discendente a pieno titolo della famiglia  Lucio Domizio Aureliano.
Aureliano era originario della Mesia Inferiore ed era di umili natali. Della sua vita prima dellascesa imperiale si conosce ben poco, peraltro tramite una fonte poco attendibile come lHistoria Augusta. Fu sicuramente magister equitum sotto Claudio il Gotico, che egli stesso aveva aiutato a raggiungere il soglio imperiale congiurando contro il precedente imperatore, Gallieno. Alla morte di Claudio, Aureliano dovette confrontarsi col fratello di lui:
Quintillo, fratello di Claudio, fu proclamato imperatore: visse pochi mesi e non fece nulla di importante. Allora  elevato al trono Aureliano. Secondo alcuni storici, quando Quintillo venne a sapere che limpero era stato dato ad Aureliano, ricevette dai familiari il consiglio di ritirarsi volontariamente e cedere il potere a chi era molto pi forte. Si dice che labbia fatto: un medico gli tagli una vena e lasci scorrere il sangue, finch non mor completamente dissanguato510.
Aureliano regn dal 270 al 275 d.C. e trascorse pressoch lintero quinquennio di regno a combattere contro i nemici interni ed esterni, fronteggiando numerosi usurpatori e invasioni barbariche molto insistenti nel settore danubiano. Lelenco delle popolazioni germaniche contro cui il valente imperatore riport qualche sconfitta e molte vittorie comprende iutungi, vandali, alamanni e marcomanni. A causa della continua pressione esercitata dai barbari, Aureliano dovette prendere due decisioni molto importanti: in primo luogo labbandono di alcune regioni di confine come ad esempio la Dacia; inoltre, la realizzazione delle cosiddette mura aureliane, che dotarono lUrbe di una nuova cinta muraria in grado di arginare eventuali incursioni.
Titaniche le sue imprese per riunificare limpero, che gli valsero il titolo di restitutor orbis. Inizi dallOriente, dove la regina di Palmira, Zenobia, aveva dato vita a un regno indipendente. Aureliano fece capitolare la citt di Palmira in poco tempo e la regina si salv addossando la colpa della rivolta a un suo collaboratore, il consigliere Cassio Longino, il quale pag con la morte. Zenobia fu risparmiata, condotta in processione durante il trionfo celebrato dallimperatore a Roma e poi collocata in una villa della zona di Tivoli, dove trascorse il resto della sua vita in qualit di moglie di un senatore romano511. Il finale riportato da Zosimo per  un po diverso: Mentre Aureliano si dirigeva in Europa, portando con s Zenobia e il figlio di costei, insieme a tutti quelli che avevano partecipato alla rivolta, la stessa Zenobia mor, dicono, per una malattia o per digiuno, mentre gli altri, a eccezione di suo figlio, annegarono nello stretto tra Calcedonia e Bisanzio512.
Aureliano recuper allUrbe anche il cosiddetto impero delle Gallie, che da quasi un quindicennio costituiva un corpo separato da Roma. Limperatore sconfisse lusurpatore Tetrico in battaglia ai Campi Catalaunici, che quasi due secoli dopo avrebbero visto lultima vittoria dei romani sui barbari, lo esib nel trionfo e poi grazi anche lui, insignendolo infine del titolo di governatore della Lucania. Strana clemenza per un uomo che era stato soprannominato manu ad ferrum, mano alla spada.
Aureliano  noto anche per listituzione del culto del Sole Invitto che, pur diffuso nellimpero da tempo, divenne ufficiale proprio durante il suo regno. Mor assassinato in seguito a una congiura ordita dal suo segretario, Eros:
Mentre limperatore si trovava a Perinto, che ora ha cambiato nome in Eraclea, viene ordita questa insidia. Tra i funzionari di corte cera un tale Eros, incaricato di rendere pubbliche le sentenze dellimperatore. Aureliano lo minacci ed egli fu assalito dalla paura. Temendo che il sovrano mettesse in pratica le minacce, parl con alcune guardie del corpo, che sapeva quanto mai coraggiose e, dopo aver mostrato una falsa lettera, facendo credere che fosse dellimperatore (da molto tempo si stava esercitando allimitazione), persuade quegli uomini timorosi di morire a darsi da fare per uccidere il sovrano  questo infatti era possibile dedurre dalla lettera. Allora attesero che Aureliano uscisse dalla citt senza scorta sufficiente e assalendolo tutti a colpi di spada lo uccisero513.
La storia somiglia molto, forse troppo, a quelle relative alla morte di altri imperatori, come ad esempio Domiziano, per poter essere ritenuta plausibile, ma siamo quasi certi che Aureliano sia stato comunque vittima di una congiura.
Anche per i Domizi abbiamo liberi e liberti che hanno raggiunto i vertici in ambiti diversi da quello strettamente politico-militare. Primo tra questi  sicuramente Domizio Marso, il quale avrebbe ereditato il cognome Marso da avi originari della Marsica, mentre avrebbe ottenuto il gentilizio Domizio in seguito alladozione nella gens.
Marso era un celebre poeta, vissuto in et augustea e noto presso i posteri soprattutto grazie a Marziale che lo menziona e lo elogia spesso nelle sue opere. Sembra che i suoi epigrammi fossero molto famosi, soprattutto perch acuti e licenziosi, mentre le sue satire vengono definite velenose, tanto che una delle ultime raccolte era intitolata Cicuta. Non si conosce lanno preciso della sua morte ma sappiamo che avvenne sicuramente dopo il 18 a.C., anno in cui scomparve il poeta Tibullo, per il quale Marso scrisse un epitaffio.
Merita qualche parola anche Gneo Domizio Ulpiano, uno dei cinque pi noti giuristi romani e spesso menzionato nel Digesto di Giustiniano. Nato nel 170 d.C. circa in Siria e morto nel 228, della sua vita privata conosciamo poco, mentre molte delle opere ci sono note attraverso citazioni di colleghi di et pi tarda. Dal suo lavoro  possibile dedurre che era attivo gi allepoca di Caracalla; con Eliogabalo fu temporaneamente bandito e dovette quindi interrompere la sua attivit legata alla casa reale, per poi tornare in auge con Alessandro Severo, di cui arriv a essere il principale consigliere.
Ulpiano non svolse solo il mestiere del giurista ma, come quasi tutti gli uomini di spicco nellantica Roma, ricopr diverse cariche politiche tra cui quelle di prefetto dellannona e prefetto del pretorio. A favorire la sua carriera accanto ad Alessandro Severo era stata la madre di lui, Giulia Mamea, e fu proprio a causa di questo suo stretto legame con limperatore che Ulpiano trov la morte:
Mamea, madre del sovrano, insedi Ulpiano come loro tutore e quasi compartecipe dellimpero, poich era un ottimo legislatore, esperto nel risolvere con cura i problemi contingenti e capace di prevedere con esattezza il futuro. I soldati, irritati contro di lui, si prepararono ad assassinarlo segretamente; quando per Mamea, scoperta linsidia, riusc a prevenire il loro tentativo e uccise quelli che avevano ordito queste trame, Ulpiano detenne da solo la carica di prefetto del pretorio; ma caduto in sospetto presso le legioni  non sono in grado di spiegarne con esattezza le cause, perch gli storici informano in modo differente sui suoi piani  fu ucciso in una sommossa: non gli bast neppure laiuto dellimperatore514.
A quanto pare Alessandro Severo e la madre erano presenti al momento dellomicidio, ma dovettero assistere impotenti.
Donne imperiali
Tra le signore della famiglia, vanno sicuramente ricordate le sorelle di Gneo Domizio Enobarbo, console del 32 d.C. Generalmente vengono menzionate come Domizia Lepida la maggiore, e Domizia la minore, ma sono note anche come Domizia Lepida Maggiore e Domizia Lepida Minore. Figlie di Lucio Domizio Enobarbo, console nel 16 a.C., e di Antonia Maggiore, erano dunque eredi dirette di Marco Antonio e Augusto. Furono entrambe legate per diversi motivi, a parte la parentela, con Agrippina Minore, la quale influ sulla loro vita e sulla loro morte.
Domizia Lepida Maggiore era nota per la sua lussuria e non a caso era la madre di Valeria Messalina. Ebbe ben tre mariti: il primo fu Marco Valerio Messalla Barbato, padre di Messalina, il quale mor nel 23 d.C.; il secondo fu Fausto Cornelio Silla, dal quale ebbe Fausto Cornelio Silla Felice, console nel 52 d.C.; infine vi fu Gaio Appio Giunio Silano, console nel 28 d.C. Questultimo matrimonio dur poco perch Silano fu accusato di aver ordito una congiura contro limperatore Claudio e quindi giustiziato. Tuttavia, i pi malevoli raccontano unaltra storia: Messalina si sarebbe invaghita del suo patrigno e avrebbe tentato di farlo diventare uno dei suoi amanti. Al rifiuto di lui avrebbe architettato un piano geniale quanto contorto. Narciso, liberto di Claudio, ebbe il compito di svegliare limperatore nel bel mezzo della notte, raccontandogli di aver fatto un sogno premonitore nel quale Silano lo assassinava. Claudio allora raggiunta la moglie per cercare conforto, come da piano, si agit ancora di pi quando lei gli confess di aver fatto lo stesso identico sogno del liberto ma di non averglielo raccontato per non turbarlo. Sarebbe stato dunque un sogno a sancire la condanna a morte di Silano515.
Domizia Maggiore fu al fianco di sua figlia nel momento del decesso e tent anche di convincerla a suicidarsi perch si congedasse dal mondo con una morte onorevole. Limperatrice per non vi riusc e cos sua madre dovette assistere allingresso dei pretoriani che la colpirono con la spada. Anche lei, daltra parte, sarebbe caduta vittima degli intrighi di corte e, in particolare, della velenosit di Agrippina. La madre di Nerone, infatti, accus Domizia di aver causato una rivolta di schiavi in una sua tenuta in Calabria e limperatore, che pure era stato allevato dalla stessa Domizia quando la madre era stata mandata in esilio da Caligola, la fece processare e infine giustiziare.
La vera colpa di Domizia Maggiore fu, probabilmente, di avere avuto troppa influenza sul nipote e di essere stata troppo permissiva con lui, motivo per il quale si era attirata la gelosia della cognata:
Non vi era grande differenza tra loro (Agrippina e Domizia) per la venust delle forme, let e la ricchezza; luna e laltra poi erano ugualmente sfrenate, malfamate e impetuose, gareggiavano non meno nei vizi, che in quelle migliori doti che la fortuna aveva loro elargito. Tuttavia, il punto pi aspro del loro conflitto stava nella maggiore o minore possibilit della zia o della madre a influire su Nerone; poich Lepida con le lusinghe e i doni attirava a s lanimo del giovane, mentre Agrippina, aspra e sempre piena di minacce, non poteva tollerare il dominio di un figlio, al quale essa poteva dare limpero516.
Domizia Minore, invece, condivise addirittura il marito con la cognata. Era sposata, infatti, con Gaio Sallustio Crispo Passieno, console nel 44 d.C. ma soprattutto uomo molto facoltoso. Questi divorzi da Domizia per sposare Agrippina la quale, rimasta vedova, aveva bisogno di un marito anziano e dalla consistente eredit.
Nonostante avesse addirittura osato citare in giudizio Agrippina tramite alcuni suoi liberti, Domizia non mor per mano della vendicativa cognata, bens del nipote, Nerone. Stando alle fonti, sempre molto tendenziose, questi, bisognoso di denaro per sostenere il suo stile di vita dispendioso, non poteva pi attendere la morte della ricca zia per ereditare e, con un emetico, avrebbe provveduto ad accelerarne il decesso517.
Tra le loro fila le signore contano anche unimperatrice: Domizia Longina, moglie di Domiziano. Domizia poteva vantare dei legami di parentela prestigiosi ma anche molto particolari. Era figlia di Gneo Domizio Corbulone, il generale caduto in disgrazia per volere di Nerone. Essendo Corbulone fratello di Cesonia, lei e Caligola erano pertanto gli zii della futura imperatrice. Domizia era anche cognata del congiurato Lucio Annio Viniciano, marito di sua sorella maggiore, Domizia Corbula, e discendente di un altro famoso cospiratore da parte di madre, Gaio Cassio Longino, il cesaricida.
Quando conobbe Domiziano, Domizia era sposata con Lucio Elio Lamia Plauzio Eliano, ma il rampollo della casata dei Flavi convinse il marito di lei a divorziare. Dal momento delle nozze in poi Domizia fu letteralmente travolta dalla macchina del fango che aveva come obbiettivo diretto suo marito, notoriamente ostile al Senato. Le fonti sostengono che non am mai Domiziano e che avesse accettato solo per convenienza il matrimonio con lastro nascente della casata dei Flavi, erede dellimpero di Tito, il quale aveva solo una figlia femmina. Proprio a questa sua avversione nei confronti del marito vengono attribuite le sue scappatelle, la pi clamorosa delle quali, tanto da condurre quasi al divorzio, con lattore Paride518. Naturalmente, non  assurdo che una donna di alto rango cercasse piacere con personaggi di bassa lega; quello che rende poco credibile la storia  il fatto che la stessa canzone viene cantata pi volte dalle fonti, alla stessa maniera e variando solo i nomi dei protagonisti: a Giulia, la figlia di Augusto, venne affibbiato come amante Demostene e a Ottavia, moglie di Nerone, Eucero. Domizia fu addirittura accusata di essere lamante di Tito, il fratello del marito. Diffondere dicerie simili era un modo per screditare limperatore in carica: anche se la calunnia sembra indirizzata direttamente a Domizia, infatti, in realt si ripercuoteva su Domiziano.
A causa di questo Paride la coppia imperiale rischi di scoppiare ma alla fine Domiziano decise di riprendere con s la moglie. In realt pare che dietro questo adulterio vi fosse un problema molto pi complesso: Domiziano e Domizia ebbero un figlio nel 73 d.C., per poi perderlo allet di dieci anni circa, e poco dopo avvenne il suddetto scandalo.  possibile che Domiziano abbia tentato di liberarsi della moglie, ormai quarantenne e quindi non pi in grado di procreare, per trovarsi una nuova compagna pi giovane e fertile, ma che sia stato costretto a fare un passo indietro dalla fazione che sosteneva la famiglia di Domizia519. Dallepigramma vi, 3 di Marziale si pu dedurre che Domizia sia rimasta incinta una seconda volta nel 90 d.C., ma forse proprio a causa dellet avanzata, la gravidanza non and a buon fine.
Le fonti attribuiscono a Domizia la partecipazione alla congiura che port alla morte del marito. La donna, spaventata dalla possibilit che limperatore la eliminasse per trovarsi una nuova compagna con la quale procreare, avrebbe agito contro di lui520. La versione riportata dalle fonti, in realt, vede comparire Domizia solo come figura secondaria521; sarebbe stata lei, infatti, a trovare una lista di nomi di persone che Domiziano era intenzionato a mettere a morte e a consegnarla a uno dei diretti interessati, che poi avrebbe provveduto a organizzare lomicidio con il supporto di alcuni liberti. Ad ogni modo, Domizia sopravvisse a lungo al marito: la sua morte viene collocata allincirca trenta, trentacinque anni dopo quel fatidico 96 d.C., tra il 126 e il 130.
Unaltra donna che invece potrebbe essere una Domizia  ma non conoscendo la discendenza con precisione non possiamo esserne certi   Domizia Paolina, madre dellimperatore Adriano. Di lei non si sa praticamente nulla senonch gener limperatore con il marito Publio Elio Adriano Afro. Il fatto che la sorella di Adriano si chiamasse Elia Domizia Paolina dimostra come, in et alto imperiale, lonomastica romana fosse mutata o comunque non rispettasse pi i rigidi schemi di un tempo, tipici dellet repubblicana. A riprova di ci consideriamo il caso di Domizia Lucilla Minore, madre di Marco Aurelio, che tecnicamente non dovrebbe essere una Domizia, perch risulta essere figlia del console del 109 d.C. Publio Calvisio Tullo e di sua moglie Domizia Lucilla Maggiore. Questultima era una discendente di Gneo Domizio Afro ma non pu averle trasmesso lappartenenza alla gens Domizia, anche se la ragazza porta un nome che potrebbe fuorviare, in quanto i figli di una coppia appartenevano alla gens paterna. La scelta del nome pu essere dovuta proprio al fatto che, in epoca alto imperiale, le regole sullonomastica non seguivano pi dei vincoli precisi.

459 Velleio Patercolo, Historiae romanae, x.
460 Svetonio, Nero, i.
461 Ivi, l.
462 Ivi, i.
463 Livio, Ab Urbe condita libri, viii, 17.
464 Plinio il Vecchio, Naturalis historia, xxxiii, 17.
465 Valerio Massimo, Facta et dicta memorabilia, i, 6, 5.
466 Livio, Ab Urbe condita libri, xxxiii, 42, 10.
467 Plinio il Vecchio, Naturalis historia, xiv, 90.
468 Livio, Ab Urbe condita libri, xxxvii, 39.
469 Valerio Massimo, Facta et dicta memorabilia, i, 1, 3.
470 J. Carlsen, The rise and fall of a roman noble family. The Domitii Ahenobarbi 196 b.c.-a.d. 68, University Press of Southern Denmark, Odense, 2006, p. 36.
471 Livio, Ab Urbe condita libri, periocha lxi.
472 Valerio Massimo, Facta et dicta memorabilia, ix, 6, 3.
473 Livio, Ab Urbe condita libri, periocha lxii.
474 Svetonio, Nero, ii.
475 Per la precisione si trattava dei quattro collegi pi importanti, cio quello dei pontefici, degli auguri, dei decemviri sacris faciundi e degli epuloni.
476 Valerio Massimo, Facta et dicta memorabilia, vi, 5, 5.
477 Svetonio, Nero, ii.
478 Valerio Massimo, Facta et dicta memorabilia, ix, 1, 4.
479 Plutarco, Moralia, 89.
480 Valerio Massimo, Facta et dicta memorabilia, vi, 3, 5.
481 Velleio Patercolo, Historiae romanae, ii, 26.
482 Plutarco, Pompeo, xi-xii.
483 Queste date sono ormai accettate dalla gran parte degli studiosi ma non tutti concordano, soprattutto in merito alla questura.
484 Plinio il Vecchio, Naturalis historia, viii, 131.
485 Svetonio, Caesar, xxiv.
486 Plutarco, Pompeo, lii.
487 Id., Cesare, xxiv, 6-8; Plinio il Vecchio, Naturalis historia, vii, 186 e Svetonio, Nero, ii.
488 Per una descrizione generale degli eventi di Corfinium vedi Cesare, De bello civili, i, 15-23.
489 Per gli eventi di Massilia vedi Cesare, De bello civili, i, 56-58 e ii, 1-22.
490 I tre contendenti cercavano di stabilire chi sarebbe stato pontefice massimo una volta sconfitto Cesare, senza tenere conto del fatto che Cesare era ancora vivo, vegeto e molto forte.
491 Cesare, De bello civili, iii, 83.
492 Ivi, iii, 99.
493 Ivi, iii, 89.
494 Svetonio, Caesar, xxxv.
495 Valerio Massimo, Facta et dicta memorabilia, viii, 11, 2.
496 Cassio Dione, Storia romana, xlii.
497 Velleio Patercolo, Historiae romanae, ii, 78.
498 Gneo era cugino di Bruto, dato che la madre, Porcia, era sorellastra di Servilia, la madre di Bruto e Tertulla, moglie, questultima, di Cassio.
499 Svetonio, Nero, iii.
500 Tacito, Annales, iv, 44.
501 Svetonio, Nero, iv.
502 Ivi, v.
503 Tacito, Annales, iv, 75.
504 Cassio Dione, Storia romana, lviii, 20, 1.
505 Ivi, lviii, 27, 2. Vedi anche Tacito, Annales, vi, 47-48.
506 Tacito, Annales, iv, 52.
507 Cassio Dione, Storia romana, lix, 19-20.
508 Ivi, lix, 15.
509 Ivi, lxiii, 17.
510 Zosimo, Storia nuova, i, 47.
511 Historia Augusta, Aureliano, 30-34.
512 Zosimo, Storia nuova, i, 59. Per la guerra contro Palmira vedi i, 50-59.
513 Ivi, i, 62.
514 Ivi, i, 11.
515 Cassio Dione, Storia romana, lx, 14-15.
516 Tacito, Annales, xii, 64.
517 Cassio Dione, Storia romana, lxi, 17.
518 Ivi, lxvii, 3.
519 Cfr. U. Morelli, Lotta politica, crisi dinastiche e complotti nel principato di Domiziano. Il ruolo di Domizia Longina, in Documenta antiquitatis: Atti dei seminari del dipartimento 2009, 2010, pp. 58 sgg.
520 Cfr. S. Prossomariti, I personaggi, cit., pp. 60 sgg.
521 Cassio Dione, Storia romana, lxvii, 15.

Gens Emilia

Prosopografia
v secolo a.C.
11. lucio emilio mamercino console nel 484, 478 e 473 a.C. Padre del n. 2;
12. tiberio emilio mamercino console nel 470 e 467 a.C. Figlio del n. 1;
13. mamerco emilio mamercino tribuno consolare nel 438 a.C. e dittatore nel 437, 434 e 426 a.C.;
14. manio emilio mamercino console nel 410 a.C. e tribuno consolare nel 405, 403 e 401 a.C.
iv secolo a.C.
15. gaio emilio mamercino tribuno consolare nel 394 e 391 a.C.;
16. lucio emilio mamercino tribuno consolare nel 391, 389, 387, 383, 382 a.C.;
17. lucio emilio mamercino tribuno consolare nel 380 e 377 a.C. e magister equitum nel 368 a.C.;
18. lucio emilio mamercino console nel 366 e 363 a.C. e magister equitum nel 352 a.C. Probabilmente padre del n. 9;
19. lucio emilio mamercino privernate magister equitum nel 342 a.C., console nel 341 e 329 a.C. e dittatore nel 335 e 316 a.C. Probabilmente figlio del n. 8;
10. tiberio emilio mamercino console nel 339 a.C.;
11. marco emilio papo dittatore nel 321 a.C.;
12. quinto emilio barbula console nel 317 e 311 a.C. Padre del n. 16;
13. marco emilio paolo console nel 302 e magister equitum nel 301 a.C. Padre del n. 17.
iii secolo a.C.
14. marco emilio lepido console nel 285 a.C.;
15. quinto emilio papo console nel 282 e nel 278 a.C.;
16. lucio emilio barbula console nel 281 a.C. Figlio del n. 12;
17. marco emilio paolo console nel 255 a.C. Figlio del n. 13 e padre del n. 21;
18. marco emilio lepido console nel 232 a.C. e console suffetto nel 221 a.C.;
19. marco emilio barbula console nel 230 a.C.;
20. lucio emilio papo console nel 225 a.C.;
21. lucio emilio paolo console nel 219 e 216 a.C. Figlio del n. 17 e padre del n. 23.
ii secolo a.C.
22. marco emilio lepido console nel 187 e 175 a.C.;
23. lucio emilio paolo macedonico console nel 182 e 168 a.C. Figlio del n. 21;
24. marco emilio lepido console nel 158 a.C. Probabilmente padre del n. 26;
25. marco emilio lepido porcina console nel 137 a.C.;
26. marco emilio lepido console nel 126 a.C. Probabilmente figlio del n. 24;
27. marco emilio scauro console nel 115 a.C.
i secolo a.C.
28. marco emilio lepido console nel 78 a.C. Padre dei nn. 31 e 32;
29. marco emilio lepido liviano console nel 77 a.C.;
30. marco emilio lepido console nel 66 a.C.;
31. lucio emilio paolo console nel 50 a.C. Figlio del n. 28, fratello del n. 32 e padre del n. 33;
32. marco emilio lepido console nel 46 e 42 a.C. Figlio del n. 28, fratello del n. 31 e padre del n. 34;
33. lucio emilio lepido paolo console suffetto nel 34 a.C. Figlio del n. 31 e padre dei nn. 35 e 36;
34. quinto emilio lepido console nel 21 a.C. Figlio del n. 32 e padre del n. 37.
i secolo d.C.
35. lucio emilio paolo console nell1 d.C. Figlio del n. 33 e fratello del n. 36;
36. marco emilio paolo console nel 6 d.C. Figlio del n. 33 e fratello del n. 35;
37. manio emilio lepido console nell11 d.C. Figlio del n. 34;
38. mamerco emilio scauro console suffetto nel 21 d.C.
ii secolo d.C.
39. lucio emilio giunco console suffetto nel 127 d.C.;
40. lucio emilio longo console suffetto nel 146 d.C.
Ancestrali natali
Con gli Emili, ci troviamo di fronte a una delle pi antiche gentes patrizie romane, al punto di aver dato il nome anche a una delle sedici trib rurali di pi vecchia data. Il fondatore sarebbe stato un tale Mamerco che, per affermazione di Plutarco, potrebbe essere stato figlio o del filosofo Pitagora522 o addirittura del re Numa523, che peraltro viene ritenuto uno dei discepoli del filosofo. In realt secondo il grammatico Festo, Mamerco deriverebbe da Mamers, che  il nome del dio Marte in osco, e gli Emili avrebbero dunque origini sabine.
Plutarco parla anche di una Emilia, che sarebbe stata figlia addirittura di Enea e Lavinia524, mentre Festo ricorda un figlio di Ascanio, e quindi nipote di Enea, di nome Emilio.
Leggende a parte,  chiaro che la storia della gens Emilia affonda le sue radici in un passato molto remoto, tanto da precedere addirittura la fondazione dellUrbe, almeno in alcuni casi. E le familiae note di questa gens non si contano: Barbula, Buca, Lepidi, Papi, Paoli, Regilli, Scauri e Mamerci o Mamercini. La pi antica di queste  proprio quella dei Mamerci/Mamercini, nata direttamente dal leggendario progenitore Mamerco che, stando a Plutarco, prese il cognome di Emilio per la grazia e il fascino dei suoi discorsi525. Emilio, infatti, sta per affabile. Talvolta Mamerco fu usato anche come prenome.
La familia dei Mamerci/Mamercini domin la scena politica romana tra il v e il iv secolo a.C., ma poi fu soppiantata dai Lepidi, i Barbula e i Paoli che si contesero, in maniera abbastanza equilibrata, il potere per molti secoli, fino al ii d.C., quando la gens Emilia si estinse quasi completamente. Come molte delle famiglie pi antiche della storia di Roma, la gens Emilia risent notevolmente delle guerre civili e della nascita del principato; Augusto e i suoi successori ebbero rapporti assai altalenanti con i membri superstiti della gens, vale a dire i discendenti della familia dei Lepidi: alcuni di essi riuscirono a ottenere notevoli favori, come ad esempio matrimoni con i membri della casa imperiale, altri invece, furono considerati traditori e giustiziati. Fatto sta che dopo la met del i secolo d.C., dopo il regno di Claudio, di questa gens si perdono le tracce, fatta eccezione per pochi soggetti.
Dei personaggi vissuti nei secoli tra il v e il iii a.C. sappiamo ben poco, tranne le date relative alle magistrature ricoperte, in particolar modo i consolati, le dittature e i tribunati consolari; il primo di cui abbiamo qualche informazione pi dettagliata  Lucio Emilio Paolo, console nel 219 e nel 216 a.C.
Leggendo la storia di Lucio verrebbe da dire cominciamo bene!. La sua prima campagna militare ebbe come nemico Demetrio di Faro e si concluse con una notevole vittoria che frutt a Lucio un trionfo in pompa magna. I problemi vennero dopo, sia per lui che per il suo collega nel consolato del 219 a.C., Marco Livio Salinatore. I due, infatti, furono accusati di non aver diviso equamente il bottino con lesercito e finirono cos sotto processo. Da allora Lucio per un po divenne avverso alla plebe per la condanna che essa aveva pronunciato contro il suo collega, dalla quale egli era uscito quasi bruciato526. Il giudizio della plebe, infatti, fu di assoluzione per Lucio, che si salv per il rotto della cuffia, ma di condanna per Salinatore, accusato anche di peculato.
Le doti militari di Lucio furono messe nuovamente alla prova durante il suo secondo consolato, nel 216 a.C., in coppia con Gaio Terenzio Varrone. Lucio aveva compreso di dover evitare la battaglia contro Annibale presso Canne, e si sforz di convincere i pi a rinunciarvi, ma senza esito. Come  noto, i fatti gli diedero ragione527: nonostante fosse contrario allo svolgimento della battaglia in quel luogo e in quel momento, da buon romano, quando ormai si era deciso di scendere in campo, Lucio prese le armi e diede il meglio di s; e a differenza di molti che si diedero alla fuga quando la situazione volse al peggio  come ad esempio il suo collega Varrone  lui rimase con i suoi uomini e mor con loro.
In tale circostanza, la fortuna si dimostr davvero beffarda nei suoi confronti:
Anche Varrone pervenne con meravigliosa progressione dalla bottega di suo padre macellaio al consolato e senza alcun dubbio la fortuna non stim gran cosa offrire i dodici fasci a chi era stato allevato con proventi di vilissima marca, se non gli avesse dato un collega come Lucio Emilio Paolo. Ma essa tanto gli si leg, da permettere che Paolo, il quale non aveva voluto attaccare battaglia, ricevesse per punizione la morte, mentre era stato Varrone il responsabile della totale distruzione delle forze romane a Canne, e da far tornare invece lui incolume a Roma. Ch anzi, essa fortuna fece uscire davanti alle porte il senato a ringraziarlo per essere voluto tornare e gli procur, per quanto responsabile della gravissima sconfitta, la nomina a dittatore528.
In ordine cronologico, lo segue il console del 187 a.C., Marco Emilio Lepido. Costui ebbe una carriera politica e militare invidiabile, costellata di successi e a quanto pare iniziata come ragazzo prodigio.  a lui, infatti, che pare si attribuisca un aneddoto ricordato da Valerio Massimo: Emilio Lepido, ancor giovinetto, sceso in campo a combattere, uccise un nemico e salv un commilitone. A testimonianza di unimpresa cos memorabile c sul Campidoglio una statua, in cui egli appare con la bulla al collo e rivestito della pretesta, innalzatagli per decreto del senato529. Niente male per un ragazzino.
Livio530 sostiene che Marco, nel 201 a.C., avrebbe fatto parte di unambasceria di tre uomini inviati al re Tolomeo dEgitto. Con lui cerano Gaio Claudio Nerone e Publio Sempronio Tuditano. Il compito dei legati era di ringraziare il sovrano dellEgitto per essere rimasto fedele a Roma in un convulso periodo in cui altri lavevano abbandonata, e di sondare il suo orientamento in vista dellimminente conflitto dellUrbe contro Filippo di Macedonia. In merito a questa ambasceria un passo di Valerio Massimo fa emergere un problema:
Avendo il re Tolomeo lasciato come tutore di suo figlio il popolo romano, il senato mand ad Alessandria Marco Emilio Lepido, gi pontefice massimo e due volte console, a esercitarvi la tutela del ragazzo e volle che quelluomo venerando per altissimo prestigio e integrit si dedicasse a un incarico di rappresentanza allestero, perch non si pensasse che fosse stata chiesta invano lealt al nostro popolo531.
Molti studiosi associano i brani di Livio e Valerio come se trattassero dello stesso evento, ma leggendo attentamente si possono notare delle incongruenze. Livio parla di unambasceria a tre inviata per ringraziare re Tolomeo, mentre Valerio parla dellinvio del solo Marco ad Alessandria per fare da tutore ai figli del re defunto. Soprattutto, nel secondo brano  evidente che Marco ha gi raggiunto molte cariche:  gi diventato console due volte, vale a dire nel 187 e nel 175 a.C., e pontefice massimo nel 180 a.C., per cui si presuppone che levento descritto da Valerio si sia verificato dopo il 175 a.C.
 possibile quindi che Marco sia stato ad Alessandria due volte e non una: la prima con lambasceria del 201 a.C., inviata a Tolomeo v Epifane, che regn dal 204 al 180 a.C.; la seconda, forse proprio in seguito a quel primo incarico in Egitto, per fare da tutore ai figli di Tolomeo v.
Nel 193 a.C. Marco divenne edile curule e nel 191 pretore della Sicilia, ma non ottenne per ben due volte alle elezioni il consolato. La prima volta nel 190 quando, stando a Livio532, avrebbe perso il consenso generale a causa della scelta di lasciare in anticipo la Sicilia senza aver avuto lapprovazione del Senato e solo per presentarsi alle elezioni. Lo stesso avvenne lanno seguente, per stavolta per colpa del console Marco Fulvio Nobiliore, suo acerrimo nemico.
Marco riusc a diventare console per la prima volta solo nel 187 a.C., anno in cui combatt il popolo dei liguri e costru la via Emilia533, che collegava Rimini con Piacenza. Nel 180 divenne pontefice massimo, ma era ormai nel collegio dei pontefici da diciannove anni, per la precisione dal 199 a.C. Nel 179 a.C. fu censore, paradossalmente proprio con il suo nemico Marco Fulvio Nobiliore, e con lui fu responsabile della costruzione della basilica che prese il loro nome, Fulvia-Emilia, edificata presso il foro romano.
Nel 175 divenne infine console per la seconda volta. Durante la sua carriera politica accumul moltissime cariche ma fu anche scelto per ben sei volte come princeps senatus prima di morire, coperto di gloria, nel 152 a.C.
Il conquistatore della Macedonia
Anche la gens Emilia ha il suo eroe tipo Scipione Africano: Lucio Emilio Paolo Macedonico. Plutarco ha dedicato una delle sue Vite parallele a questo personaggio, presentandocelo come il romano ideale, leroe senza macchia.
Figlio di quel Lucio Emilio Paolo morto gloriosamente a Canne nel 216 a.C., Lucio disprezzava qualunque forma di adulazione e, per conquistarsi la stima e laffetto dei suoi concittadini, preferiva fare sfoggio di coraggio e doti militari, pregi di cui assolutamente non difettava. Fu edile curule nel 192 a.C. e membro del collegio degli auguri. Nel 191 a.C. divenne pretore e fu inviato a sedare una rivolta in Spagna Ulteriore, dove riport una grandiosa vittoria.
Nonostante ci, quando tent di farsi eleggere console, fu sconfitto pi volte:
Egli invano aspir pi volte alla carica di console e, pur dopo aver stancato il Campo Marzio con le sue ripulse elettorali, eletto due volte console e censore, raggiunse la pi alta dignit politica. La sua virt non fu fiaccata, ma eccitata dalle ripulse, perch fece s chegli si ripresentasse ai comizi consolari con un impegno ancor maggiore, che derivava proprio dal poco onorevole insuccesso precedente, per vincere con la perseveranza quel popolo che non gli era riuscito di cattivarsi con lo splendore della sua nobilt e con le sue doti morali534.
Il primo consolato lo ottenne nel 182 a.C. quando si dovette occupare di una spedizione militare contro i liguri. Nonostante avesse riportato una splendida vittoria, limitando al minimo le perdite, quando tent di candidarsi nuovamente al consolato non vi riusc e cos si ritir a vita privata per educare i figli secondo i dettami della cultura romana, ma anche di quella greca.
Nel 168 a.C. per, le operazioni contro Perseo, re della Macedonia, stavano languendo e Roma non aveva colto alcun significativo successo in un triennio di guerra; si decise pertanto di far scendere in campo un comandante degno di questo titolo e cos fu chiamato in causa Lucio. Questi aveva circa sessantanni quando mezza Roma si present alla porta di casa sua per implorarlo di prendere in mano le redini della guerra. Emilio Paolo consegu dunque il suo secondo consolato nel 168 a.C.
Dopo essere stato eletto torn a casa dove lo accolse un buon auspicio: la figlia, Emilia Terza, stava piangendo e gridava per la morte di Perseo, il suo cagnolino. Il padre prese quella notizia come un messaggio di vittoria giunto dagli di535.
Quando si trov di fronte allesercito di Perseo schierato per la battaglia presso Pidna, il console ebbe la forza di posticipare lo scontro finch non reput pronti i suoi soldati e ideali le condizioni: come suo padre, era in grado di comprendere quale fosse il momento giusto per vincere una battaglia. Il resoconto del combattimento ci  pervenuto mutilo di alcune delle parti essenziali, e non ci permette di ricostruirne con esattezza lo svolgimento; ma  assai probabile che Emilio Paolo sia riuscito a scompaginare i ranghi della falange macedone e a far penetrare i suoi uomini nei varchi tra le unit. La giornata si sarebbe conclusa in modo perfetto per il condottiero, la cui sola preoccupazione fu la momentanea scomparsa di uno dei suoi figli, il futuro Scipione Emiliano. Temette che fosse morto in battaglia, ma sul tardi il giovane rientr allaccampamento con alcuni dei suoi compagni ricoperto di sangue e di gloria.
Il re fin catturato a causa delle sue straordinarie ricchezze, cui si diceva che fosse tanto attaccato da aver evitato di ingaggiare i mercenari che gli sarebbero serviti a contrastare linvasione romana:
Gneo Ottavio, che comandava la flotta in appoggio a Emilio, gettata lancora davanti a Samotracia, salvaguard limmunit di Perseo a motivo degli dei, ma gli imped imbarco e fuga. Nondimeno Perseo riusc di nascosto a persuadere un cretese, di nome Oroande, che possedeva una piccola nave, a prenderlo a bordo con le sue ricchezze. Costui, per, comportandosi da cretese, prima imbarc le ricchezze nottetempo, poi, dopo aver detto a quello di venire la notte seguente al porto vicino al tempio di Demetra insieme ai figli e alla servit strettamente necessaria, salp non appena fu notte536.
Perseo fu costretto a sfilare durante il trionfo concesso a Emilio Paolo per le sue vittorie in Macedonia e successivamente, per intercessione proprio dellex console, ottenne di poter scontare la prigionia in un luogo abbastanza pulito e salubre. Tuttavia dopo poco tempo il re mor comunque: secondo alcuni perch si lasci morire di fame, secondo altri perch, avendo esasperato i suoi sorveglianti, questi lo avrebbero ucciso impedendogli di dormire per giorni e giorni537.
Lucio ebbe due mogli; la prima, Papiria, figlia di Gaio Papirio Masone, console nel 231 a.C., dalla quale ebbe due figli maschi. A un certo punto, non si sa perch, Emilio Paolo divorzi dalla moglie e si rispos con unaltra donna di cui per non si conosce il nome. Avendo avuto anche da lei due maschi, diede in adozione i primi a due grandi gentes: il primogenito and ai Fabi e si chiam Quinto Fabio Massimo Emiliano; il secondogenito ai Corneli, per la precisione alla familia degli Scipione, e fu chiamato Publio Cornelio Scipione Emiliano o Africano Minore538. Lucio credeva di potersi permettere di legare la propria gens ad altre altrettanto prestigiose mantenendo per s ben due eredi, ma fece male i suoi conti. I figli della seconda moglie, infatti, morirono entrambi: Di questi, luno decedette a quattordici anni cinque giorni prima che Emilio celebrasse il trionfo, mentre laltro, dodicenne, mor immediatamente pi tardi, dopo tre giorni che aveva trionfato539. Emilio Paolo ebbe anche due figlie: Emilia Terza, che spos il figlio di Catone il Censore, ed Emilia Quartilla, che and a Elio Tuberone.
Prima di morire a causa di una malattia nel 160 a.C., Lucio ebbe anche il tempo di diventare censore nel 164 a.C.
Passiamo ora a Marco Emilio Lepido Porcina, console nel 137 a.C.  Cicerone a informarci del suo soprannome e del fatto che Porcina era un notevole oratore540, il che per non gli imped di fare una pessima figura in campo militare.
Quando divenne console, Marco fu inviato in Spagna a sostituire Gaio Ostilio Mancino, suo collega nel consolato, pesantemente sconfitto dai numantini. Giunto nella penisola iberica, Porcina dovette attendere i rinforzi per attaccare il nemico e cos, non avendo niente da fare, decise di attaccare i vaccei, meno numerosi e pericolosi, accusandoli di aver collaborato con i numantini. Il Senato non era affatto daccordo e mand una comunicazione a Porcina per farlo desistere, ma quando il corriere giunse la battaglia aveva gi avuto inizio. La sconfitta fu resa ancor pi disastrosa dalla strage che i nemici fecero dei romani mentre questi erano in ritirata. Porcina fu privato del comando e costretto a pagare una sostanziosa multa per i danni arrecati allesercito.
E questa non fu lunica multa a lui comminata. Nel 125 a.C. infatti, eletto augure, fu anche convocato dai censori che lo costrinsero a pagare una forte multa per aver costruito una villa che si innalzava troppo nel territorio di Alsio541. In sintesi, si trattava di abuso edilizio. Secondo Velleio Patercolo per, Porcina era colpevole non di aver costruito una villa troppo grande bens di averne affittato una a una cifra esorbitante, vale a dire seimila sesterzi542.
Lepoca degli Scauri
Uno dei pi importanti rappresentanti della gens Emilia  senza dubbio Marco Emilio Scauro. La gran parte delle informazioni relative a questo personaggio cardine della storia di Roma del ii secolo a.C., nato tra il 163 e il 162, ci vengono da due fonti: la Guerra contro Giugurta di Sallustio e il De viris illustribus. Sallustio  decisamente ostile a Scauro: Pi di tutti vi si accalorava Emilio Scauro, uomo della nobilt, infaticabile, fazioso, avido di potere, di onori e di ricchezza, ma abilissimo nel dissimulare i suoi difetti543; Tacito invece, pur prendendo spesso spunto da Sallustio, come quasi tutti gli altri storici romani definisce Scauro un uomo onesto.
Secondo alcuni studiosi le informazioni riportate nel De viris illustribus deriverebbero da unautobiografia di Scauro544 e quindi esse sarebbero da vagliarsi con grande attenzione in quanto fortemente di parte. Uno dei primi dati fornitici da questopera si riferisce alla condizione familiare di Scauro alla sua nascita, che sarebbe stata pessima. La famiglia del futuro princeps senatus era s nobile, ma in pessime condizioni finanziarie quando lui venne al mondo: pare che il padre fosse costretto a fare un mestiere molto umile, il trafficante di carbone. Alla morte del padre la situazione non era migliorata affatto: Quanto piccola eredit abbia Marco Scauro ricevuto dal padre, racconta egli stesso nel primo dei suoi tre libri autobiografici: dice, infatti, di aver ricevuto in eredit sei soli schiavi e una somma in denaro di trentacinquemila assi in tutto. In tanta opulenza fu nutrito lo spirito di chi, come lui, era destinato a diventare il personaggio pi autorevole del senato!545.
In giovent Scauro non sapeva se diventare banchiere o approfittare delle sue notevoli doti dialettiche per darsi alla politica.  evidente che alla fine opt per questultima e a ragione. Sempre secondo il De viris illustribus, Scauro avrebbe servito prima in Spagna e poi in Sardegna sotto il comando di Lucio Aurelio Oreste, console nel 126 a.C. Nel 123 a.C., durante il primo tribunato della plebe di Gaio Gracco, la cui politica avversava fermamente, pare fosse divenuto sacerdote, ma gli studiosi ancora discutono se la carica assunta fosse quella di augure o pontefice. Nel 122 a.C. fu la volta delledilit, che ricopr in maniera anomala; stando sempre al De viris illustribus, si sarebbe curato pi dellattivit in tribunale che non dellallestimento dei giochi, mansione fondamentale di un edile. La pretura  probabilmente da datarsi al 119 a.C.
Durante le elezioni per il consolato del 116 a.C. Scauro sub una sonora sconfitta e dovette riprovare lanno successivo. Uno dei suoi avversari, Publio Rutilio Rufo, lo cit in giudizio con laccusa di brogli elettorali, ma Scauro fu assolto. A quel punto i ruoli si invertirono e fu Scauro ad accusare Rufo di brogli, ma anche in questo caso limputato fu assolto e Cicerone ci spiega molto chiaramente il motivo:
Su Scauro e Rutilio basteranno poche parole, giacch nessuno dei due god del prestigio di oratore eccellente; eppure ambedue si cimentarono in molte cause. [] Ambedue erano per natura focosi e irruenti; tanto  vero che essendosi candidati contemporaneamente al consolato, non solo quello che risult sconfitto accus di broglio il suo competitore, designato console, ma anche Scauro, una volta assolto, cit in giudizio Rutilio546.
Durante il suo consolato Scauro condusse una campagna contro i liguri e i gantisci, che vinse e gli valse un trionfo. Il De viris illustribus parla anche di due leggi fatte approvare in quellanno: una detta lex de libertinorum suffragiis, relativa appunto alla distribuzione dei liberti nelle trib e conseguentemente al loro apporto in ambito elettorale; laltra era una lex sumptuaria che, stando a Plinio il Vecchio547, avrebbe proibito durante le cene luso di conchiglie e uccelli esotici.
Nello stesso anno in cui divenne console, Scauro sarebbe stato scelto per la prima volta come princeps senatus, carica che mantenne poi fino alla morte. Alcuni credono che la scelta, operata dal censore Lucio Cecilio Metello Diademato, fosse dovuta al matrimonio contratto da Scauro con la giovane Cecilia Metella Dalmatica, ma  alquanto improbabile che i due fossero gi sposati a quel tempo. Dalmatica infatti, intorno all89 a.C., cio ventisei anni dopo, avrebbe sposato Silla e gli avrebbe dato due gemelli superando incolume il parto. Se si considera un minimo di quattordici, quindici anni per il matrimonio con Scauro, si deve supporre che Cecilia Metella avesse avuto i gemelli a quarantanni e pi, il che  abbastanza inconcepibile, allepoca. Per cui possiamo dire quasi con certezza che il matrimonio non era ancora avvenuto e che Scauro fu scelto per le sue qualit:
Nel parlare di Scauro, uomo saggio e integro, vi era la pi grande dignit e naturale autorevolezza: quando difendeva unaccusa avresti detto non che perorava una causa, ma che rendeva una testimonianza. Questo tipo di eloquenza appariva poco adatto alle difese giudiziarie, ma adattissimo ad esprimere il proprio parere in senato, dove egli aveva lonore di venire interpellato per primo548.
Sempre durante il suo consolato, tuttavia, Scauro si rese protagonista di unaggressione nei confronti del pretore Publio Decio Subulo; gli strapp le vesti, addirittura gli ruppe lo scranno addosso e viet a chiunque di portare delle cause dinanzi a lui, per motivi a noi ignoti. Nel 112 a.C. fece parte di unambasceria inviata a Giugurta per convincerlo a desistere dal suo proposito di uccidere il cugino Aderbale e impossessarsi del potere in Numidia. A quanto pare per i legati non ottennero alcun risultato.
Lanno successivo torn in Africa in qualit di legato di Lucio Calpurnio Bestia. Sallustio accusa chiaramente i due di essersi fatti corrompere da Giugurta e di aver quindi stipulato con il numida un accordo sfavorevole per Roma. Scauro per continu a essere molto stimato e non fu mai accusato ufficialmente di nulla, per cui non c modo di appurare come siano andate davvero le cose.
Nel 109 a.C. Scauro divenne censore e durante il suo mandato fece ristrutturare il ponte Milvio e costruire ex novo la strada che porta il suo nome: la via Emilia-Scauri, che serviva a migliorare i collegamenti tra Roma e la Gallia passando per il territorio ligure. La censura di Scauro si concluse in maniera alquanto turbolenta. A seguito della morte del collega, Scauro avrebbe dovuto rinunciare alla propria carica, ma si rifiut. Il tira e molla si concluse solo quando alcuni tribuni della plebe lo minacciarono di farlo portare in prigione, e finalmente Scauro si dimise549.
Il nostro fu coinvolto direttamente anche nella questione relativa al tribuno della plebe Lucio Apuleio Saturnino550. Questultimo era questore a Ostia ed era quindi responsabile delle forniture di grano che giungevano a Roma soprattutto dalla Sicilia e dallEgitto, quando fu improvvisamente sostituito proprio da Scauro. Questa offesa avrebbe spinto Saturnino a schierarsi con i populares e a provocare dei veri e propri tafferugli nellUrbe. Secondo alcuni fu lincapacit di Saturnino a determinare la sua sostituzione, ma  anche possibile che si sia scelto di sostituire un semplice questore con il princeps senatus per fronteggiare con una figura pi autorevole una carestia che flagellava Roma proprio in quel periodo.
Quando Saturnino si dimostr irrefrenabile fu proprio Scauro a sollecitare lintervento di Gaio Mario, alleato del tribuno, affinch riportasse lordine in citt:
Quando il tribuno della plebe Saturnino, il pretore Glaucia e il tribuno designato della plebe Equizio sollevarono gravi disordini nella nostra citt senza che alcuno si opponesse alle sommosse di piazza, Marco Emilio Scauro fu il primo ad esortare Gaio Mario, console per la sesta volta, a difendere con la forza la libert e le leggi e chiese che gli si portassero le armi. Gi vecchio e cadente, quando gli furono portate se ne rivest e si pose ad aspettare davanti alla porta della Curia, appoggiato a un giavellotto e, pur presso a morire, fece in modo che la Repubblica non morisse551.
Nel 104 a.C. fu citato in tribunale da Gneo Domizio Enobarbo, console nel 96552. Scauro fu assolto grazie anche al fatto che Enobarbo non volle usare la testimonianza di uno schiavo dellimputato, presentatosi da lui per rivelare fatti privati del padrone. La testimonianza avrebbe potuto essere interessata e cos il servo fu rimandato al padrone affinch fosse punito per il suo tradimento553.
La morte di Scauro viene collocata tra il 90 a.C., anno in cui si hanno le ultime informazioni relative alla sua attivit politica, e l88, data in cui i fasti sacerdotali registrano lelezione del suo sostituto, Lucio Cornelio Scipione Asiatico. Il nome di Scauro sopravvive ancora oggi in una localit presso Minturno, chiamata appunto Scauri, dove il console aveva una magnifica villa.
Scauro ebbe due figli da Cecilia Metella: una femmina, Emilia, sposata con Manio Acilio Glabrione, e un maschio, Marco Emilio Scauro il Giovane. Scauro padre spos Cecilia Metella in tarda et per cui quando mor lasci dei figli praticamente adolescenti. Scauro il Giovane ebbe poi come patrigno il dittatore Silla, il quale spos Cecilia Metella quando costei rimase vedova. E questo gli procur dei guai: a causa della guerra civile tra Mario e Silla a quel tempo, Scauro fu, infatti, costretto a lasciare Roma insieme a sua madre quando, in seguito alla partenza di Silla, i mariani diedero inizio alla persecuzione sistematica dei loro avversari politici. Fu cos che si ritrov a vivere per qualche tempo in Grecia.
Emilia e Scauro rimasero sotto la protezione di Silla anche dopo che questi ebbe divorziato dalla loro madre morente, ed Emilia fu addirittura usata come pedina per rinsaldare i legami di amicizia con Pompeo Magno, il quale divorzi da sua moglie Antistia per sposarla. Il matrimonio dur poco perch quando Pompeo prese con s la ragazza lei era incinta del precedente marito, Glabrione, e mor di parto nel dare alla luce il suo erede. Ci che dur a lungo fu invece lamicizia tra Pompeo Magno e suo cognato Scauro.
Finch fu vivo Silla, Scauro non sent lesigenza di esporsi eccessivamente, forse anche per via dellet, ma successivamente dovette fare il suo ingresso in politica e lo fece come tutti i giovani aristocratici della sua et: accusando un pezzo grosso.
Il suo capro espiatorio fu Gneo Cornelio Dolabella, pretore dell81 a.C., il quale fu accusato di estorsione ai danni degli abitanti della Cilicia, provincia a lui assegnata. Scauro vinse la causa grazie a un asso nella manica: un suo lontano parente, Gaio Licinio Verre, ben noto governatore della Sicilia, poi condannato da Cicerone, era stato il questore di Dolabella in Cilicia e decise di presentarsi come testimone per laccusa, attribuendo a Dolabella molti pi misfatti del dovuto.
Non abbiamo pi notizie di Scauro per qualche anno, durante il quale si presuppone abbia svolto il servizio militare. Nel 65 a.C. lo troviamo in Armenia con Pompeo: Intanto Pompeo, mentre ancora si trovava in Armenia in guerra con Tigrane, mand Scauro in Siria; giunto a Damasco trov Lollio e Metello che da poco avevano preso la citt e cos prosegu subito per la Giudea554. Dopo aver svolto lincarico di governatore della Siria, Scauro torn a Roma e nel 62/61 spos Mucia Terzia, ex moglie di Pompeo Magno, da poco lasciata dal marito con laccusa di infedelt. A questo periodo dovrebbe risalire anche lacquisto, da parte dellerede del princeps senatus, di una splendida villa sul Palatino.
Nel 58 Scauro divenne edile curule e organizz dei giochi che prosciugarono il suo ingente patrimonio e furono talmente lussuosi da essere ricordati per anni. Plinio il Vecchio sostiene che Scauro avrebbe fatto portare a Roma: centocinquanta pantere, dei coccodrilli, un ippopotamo, i quadri pi belli dalla citt di Sicione e addirittura i resti del mostro che aveva quasi ucciso la bella Andromeda. Lo scheletro dellanimale, lungo quaranta piedi e con delle costole che facevano concorrenza a quelle degli elefanti, proveniva da Giaffa in Giudea. Il teatro provvisorio fatto allestire per i suoi spettacoli poteva vantare addirittura trecentosessanta colonne di marmo555.
A Scauro non fu sufficiente dilapidare il proprio patrimonio; dovette anche accumulare un bel po di debiti, che tent di saldare qualche anno pi tardi. Dopo essere stato pretore nel 57 a.C., infatti, divenne governatore della Sardegna in qualit di propretore e ne combin di tutti i colori, tanto da essere stato paragonato a Verre. E proprio come questultimo fu citato in tribunale, ma ebbe una sorte migliore:
Anche Marco Scauro, accusato di concussione, addusse in tribunale una difesa cos disperata e deplorata, che, quando laccusatore disse di poter chiamare per legge centoventi testimoni e di non opporsi a che egli fosse assolto se avesse fatto i nomi di altrettante persone cui non avesse tolto qualcosa al tempo del suo governo della provincia, non pot aggrapparsi a questancora di salvezza. Eppure, in considerazione dellantichissima sua nobilt e del recente ricordo di suo padre, egli fu assolto556.
Era davvero improbabile che le cose andassero diversamente, se consideriamo che Scauro ebbe ben sei avvocati difensori tra cui due principi del foro, Cicerone e Ortensio, e una marea di testimoni del calibro di Pompeo Magno, Lucio Calpurnio Pisone Cesonino e Quinto Cecilio Metello Nepote. Addirittura la folla, ricordando la grandezza di Scauro senior, per difendere lex governatore arriv quasi a linciare gli avvocati dellaccusa.
Per quanto Scauro fosse colpevole, il suo fu un processo politico; i suoi avversari, infatti, volevano bloccare la sua candidatura al consolato nel 54 a.C. e alla fine vi riuscirono. E nel frattempo Pompeo Magno, da sempre grande alleato di Scauro, per qualche motivo, forse la gelosia per la fama raggiunta dallex cognato, divenne progressivamente un suo avversario. Scauro fu peraltro sfortunato perch tent di ottenere il consolato in un periodo in cui Pompeo e Cesare si contendevano la scena politica, imponendo loro stessi o dei loro gregari. Allepoca, in particolare, Pompeo tentava di ottenere la dittatura e cos capitava che le elezioni venissero ritardate, come avvenne nel 53 a.C. In quellanno Scauro ripropose la propria candidatura e, come tutti gli altri, si diede alla corruzione per raccogliere voti, ma non fu eletto perch vinsero due protetti di Pompeo. Fu nuovamente accusato di corruzione e difeso da Cicerone, ma non avendo pi lappoggio di Pompeo fu giudicato colpevole e mandato in esilio. A questo punto non sappiamo pi niente di lui.
Le fonti parlano anche di un terzo figlio di Scauro, che si chiamava anche lui Marco, morto nel 102 a.C. prima che nascesse il figlio di Cecilia Metella:
Marco Scauro, splendido ornamento della patria, quando la cavalleria romana, sconfitta dallassalto dei Cimbri presso lAdige, volse pavidamente in fuga verso Roma abbandonando il console Catulo, mand a dire a suo figlio, anche lui preso dal panico e in ritirata, che pi volentieri ne avrebbe veduto i resti se fosse stato ucciso sul campo che saperlo colpevole di una fuga cos infamante: perci, se appena un poco di pudore gli fosse rimasto nellanimo, avrebbe evitato il cospetto del padre, offeso nel suo onore: il ricordo della propria giovinezza gli insegnava quale figlio Marco Scauro dovesse considerare o non considerare suo. A questa notizia il giovane si sent costretto a usare contro se stesso la spada con pi coraggio di quanto non avesse fatto contro il nemico557.
Tocca ai Lepidi
Torniamo alla familia dei Lepidi, ovvero a Marco Emilio Lepido il ribelle, divenuto console nel 78 a.C. Le fonti ci forniscono solo brevi informazioni in merito ai suoi primi anni in politica, al fianco del dittatore Silla, che per ci permettono di delineare un profilo del personaggio: partecip alle guerre contro i cimbri, sostenne il Senato allepoca della rivolta di Saturnino, rimpingu il proprio patrimonio approfittando delle proscrizioni sillane e, infine, ottenuta la carica di pretore della Sicilia, provvide a spogliare la provincia.
Nel 78 a.C., un anno dopo il ritiro di Silla a vita privata, Lepido divenne console insieme al suo storico nemico Quinto Lutazio Catulo. Mentre Catulo era sostenuto dal partito sillano, Lepido apparteneva ormai a una fazione avversa e ben presto si circond di ex mariani558. Pare che gli attriti con il dittatore fossero iniziati allepoca del suo processo; Lepido, infatti, fu citato in giudizio da due Metelli, Quinto Cecilio Metello Nepote e Quinto Cecilio Metello Celere, per i reati commessi in Sicilia, e pare che a volere il processo fosse stato proprio Silla. Alla fine le accuse furono fatte cadere e Lepido ne usc pulito, ma la frattura si era ormai formata e sarebbe divenuta pian piano un baratro.
Il primo scontro tra Catulo e Lepido si ebbe poco dopo lelezione, quando Silla mor e Catulo e i suoi chiesero per lui i funerali di Stato. Lepido si oppose fermamente alla proposta ma ebbe la peggio: i funerali si svolsero, e anche in pompa magna559.
Le liti tra i due neoconsoli divennero frequenti e aspre, tanto che il Senato, che temeva ambedue le fazioni, fu costretto a far loro prestare un giuramento, che per non serv a scongiurare lo scontro. Lepido propose un programma politico che prevedeva dei cambiamenti radicali, ma soprattutto labolizione di quasi tutti gli atti voluti da Silla. Il neoconsole voleva il rientro degli esiliati a causa delle proscrizioni e la restituzione dei loro beni e di quelli dei defunti. Inoltre richiese il ripristino delle frumentazioni, sospese sempre per volere dellex dittatore. Per esporre le proprie idee, Lepido pronunci unorazione che viene ricordata da Sallustio e nella quale sferra un attacco violentissimo a Silla e ai suoi. Avendo per speculato sui beni dei proscritti Lepido sente lesigenza di giustificarsi: Mi rinfaccia di possedere beni dei proscritti: ma non  proprio questo il suo crimine spaventoso, il non aver permesso n a me n ad alcun altro di vivere onestamente e senza correre pericolo? Per di pi sono pronto a restituire agli antichi proprietari quei beni che acquistai allora per paura, pagandone tuttavia il giusto prezzo560. Quando si dice larte oratoria.
Per Lepido non fu semplice trovare degli alleati politici, ma tra questi si possono annoverare con sicurezza diversi mariani tra cui: Marco Giunio Bruto, tribuno della plebe e padre del famoso cesaricida; Marco Perperna Ventone, colui che assassin Sertorio, e Lucio Cornelio Cinna il Giovane, figlio del famoso console. Qualcuno inserirebbe nellelenco anche Crasso, ma non vi  alcuna prova al riguardo, mentre la popolazione dellEtruria si schier a suo favore, dando inizio a una sollevazione e incrementando le file del suo esercito.
Contro Lepido parl Lucio Marcio Filippo, uomo di grande prestigio:
Marco Emilio, lultimo degli scellerati, tale che non saprei se definire pi malvagio o pi vile, dispone di un esercito al fine di calpestare la libert e da spregevole che era si  fatto temibile [] Da parte mia fin dal principio, quando vedevo lEtruria sollevarsi, i proscritti richiamati, il denaro pubblico sperperato in largizioni, pensavo che si dovesse agire senza indugio e fui uno dei pochi a seguire il parere di Catulo561.
Filippo e i suoi riuscirono a far varare un senatus consultum ultimum che dichiarava Lepido nemico della patria. Intanto Lepido, dallEtruria, si dirigeva verso Roma con la sua armata, mandando avanti degli ambasciatori per tentare di trovare un accordo con il Senato. Le sue richieste vertevano su due punti: il ritiro del senatoconsulto emanato contro di lui e la sua rielezione al consolato. Lepido trov Catulo ad attenderlo con il suo esercito nella zona che va dal ponte Milvio al Gianicolo e fu ben presto messo in fuga: Scacciato dallItalia dal collega Quinto Catulo, ripar in Sardegna e quivi per, essendosi inutilmente impegnato per accendervi la guerra562.
Secondo alcuni, ad aspettare Lepido presso il ponte Milvio ci sarebbe stato anche Pompeo, ma pare pi probabile che il futuro avversario di Cesare fosse altrove, ovvero presso Modena, dove si stava occupando di assediare Marco Giunio Bruto e altri alleati del ribelle; il tribuno fu infine consegnato a Pompeo dai suoi, o forse fu lui stesso a consegnarsi tradendo i suoi; in ogni caso, Pompeo lo fece mettere in custodia presso una piccola citt nella zona e poi mand un suo sgherro a ucciderlo il giorno seguente563.
Lepido ebbe tre figli da sua moglie Appuleia: il triumviro Marco Emilio Lepido; Lucio Emilio Lepido Paolo, divenuto console nel 50 a.C., e infine un altro figlio adottato dagli Scipioni. Alcuni tendono ad attribuirgli anche un tale Emilio Lepido Regillo, ma non vi  certezza.
Appiano sostiene che Lepido sia morto a causa di una malattia564; una versione simile viene anche da Plutarco, il quale per precisa che il ribelle si ammal perch scopr da un informatore che la moglie era unadultera565 e non per altri motivi. Alcuni degli uomini di Lepido si salvarono, fuggendo con Perperna in Spagna e rifugiandosi presso Sertorio.
Lucio Emilio Lepido Paolo  sicuramente meno famoso di suo fratello, il triumviro, e a differenza di lui fu un fervente repubblicano. Pur essendo il secondogenito, il triumviro porta il nome del padre: vediamo come gli studiosi pensano che ci sia potuto accadere. Lucio aveva un fratello maggiore, che quasi sicuramente si chiamava Marco Emilio Lepido e che sarebbe quello dei tre adottato dagli Scipioni. Ladozione deve essere avvenuta quando Lucio era gi nato, per cui a lui fu dato un nome diverso da quello paterno, ma prima che nascesse Marco il quale, in assenza di un erede di nome Marco in famiglia, prese questo nome. Le fonti ricordano Lucio con il solo cognomen Paolo, omettendo Lepido, e molti credono che ci sia avvenuto perch tendeva a non usarlo per distinguersi dalle idee politiche proprie della sua famiglia.
La prima volta che le fonti menzionano lerede degli Emili  a proposito dellanno 63 a.C., quando Lucio doveva avere allincirca trentanni: Sallustio566 sostiene che fu proprio lui a citare in giudizio Catilina con laccusa di violenza secondo la lex Plautia de vi.
Nel 59 a.C. fu questore in Macedonia al seguito di Gaio Ottavio, padre del futuro imperatore Augusto. Il suo nome comparve anche tra quelli dei presunti organizzatori della congiura contro Pompeo denunciata da Lucio Vettio567, ma ovviamente non poteva essere sia a Roma che in Macedonia contemporaneamente.
Nel 55 a.C. Lucio divenne edile curule e si occup del restauro della basilica che porta il nome della sua gens, la Emilia. Nel 50 a.C. divenne console, ma a quanto pare accett una mazzetta da Cesare568, quasi sicuramente perch aveva speso molto per il restauro della basilica e per le elezioni e le sue speranze di rifarsi facendo da governatore in una provincia ricca erano sfumate; Pompeo, infatti, aveva fatto passare da poco una legge che imponeva ai magistrati di prendere servizio in una provincia cinque anni dopo aver ricoperto la magistratura a Roma. Un danno economico notevole per il nostro Lucio, il quale per fu molto discreto in merito alla provenienza dei soldi ricevuti per rimettersi in carreggiata. Ovviamente Cesare lo pag perch svolgesse un compito per suo conto, ovvero per fare in modo che Curione, il tribuno della plebe prezzolato a sua volta dal futuro dittatore, potesse agire indisturbato senza essere cacciato dalla Curia. Da alcune lettere di Cicerone emerge che gli ottimati si fidavano ancora di Lucio e non sapevano niente del suo tradimento.
Non sappiamo granch di Lucio negli anni successivi, e lo vediamo ricomparire direttamente dopo la morte di Cesare, nel 43 a.C. e sempre al fianco dei repubblicani. Fu proprio la sua appartenenza a questo partito che spinse il secondo triumvirato a inserirlo nelle liste di proscrizione. Ogni triumviro aveva diritto a scegliere dei nomi, ma allo stesso modo ognuno di loro doveva rinunciare a dei parenti scomodi e per Marco Emilio Lepido tale era suo fratello. Marco accett di inserire il suo nome nelle liste, ma alla fine lo aiut a fuggire e a raggiungere Bruto e Cassio in Asia. Dopo la battaglia di Filippi Lucio riusc a rifugiarsi presso la citt di Mileto, dove pare abbia vissuto il resto della sua vita abbastanza tranquillamente, rifiutando anche di tornare nellUrbe quando gli fu concesso di farlo569.
Passiamo ora al fratello famoso, Marco Emilio Lepido, il triumviro. Nato nell89 a.C. circa, nel 66 ebbe la possibilit di battere moneta in quanto triumviro monetale, per poi diventare pontefice nel 62 e interrex nel 52. Il suo interregno ebbe luogo subito dopo la morte del tribuno Clodio e doveva permettere la riunione dei comizi per lo svolgimento delle elezioni, ma la sua casa fu presa dassalto dai clodiani. In questa fase Lepido era ancora dalla parte degli ottimati, come ci mostrano le sue azioni anche a favore di Cicerone; egli fu, infatti, tra quelli che proposero la ricostruzione della casa delloratore dopo la sua distruzione. Qualcosa per cambi nel 49 a.C., quando Lepido divenne pretore urbano e nomin Cesare dittatore. Non si sa se il passaggio al partito cesariano sia avvenuto prima o dopo le elezioni, ma sicuramente loperato di Lepido fu fondamentale per Cesare. Normalmente nominare il dittatore era un diritto dei consoli in carica e non del pretore, cos il nostro dovette far apportare una modifica alla legislazione, con laiuto del popolo, per poter agire a favore del suo alleato. Da allora in poi la sua fedelt al futuro dittatore fu indiscussa.
Nel 47 a.C. divenne governatore della Spagna Citeriore. Lepido dovette scontrarsi con le forze di Gaio Cassio Longino e Marco Claudio Marcello Esernino, e ottenne risultati eccellenti, tanto da indurre Cesare a tributargli il trionfo. Nel 46 a.C. divenne console sempre grazie al sostegno del dittatore, che fu suo collega in quelloccasione: un segno di notevole stima da parte del condottiero, che gli diede la precedenza rispetto a personaggi del calibro di Marco Antonio e Dolabella. Durante il consolato Lepido avvi la costruzione del recinto dei Saepta Iulia, tanto desiderato da Cesare e poi portato a compimento da Agrippa.
Nel 44 a.C. Lepido era il magister equitum quando Cesare fu assassinato570, e successivamente divenne anche pontefice massimo al posto del dittatore. Cassio Dione non specifica quale fosse la carica di Lepido ma sostiene quanto segue a proposito delle idi di marzo:
Quando Cesare giunse in senato, Trebonio trattenne fuori Antonio. Veramente avevano progettato di uccidere anche lui e Lepido; temendo per, se avessero accresciuto il numero delle vittime, di essere accusati di aver ucciso Cesare per brama di potere e non per la liberazione di Roma, come si vantavano, non vollero che Antonio fosse presente alla strage, quanto a Lepido, si trovava nel suburbio, perch si accingeva a partire per una spedizione militare571.
Lepido si stava preparando a partire per le sue province, la Spagna Citeriore e la Gallia Narbonense, lo stesso giorno in cui Cesare avrebbe lasciato Roma per andare a combattere la campagna contro i parti; se ne deduce che Lepido era lunico in possesso di una forza militare, circa una legione, presso lUrbe al momento della morte del dittatore. Poteva pertanto approfittare della situazione per eliminare i cesaricidi ma, non volendo agire da solo, attendeva ordini dal console in carica. Tuttavia Antonio comp un gesto inaspettato, dettato quasi sicuramente dalla paura: assecondando la tendenza del Senato, accord lamnistia agli assassini.
Lepido era contrario, sia perch poteva avere facilmente il sopravvento sui rivali, sia perch in citt erano presenti i veterani di Cesare i quali, molto contrariati per la morte del loro paladino, avrebbero potuto incrementare le file sue e di Antonio; eppure non mosse un dito per far saltare gli accordi, probabilmente convinto dallo stesso Antonio a tergiversare in attesa di pi promettenti sviluppi. Fu anche costretto a ospitare in casa propria uno dei cesaricidi in segno di pace, ovvero Bruto572, mentre Antonio si prendeva Cassio.
Proprio perch non disponeva di truppe per ripristinare lordine, Antonio non poteva fare a meno di Lepido; ma appena riusc a procurarsi alcune unit, prefer mandare il neogovernatore a prendere possesso delle sue province e rimase il solo a gestire lUrbe in qualit di console. Questi aveva fatto diverse concessioni a Lepido per tenerselo buono: Diede la propria figlia in moglie al figlio del rivale, affinch gli lasciasse mano libera in ci che faceva.
E per poter attuare facilmente il suo piano, trasfer di nuovo lelezione del pontefice massimo dal popolo ai sacerdoti e con il loro aiuto lo fece eleggere, trascurando del tutto o in parte la tradizione e rinunziando a una propria elezione573. In realt bisogna tenere presente che, almeno per quel che riguarda il pontificato massimo, Lepido era gi di per s, senza laiuto di Antonio, uno dei candidati pi in vista.
Lepido and prima in Spagna, dove riusc a sottoscrivere un accordo con Sesto Pompeo574, figlio di Pompeo Magno, e poi si spost in Gallia Narbonense, dove si trovava ancora quando fu raggiunto da Antonio, fuggito in seguito alla disfatta subita a Modena. Non lo accolse proprio a braccia aperte, anzi si mostr molto titubante575, ma poi decise di farlo accedere nella sua provincia e per questo anche Lepido, come il suo sodale in precedenza, fu dichiarato nemico pubblico. Sar solo in seguito alla stipula del triumvirato che i due riusciranno a liberarsi di questo marchio.
Allepoca della battaglia di Modena, secondo Cassio Dione, Lepido diede prova delle sue capacit di doppiogiochista non schierandosi apertamente con nessuno dei contendenti, dato che ad attaccare Decimo Bruto Albino cera anche Ottaviano: Lepido non faceva capire chiaramente a chi mandava i soldati; apprezzava Antonio, che era un suo parente, ma era stato inviato contro di lui dal senato: per questo, e anche per crearsi una base di appoggio presso ambedue i contendenti, non diede nessun ordine preciso al generale Marco Silano576. Alla fine Silano si mise al servizio di Antonio. Questultimo era in rotta con lerede di Cesare, ma alla fine dovettero accordarsi per fronteggiare insieme i cesaricidi, per cui concordarono un incontro. A questo meeting, avvenuto presso la citt di Bononia nel 43 a.C., partecip anche Lepido, che pare ne sia stato pure lorganizzatore. Cos nacque il secondo triumvirato; lalleanza fu sancita dalla lex Titia del 27 novembre del 43 a.C., che dava ai triumviri una veste ufficiale, al contrario del primo triumvirato, che era rimasto un semplice accordo tra privati cittadini. I suoi membri erano ora a tutti gli effetti i magistrati in carica pi potenti di Roma con un mandato speciale di cinque anni (ovviamente rinnovabile). I tre si divisero anche le province: a Ottaviano andavano Corsica, Sardegna, Sicilia e Africa, le province del grano; ad Antonio la Gallia Cisalpina e la Transalpina e infine a Lepido la Gallia Narbonense e le Spagne. Le altre province erano occupate dai cesaricidi.
Per trovare i fondi per la guerra ed eliminare i potenziali nemici che avrebbero potuto creare problemi a Roma mentre due dei triumviri erano allestero, si decise di stilare delle liste di proscrizione. Ogni triumviro aveva dei parenti scomodi filorepubblicani che non potevano restare vivi; per Lepido, come abbiamo detto, si trattava di suo fratello Lucio Emilio Paolo che fu in realt graziato. Lepido per non fu cos clemente con tutti i proscritti; uniscrizione ricorda il caso di una donna di nome Turia, che difese il marito proscritto e per questo dovette anche subire le angherie del console, o almeno questo  quanto sostiene liscrizione posta sulla sua lapide funeraria dal marito:
Fornisti il pi valido aiuto alla mia fuga con i tuoi gioielli: ti togliesti di dosso tutto loro e tutte le gemme perch li portassi con me e poi mi sostenesti durante la mia assenza inviandomi schiavi, denaro e rendite eludendo attentamente la vigilanza dei nemici. Quando Cesare Augusto, assente da Roma, mi reintegr nei miei diritti, tu interpellasti Lepido riguardo la mia reintegrazione e, prostrata ai suoi piedi, non solo rialzata, ma trascinata e afferrata come una schiava, col corpo coperto di lividi, lo informasti con atteggiamento fermissimo del decreto di Augusto contenente latto di grazia e, ricevute anche parole ingiuriose e crudeli ferite, le esibisti pubblicamente, perch il responsabile delle mie sventure fosse ben noto577.
Nel 42 a.C. Lepido fu nominato console per la seconda volta e lasciato a Roma a gestire la citt, mentre Ottaviano e Antonio si occupavano di Bruto e Cassio a Filippi. Il fatto che Lepido non avesse preso parte attiva allo scontro decisivo contro i cesaricidi lo penalizz notevolmente: Ottaviano e Antonio divennero subito pi forti di Lepido, che non era stato vincitore insieme a loro: erano per destinati a venire in contrasto uno contro laltro entro breve tempo, perch  difficile che tre o due uomini eguali per la carica ricoperta, saliti a tanta potenza in seguito a una guerra, vadano daccordo578. Il sodalizio tra i tre aveva la sua ragion dessere nellesistenza di nemici comuni; venuti meno questi, si ritrovarono a essere nemici uno dellaltro. Ma lo scontro non avvenne subito e apertamente, bens con gradualit.
Allepoca della guerra di Perugia, combattuta dal fratello di Antonio, Lucio579, Lepido era ancora a Roma; le fonti lo ritengono responsabile dellaccesso delle truppe di Lucio in citt: Lepido, cui era stato affidato il comando del presidio, non oppose alcuna resistenza per la sua inettitudine580. Il fratello di Antonio, approfittando dellassenza di Ottaviano, tent di occupare lUrbe ed effettivamente riusc a entrarvi, ma poi, saputo dellimminente arrivo di Ottaviano, si diede alla fuga. Con la pace di Brindisi del 40 a.C. i triumviri si divisero nuovamente limpero; tenendo conto che Sardegna e Sicilia erano sotto il controllo del ribelle Sesto Pompeo e che lItalia non era dominio da spartire, a Ottaviano and lOccidente, ad Antonio lOriente e a Lepido lAfrica.
Nel 38 le ostilit con Sesto Pompeo ripresero e cos i triumviri rinnovarono il loro mandato per altri cinque anni, che per non si compirono mai. Lepido ormai non veniva quasi pi consultato da Antonio e Ottaviano, ma in questo caso erano necessarie le truppe di tutti per sconfiggere il nemico comune. Lepido and in aiuto di Ottaviano nel 36 a.C., quando questi aggred Sesto Pompeo in Sicilia riportando una notevole vittoria sul suo fronte, mentre dallaltro lato dellisola operava Agrippa. Dato che lo si continuava a trattare come se fosse un sottoposto e non un triumviro con poteri pari agli altri due, Lepido decise di reagire e, dopo essersi preso alcune delle legioni dello sconfitto Sesto, prov a far valere le sue ragioni. Tuttavia Ottaviano lo neutralizz facendo circondare i suoi uomini, e per il nostro fu la fine politica: lex triumviro fu costretto a ritirarsi a vita privata presso il Circeo dove visse per pi di ventanni, morendo nel 13 a.C. e mantenendo il titolo di pontefice massimo.
Lepido viene spesso presentato come il terzo incomodo del triumvirato, che i pi abili Antonio e Ottaviano sfruttano per poi accantonarlo quando non ne hanno pi bisogno.  vero che Lepido fu messo da parte, ma non fu lo sprovveduto che molti descrivono. K.E. Welch mette in evidenzia le sue capacit di mediatore581: fu suo sia il merito dellincontro a Bononia che port alla creazione del triumvirato, sia la tregua sancita con Sesto Pompeo, sempre databile al 43 a.C. Anche nel suo caso abbiamo una letteratura avversa che per, al contrario di Ottaviano e Antonio, di cui  evidenziata la spietatezza, disegna un Lepido inetto e inconsistente.  difficile definire ruoli e caratterialit di personaggi vissuti in un periodo storico cos complesso e confuso dal punto di vista delle fonti, per cui possiamo solo prendere atto dei meri dati storici.
A Lepido vengono attribuite due mogli: una Cornelia e una Giunia582. Questultima sarebbe stata la sorella del cesaricida Bruto e avrebbe dato al triumviro due figli: Marco Emilio Lepido, morto nel 30 a.C. e Quinto Emilio Lepido divenuto console nel 21.
Il figlio di Lepido morto nel 30 fu accusato di aver cospirato contro Ottaviano e giustiziato:
Mentre Cesare poneva fine alle guerre dAzio e dAlessandria, Marco Lepido, giovane del quale lavvenenza era superiore allintelligenza, figlio di quel Lepido che era stato tribuno per il riordinamento dello stato e di Giunia, sorella di Bruto, aveva fatto un piano per ucciderlo non appena fosse tornato a Roma. Era allora preposto alla vigilanza Gaio Mecenate, discendente da famiglia dellordine equestre, ma illustre [] con la pi grande calma e dissimulazione egli spi i piani di questo giovane impulsivo, e bloccando prontamente Lepido, senza provocare disordine alcuno n alle cose n alle persone, soffoc fin dallinizio il fuoco spaventoso di una nuova guerra civile583.
A quanto pare la moda del tempo prevedeva che le donne si uccidessero mangiando carboni ardenti: non molto tempo prima, il gesto era stato messo in atto da Porzia, moglie di Bruto, e in questa circostanza viene attribuito alla moglie di Lepido, Servilia, che peraltro di Porzia era parente.
Limpero
Un pronipote del triumviro e suo omonimo, Marco Emilio Lepido, figlio del console del 6 d.C., Marco Emilio Lepido, spos la sorella dellimperatore Caligola e fu coinvolto nella fallimentare congiura contro questultimo:
Poi fu il turno di Lepido, il celebre amante prediletto da Gaio, marito di Drusilla e, insieme allimperatore, compagno di nefandezze delle sorelle di lui, di Agrippina e di Giulia: a costui Gaio aveva concesso di accedere alle magistrature cinque anni in anticipo rispetto ai tempi previsti dalle leggi, e aveva pi volte dichiarato che lo avrebbe designato successore al potere imperiale584.
Lepido ascese dunque a un potere immenso sposando la sorella dellimperatore, ma ci lo pose anche in una situazione alquanto spinosa. Essere stato prescelto come successore fu forse la molla che lo spinse a cospirare contro il cognato. Questi, infatti, nellanno in cui avvenne la congiura, il 39 d.C., stava per avere una figlia dallultima moglie, Cesonia, e quindi un erede legittimo che avrebbe spodestato Lepido. Alcuni studiosi sostengono che in realt fu Caligola a ordire una congiura contro i suoi parenti serpenti e poi a presentare al mondo le cose in unottica completamente differente, il che  unipotesi plausibile585.
Mentre le sorelle di Caligola furono semplicemente mandate in esilio a Lepido tocc la condanna a morte. Anche la sorella di Lepido fece un ottimo matrimonio con un membro della famiglia imperiale, vale a dire Druso, figlio di Germanico. Il marito mor a causa delle trame di Seiano e lei non fece una fine migliore del fratello. Accusata di adulterio con uno schiavo, si suicid per anticipare la pena:
Emilia Lepida, che come ho gi narrato, era sposa del giovane Druso, e che, avendo perseguitato il marito con inesorabile asprezza, per quanto infamata, pur viveva impunita finch visse suo padre Lepido, dopo la morte di lui fu colpita dai delatori, che laccusarono di adulterio con uno schiavo; scelleratezza di cui nessuno dubitava. Perci abbandonata ogni difesa, si uccise586.
Dopo il i secolo d.C. vi sono pochi rappresentanti di rilievo per la famiglia Emilia, ma quelli esistenti hanno caratteristiche notevoli. E anche questa gens non poteva non vantare un imperatore tra i suoi esponenti: Marco Emilio Emiliano, il quale regn appena tre mesi nel 253 d.C. Nato in Africa tra il 207 e il 213 d.C. apparteneva in qualche modo alla gens Emilia; sfortunatamente, sappiamo troppo poco delle sue origini per capire in quale modo. Le varie fonti che trattano di questo imperatore discordano su tutto: data e luogo di nascita, natali illustri o meno e cariche rivestite; pertanto,  pressoch impossibile definire chiaramente la sua storia.
Il regno di Emiliano fu la palese dimostrazione di come, allepoca, tutto fosse in mano allesercito, i cui capricci potevano cambiare le sorti di Roma. Il predecessore di Emiliano, Treboniano Gallo, aveva promesso ai goti un sussidio affinch non provocassero tumulti o mettessero a rischio limpero. In realt doveva trattarsi di un puro e semplice tributo che i romani pagavano ai barbari, che probabilmente alcuni comandanti e amministratori si rifiutarono di pagare. Emiliano, allora governatore della Mesia Inferiore, decise di agire per conto proprio e fece uccidere tutti i goti nella sua provincia per poi inseguirli nel loro territorio e finire il lavoro. I soldati, entusiasti del suo comportamento, scelsero Emiliano come nuovo imperatore e lo seguirono in Italia dove eliminarono Gallo e suo figlio.
Il consenso, tuttavia, dur appena tre mesi, ovvero finch alle porte dellItalia si affacci un altro comandante provinciale, Valeriano, proveniente dal confine renano e sostenitore di Gallo. Man mano che questi si avvicinava al rivale, le sue file si ingrossavano e i soldati di Emiliano, che poco prima non avevano esitato a tradire Gallo per passare al pi forte del momento, non si fecero alcun problema a ripetere loperazione: passarono dalla parte di Valeriano e assassinarono Emiliano587. A quei tempi usava cos
Un personaggio che non possiamo non trattare  il giurista Emilio Papiniano. Advocatus fiscus sotto Marco Aurelio, fu grande amico e prefetto del pretorio dellimperatore Settimio Severo (a partire dal 205 d.C.). I guai del giurista cominciarono quando si trov, per volont di Severo, a fare da tutore ai figli di lui, Caracalla e Geta, divenuti imperatori al posto del padre: [Severo] in punto di morte decise che gli succedessero Antonio e Geta, laltro suo figlio, e lasci come tutore Papiniano: uomo giustissimo, era esperto nel diritto, propugnava nuove leggi ed era superiore a tutti i legislatori romani che vissero prima e dopo di lui588.
Papiniano comprese fin dallinizio che i rapporti tra i due ragazzi sarebbero stati problematici, arrivando anche a preconizzare che potessero uccidersi a vicenda. Fu facile profeta: ben presto Caracalla arriv a uccidere il fratello senza neppure darsi la pena di assoldare sicari: lo assassin in presenza di diverse persone e proprio mentre lui si rifugiava tra le braccia di sua madre. Commesso il fratricidio Caracalla ebbe una brillante idea: perch non passare per vittima anzich per carnefice? Cos and da Papiniano e gli chiese di scrivere un discorso nel quale giustificava lassassinio di Geta, sostenendo che si era trattato di legittima difesa. Papiniano si rifiut, sostenendo che giustificare un omicidio era praticamente come commetterlo e cos fu ucciso alla sua presenza, a colpi di scure per opera di un soldato589. Le raccolte a lui attribuite e che si sono conservate nel tempo sono le Quaestiones e i Responsa, ambedue riguardanti il diritto civile. Papiniano viene spesso citato nel Digesto ed  considerato tra i pi grandi giuristi del suo tempo, se non il pi grande in assoluto.
Passiamo ora alle signore. Le fonti citano di sfuggita molte donne della gens, indicando generalmente la paternit, il nome del consorte e degli eventuali figli degni di merito, come ad esempio Emilia Terzia, figlia di Lucio Emilio Paolo Macedonico, la gi citata Emilia Lepida, moglie di Druso, figlio di Germanico, ed Emilia Clara, madre dellimperatore Didio Giuliano. Di molte di esse non abbiamo dati a sufficienza per redigere una vera e propria biografia; in alcuni casi per si riesce a desumere qualche informazione in pi, come per la vestale Emilia che, nel 114 a.C., insieme a due sue colleghe, Licinia e Marcia, fu condannata per incesto.
Per i romani una vestale che non si conservava vergine per i trentanni di servizio pattuiti commetteva un reato gravissimo, che metteva a rischio i rapporti con le divinit. Ecco perch le condannate per questo genere di reato erano sepolte vive con pochi viveri, mentre gli uomini che avevano violato la loro purezza venivano uccisi pubblicamente. In alcuni casi per la condanna dei rei non era sufficiente e cos si ricorreva a delle vittime sacrificali per ripristinare lequilibrio, proprio come avvenne nel 114 a.C.:
Tre vergini vestali, Emilia, Licinia e Marzia, erano state sedotte e da lungo tempo si intrattenevano con uomini, tra cui cera Betuzio Barro, padrone dellinformatore. Perci esse, trovate colpevoli, furono punite, ma dato che laffare si era rivelato terribile, sembr opportuno che i sacerdoti interrogassero i libri sibillini. Dicono che furono trovati oracoli che presagivano queste circostanze come foriere di sventura e ordinavano che, allo scopo di evitare la conseguenza, fossero offerti ad alcuni spiriti sfavorevoli e stranieri due greci e due galli sepolti vivi sul posto590.
Un caso di gossip vero e proprio fu quello che vide come protagonista Emilia Lepida, sorella del console dell11 d.C., Manio Emilio Lepido591. Costei, discendente di Silla e Pompeo, sotto Tiberio, nel 20 d.C., fu accusata di vari reati tra cui adulterio, tentato avvelenamento, consultazione di maghi e altre scelleratezze del genere. Quella che per la port in tribunale e di cui sappiamo qualcosa in pi  laccusa di adulterio. Il marito, tale Publio Sulpicio Quirino592, molto ricco ma di oscuri natali, lavrebbe accusata di aver addirittura simulato di aver avuto un figlio da lui. La donna, nonostante fosse in torto, riusc a ottenere il favore del popolo con trucchi decisamente discutibili: Entrata in teatro con alcune nobildonne, invocando con flebili lamenti i suoi antenati e soprattutto Pompeo che aveva costruito quelledificio dove si scorgevano i ritratti di lui, tanta compassione suscit negli astanti che, piangendo, essi mandavano feroci imprecazioni a Quirino593.
La giustizia per non si fece abbindolare dalle sue lacrime e, una volta provate le sue colpe, la condann allesilio. La figlia che Lepida voleva far passare per erede di Quirino pare fosse del console suffetto del 21 d.C., Mamerco Emilio Scauro, altro membro della sua gens. Laccusa di avvelenamento di cui parla Tacito riguardava anche questa volta Quirino, che avrebbe dovuto essere la vittima, o almeno questo  quanto sostenne uno schiavo sotto tortura allepoca del processo.
Il comportamento di Lepida fu considerato riprovevole non solo per la sua discendenza, ma anche e soprattutto perch alla donna era stato concesso lonore di essere la promessa sposa del nipote di Augusto, Lucio Cesare. Svetonio sostiene che Lepida aveva ventanni al momento del processo, ma la cosa sembra alquanto improbabile proprio perch la donna viene citata come fidanzata del giovane Lucio, che nacque nel 17 a.C.  difficile credere che vi fossero diciassette anni di differenza tra i due, per cui si deve desumere che Lepida avesse circa trentacinque anni al momento del processo.

522 Plutarco, Emilio Paolo, ii.
523 Id., Numa, viii.
524 Id., Romolo, ii.
525 Id., Emilio Paolo, ii.
526 Livio, Ab Urbe condita libri, xxii, 35.
527 Ivi, xxii, 38-50.
5281 Valerio Massimo, Facta et dicta memorabilia, iii, 4, 4.
5291 Ivi, iii, 1, 1.
5301 Livio, Ab Urbe condita libri, xxxi, 2.
531 Valerio Massimo, Facta et dicta memorabilia, vi, 6, 1.
532 Livio, Ab Urbe condita libri, xxxvii, 47.
533 Questa strada, secondo uno di G. Camodeca, sarebbe da attribuirsi a Marco Emilio Lepido console nel 126 a.C., di cui conosciamo solo nome e data del consolato. Cfr. G. Camodeca, M. Aemilius Lepidus, cos. 126 a.C., le assegnazioni graccane e la via Emilia in Hirpinia, in Zeitschrift fr Papyrologie und Epigraphik, 115 (1997), pp. 263-270.
534 Valerio Massimo, Facta et dicta memorabilia, vii, 5, 4.
535 Plutarco, Emilio Paolo, x; vedi anche Valerio Massimo, Facta et dicta memorabilia, i, 5, 3 che per chiama il cagnolino Persiano.
536 Plutarco, Emilio Paolo, xxvi.
537 Ivi, xxxvii.
538 Vedi la Gens Fabia e la Gens Cornelia.
539 Plutarco, Emilio Paolo, xxxv. Vedi anche Valerio Massimo, Facta et dicta memorabilia, v, 10, 2.
540 Cicerone, Brutus, xcv.
541 Valerio Massimo, Facta et dicta memorabilia, viii, 1, damnati 7.
542 Velleio Patercolo, Historiae romanae, ii, 10.
543 Sallustio, Bellum Iugurthinum, xv, 4.
544 Valerio Massimo, Facta et dicta memorabilia, iv, 4, 11 e Cicerone, Brutus, 112.
545 Valerio Massimo, Facta et dicta memorabilia, iv, 4, 11.
546 Cicerone, Brutus, 110-113.
547 Plinio il Vecchio, Naturalis historia, viii, 223.
548 Cicerone, Brutus, 111-112.
549 Plutarco, Quaestiones romanae, l.
550 Cfr. S. Prossomariti, I personaggi, cit., pp. 137-145.
551 Valerio Massimo, Facta et dicta memorabilia, iii, 2, 18.
552 Vedi la Gens Domizia.
553 Valerio Massimo, Facta et dicta memorabilia, vi, 5, 5.
554 Flavio Giuseppe, Antichit giudaiche, xiv, 29.
555 Plinio il Vecchio, Naturalis historia, viii, 64 e 76; ix, 11; xxxv, 127; xxxvi, 5.
556 Valerio Massimo, Facta et dicta memorabilia, viii, i, absoluti 10.
557 Ivi, v, 8, 4.
558 Appiano, Guerre civili, i, 105.
559 Ibidem.
560 Sallustio, Historiarum fragmenta, i, 55.
561 Ivi, i, 77.
562 Livio, Ab Urbe condita libri, periocha xc.
563 Plutarco, Pompeo, xvi.
564 Appiano, Guerre civili, 107.
565 Plutarco, Pompeo, xvi; vedi anche Plinio il Vecchio, Naturalis historia, vii, 122.
566 Sallustio, De coniuratione Catilinae, xxxi.
567 Vedi la Gens Domizia.
568 Svetonio, Caesar, xxix.
569 Cassio Dione, Storia romana, xlvii, 8.
570 Svetonio, Caesar, lxxxii.
571 Cassio Dione, Storia romana, xliv, 19.
572 Ivi, xliv, 22 e 34.
573 Ivi, xliv, 53, 6-7.
574 Ivi, xlv, 10, 6.
575 Velleio Patercolo, Historiae romanae, ii, 64; Plutarco, Antonio, 18.
576 Cassio Dione, Storia romana, xlvi, 38.
577 Corpus inscriptionum Latinarum, vi, 1527.
578 Cassio Dione, Storia romana, xlviii, 1.
579 Vedi la Gens Antonia.
580 Cassio Dione, Storia romana, xlviii, 13, 4.
581 K.E. Welch, The career of M. Aemilius Lepidus 49-44 B.C., in Hermes, 123 (1995), p. 444.
582 Alcuni credono che Lepido abbia avuto una sola moglie, Giunia, e che il nome Cornelia, menzionato da Asconio a proposito degli eventi del 52 a.C., sia semplicemente un errore.
583 Velleio Patercolo, Historiae romanae, ii, 83.
584 Cassio Dione, Storia romana, lix, 22, 6.
585 Cfr. S. Prossomariti, I personaggi, cit., Roma, 2012, p. 34.
586 Tacito, Annales, vi, 40.
587 Zosimo, Storia nuova, i, 28-29.
588 Ivi, i, 9.
589 Historia Augusta, Caracalla, iv.
590 Plutarco, Questiones romanae, 83.
591 Questo Lepido, secondo alcuni studiosi (vedi L. Hayne, The last of the Aemilii Lepidi, in LAntiquit Classique, 42, 1973, p. 498), potrebbe essere quello che le fonti menzionano quale avvocato di Gneo Pisone al processo per lomicidio di Germanico. Di sicuro fu il suocero dellimperatore Galba dato che sua figlia ne divenne la moglie.
592 Vedi la Gens Sulpicia.
593 Tacito, Annales, iii, 23.

Gens Fabia

Prosopografia
v secolo a.C.
11. quinto fabio vibulano console nel 485 e 482 a.C. Fratello dei nn. 2 e 3;
12. cesone fabio vibulano console nel 484, 481 e 479 a.C. Fratello dei nn. 1 e 3;
13. marco fabio vibulano console nel 483 e 480 a.C. Fratello dei nn. 1 e 2 e padre del n. 4;
14. quinto fabio vibulano console nel 467, 465 e 459 a.C. e decemvir legibus scribundis consulari imperio nel 450 a.C. Figlio del n. 3 e padre dei nn. 6, 7 e 8;
15. marco fabio vibulano console nel 457 e 456 a.C.;
16. marco fabio vibulano console nel 442 e tribuno consolare nel 433 a.C. Figlio del n. 4 e fratello dei nn. 7 e 8;
17. quinto fabio vibulano ambusto console nel 423 e nel 412 a.C. e tribuno consolare nel 416 e nel 414 a.C. Figlio del n. 4, fratello dei nn. 6 e 8 e padre del n. 9;
18. numerio fabio vibulano console nel 421 e tribuno consolare nel 415 e 407 a.C. Probabilmente figlio del n. 4 e fratello dei nn. 6 e 7;
19. numerio fabio ambusto tribuno consolare nel 406 e 390 a.C. Figlio del n. 6, fratello dei nn. 10 e 11, padre del n. 13 e probabilmente anche del 14;
10. cesone fabio ambusto tribuno consolare nel 404, 401, 395 e 390 a.C. Figlio del n. 6, fratello dei nn. 9 e 11 e padre del n. 12.
iv secolo a.C.
11. quinto fabio ambusto tribuno consolare nel 390 a.C. Figlio del n. 6 e fratello dei nn. 9 e 10;
12. marco fabio ambusto tribuno consolare nel 381 e 369 a.C. Figlio del n. 10;
13. marco fabio ambusto console nel 360, 356, 354 a.C., dittatore nel 351 a.C. e magister equitum nel 322 a.C. Figlio del n. 9, probabilmente fratello del n. 14 e padre del n. 17;
14. gaio fabio ambusto console nel 358 a.C. e dittatore nel 348 a.C. Probabilmente figlio del n. 9 e fratello del n. 13;
15. marco fabio dorsuo console nel 345 a.C.;
16. quinto fabio ambusto magister equitum nel 344 a.C. e dittatore nel 321 a.C.;
17. quinto fabio massimo rulliano magister equitum nel 325 a.C., dittatore nel 315 a.C. e console nel 322, 310, 308, 297 e 295 a.C. Figlio del n. 13 e padre del n. 18.
iii secolo a.C.
18. quinto fabio massimo gurgite console nel 292, 276 e 265 a.C. Figlio del n. 17;
19. gaio fabio dorsuo licino console nel 273 a.C.;
20. gaio fabio pittore console nel 269 a.C. Fratello del n. 21;
21. numerio fabio pittore console nel 266 a.C. Fratello del n. 20;
22. numerio fabio buteone console nel 247 a.C. Fratello del n. 24;
23. marco fabio licino console nel 246 a.C.;
24. marco fabio buteone console nel 245 a.C. Fratello del n. 22;
25. quinto fabio massimo verrucoso console nel 233, 228, 214 e 209 a.C., console suffetto nel 215 a.C. e dittatore nel 217. Padre del n. 26;
26. quinto fabio massimo console nel 213 a.C. Figlio del n. 25.
ii secolo a.C.
27. quinto fabio labeone console nel 183 a.C.;
28. quinto fabio massimo emiliano console nel 145 a.C. Padre del n. 30;
29. quinto fabio massimo serviliano console nel 142 a.C. Padre del n. 31;
30. quinto fabio massimo allobrogico console nel 121 a.C. Figlio del n. 28;
31. quinto fabio massimo eburno console nel 116 a.C. Figlio del n. 29.
i secolo a.C.
32. quinto fabio massimo console suffetto nel 45 a.C. Padre dei nn. 33 e 34;
33. paolo fabio massimo console nell11 a.C. Figlio del n. 32, fratello del n. 34 e padre del n. 35;
34. africano fabio massimo console nel 10 a.C. Figlio del n. 32 e fratello del n. 33.
i secolo d.C.
35. paolo fabio persico console nel 34 d.C. Figlio del n. 33;
36. fabio valente console suffetto nel 69 d.C.;
37. quinto fabio postumino console nel 99 d.C.594.
38. quinto fabio barbato valerio magno giuliano console suffetto nel 99 d.C.
ii secolo d.C.
39. lucio fabio giusto console suffetto nel 102 d.C.;
40. quinto fabio catullino console nel 130 d.C.;
41. gaio fabio agrippino console suffetto nel 148 d.C.;
42. lucio fabio cilone settimino catinio aciliano lepido fulciniano console suffetto nel 193 e console nel 204 d.C.
iv secolo d.C.
43. mesio fabio tiziano console nel 337 d.C.

594 Secondo il Degrassi, invece, sarebbe stato console suffetto nel 96 d.C.
Origini misteriose
Con i Fabi, ci troviamo in presenza di una tra le pi antiche gentes patrizie della storia di Roma, come dimostra il fatto che essi diedero il nome a una delle trib romane, vale a dire appunto la Fabia.
Un gran numero di leggende ruota attorno alla gens Fabia: ad esempio quella secondo cui il fondatore, un tale Fabio, sarebbe nato da un rapporto tra una donna mortale e il mitico Ercole. Secondo Plutarco la progenitrice della gens potrebbe essere stata una ninfa: Si dice che una ninfa, o secondo altri una donna del luogo, unitasi a Ercole presso il fiume Tevere gener Fabio, luomo dal quale trasse origine la stirpe dei Fabi, numerosa e illustre a Roma595; ma quello che pi ci interessa  un dettaglio riportato dal grammatico Festo: costui sostiene che il concepimento sarebbe avvenuto in una fossa nel terreno, detta fovi, che avrebbe poi dato il nome alla gens596. Queste fosse nel terreno venivano utilizzate per la cattura di orsi e lupi, ragione per la quale si crede che in origine i membri di questa gens si dedicassero, probabilmente quasi in esclusiva, a questo tipo di attivit597.
La versione pi diffusa circa lorigine del nome Fabio, tuttavia, ci viene fornita da Plinio il Vecchio, il quale ricorda che il termine deriverebbe dalla fava. Il legame con il frutto della morte spiegherebbe anche il culto dei morti praticato dalla gens598 che, come vedremo pi avanti, pu essere collegato anche alla famosa clades Cremerensis. Si discute ancora oggi circa le origini sabine o etrusche della gens; di certo sappiamo che i Fabi presero parte alla fondazione di Roma o che comunque erano esistenti nelle prime fasi evolutive dellUrbe. Le fonti, infatti, ricordano che i Lupercalia furono istituiti da Romolo e quindi si deve supporre che sia i membri della gens Fabia che quelli della Quintilia, protagonisti indiscussi di questo rito, fossero presenti a quel tempo. Esisterebbe un progenitore sabino di nome Modius Fabidus che collega la gens al territorio sabino; e anche il fatto che i Fabi svolgessero i propri sacra gentilicia presso il Quirinale, un colle associato solitamente ai sabini, pu essere considerata unulteriore prova in tal senso. Tuttavia, esistono anche delle testimonianze archeologiche, come liscrizione ceretana, che rinviano invece al territorio etrusco come zona di origine della gens. Di conseguenza, la questione resta irrisolta.
I Fabi hanno una storia cos antica che, pur essendo stati protagonisti della storia di Roma per tre secoli almeno, gi alla fine delle guerre puniche cominciarono lentamente a estinguersi. Per riuscire a prolungare la vita della famiglia, lultimo dei Fabi Massimi, Quinto Fabio Massimo, il pretore peregrino del 181 a.C., fu costretto ad adottare membri da altre famiglie prestigiose ma, a dispetto dellespediente  peraltro abbastanza comune , non riusc a risollevare le sorti della propria gens. I Massimi, che diedero i natali al celebre Quinto Fabio Massimo il Temporeggiatore, sono tra le familiae pi note, accanto ad Ambusti, Buteoni, Dorsui, Labeoni, Licini, Pittore e Vibulani. In particolare, i Vibulani dominarono la scena politica del v secolo a.C., gli Ambusti, il cui nome deriva da un cognomen usato dai Vibulani, raggiunsero lacme nel iv secolo a.C.
I trecento Fabi
Tra i primi e pi discussi rappresentanti di questa gens ci sono i tre fratelli che ressero il consolato tra il 485 e il 479 a.C., e che rischiarono di essere anche gli ultimi rappresentanti dei Fabi gi a quel tempo. Si tratta di Quinto Fabio Vibulano, console nel 485 e 482 a.C., Cesone Fabio Vibulano, console nel 484, 481 e 479 a.C., e di Marco Fabio Vibulano, console nel 483 e 480 a.C. Furono loro i protagonisti della leggendaria disfatta di Cremera sulla quale le fonti hanno discusso e continuano a discutere tuttora.
La storia dei tre fratelli  molto complessa e difficile da districare. Livio e Dionigi di Alicarnasso, le fonti principali per gli eventi che li riguardano, si contraddicono a vicenda e in continuazione. Proveremo dunque a dare un minimo di coerenza al materiale a disposizione. Cominciamo col dire che Cesone era stato questore nel 485 a.C., quando suo fratello Quinto era console. In quellanno Cesone e il suo collega denunciarono il console dellanno precedente, Spurio Cassio Vecellino, con laccusa di ambire alla tirannide:
Pretendeva che si dividessero tra i privati i terreni pubblici, per ottenere con la forza, senza che il senato emanasse un decreto in proposito e contro il parere favorevole del collega, lapprovazione della legge. Questa era dannosa e iniqua non solo perch era stata presentata come un beneficio concesso da un solo uomo, mentre avrebbe dovuto essere prima esaminata in via preventiva dal senato, poi, una volta approvata, sarebbe dovuta risultare un atto liberale compiuto da tutte le autorit599.
Alla fine Spurio fu considerato colpevole e quindi gettato seduta stante dalla rupe Tarpea, come previsto dalla legge. A quei tempi non si andava tanto per il sottile con chi lasciava anche solo balenare la prospettiva di una monocrazia: lultimo re era stato cacciato solo pochi anni prima, ed era ancora vivo il ricordo monarchico.
Cesone ebbe qualche problema a farsi eleggere console nel 484 a.C. a causa di suo fratello Quinto il quale, proprio lanno precedente, era stato accusato di aver defraudato i soldati del bottino ottenuto durante il conflitto contro volsci ed equi, finendo inviso alla plebe600. Quando Cesone divenne console, il conflitto mai sopito con i volsci riprese. I nemici di Roma attaccarono su due diversi fronti, e a Cesone tocc la difesa delle popolazioni alleate mentre al suo collega, Lucio Emilio Mamercino, lattacco alla citt di Anzio.
Mamercino perse gran parte dei suoi uomini e sarebbe stato duramente sconfitto se Cesone, una volta appreso delle difficolt del collega, non fosse accorso in suo aiuto:
[Cesone] alla testa del suo esercito voleva sferrare lattacco quanto prima possibile contro i nemici che cingevano dassedio la posizione fortificata. Ma poich i sacrifici e gli auspici non risultavano a lui favorevoli, e gli dei erano contrari alla sua partenza, egli stesso rimase fermo, ma scelse le coorti pi ardite e le invi in soccorso al collega. Queste fecero una marcia segreta per i monti per lo pi di notte, finch giunsero allaccampamento, senza che gli avversari se ne avvedessero601.
Lanno dopo, il 483 a.C., fu la volta del consolato di Marco, che si oppose a una legge agraria proposta dai tribuni della plebe, esasperando il popolo romano gi in astio con Quinto per la storia del bottino e con Cesone per aver fatto uccidere il console Spurio. Stavano maturando le condizioni per un conflitto tra i Fabi, ormai loligarchia dominante dellUrbe, e la plebe sempre pi indispettita dal loro atteggiamento autocratico. Nel 482 a.C. tocc di nuovo a Quinto essere console, ma non accadde niente degno di nota, come del resto anche nel 481 a.C., quando il ruolo spett a Cesone il quale, tuttavia, durante le sue campagne militari inizi a patire gli effetti della politica della sua gens: La cavalleria romana, mandata dal console Fabio ad inseguire le forze nemiche, memore dellopposizione del console alla legge agraria, non gli obbed602.
Il 480 a.C. fu lanno del bis di Marco e come non manc un Fabio al consolato, neppure manc un tribuno della plebe che tent per lennesima volta di far passare una legge agraria, usando ancora larma del blocco della leva contro laristocrazia. Ma si trattava di unarma spuntata: non potendo darla vinta agli etruschi, alla fine i romani erano sempre costretti a mettersi al servizio degli odiati patrizi per salvare le proprie terre.
Come spesso accadeva, gli etruschi di Veio diedero del filo da torcere alle armate dellUrbe guidate da Marco, che riusc a riportare la vittoria ma a caro prezzo; tra i caduti, infatti, vi fu anche il fratello Quinto:
Si riport una cos splendida vittoria, rattristata per da due cos grandi lutti. Pertanto il console, al senato che gli decretava il trionfo, rispose che, se lesercito poteva trionfare senza il suo comandante, egli vi avrebbe volentieri consentito in considerazione dei preziosi servigi da esso resi in quella guerra; quanto a s, con la famiglia in lutto per la morte del fratello Quinto Fabio, e con la Repubblica in parte orbata, non avrebbe accettato un alloro offuscato da due lutti, uno pubblico e uno privato603.
Morto Quinto, il console del 479 a.C. non poteva che essere Cesone e cos fu. Abbandonando lostruzionismo degli anni precedenti, Cesone tent di trovare una soluzione alle faide tra patrizi e plebei, per procurare allUrbe un po di pace interna e permetterle di concentrarsi sui nemici esterni. Il nuovo console propose di dare le terre conquistate fino a quel momento ai soldati che se le erano guadagnate, ma il Senato rifiut604, e cos la questione si concluse con un nulla di fatto.
Per sbloccare la situazione, i due fratelli superstiti sottoposero al Senato unidea: di Veio si sarebbero occupati loro, cio la loro gens e la sua clientela, senza dover rendere conto a nessuno e mettendoci i fondi di tasca propria: Noi intendiamo condurre questa guerra come se riguardasse soltanto la nostra famiglia, a nostre spese; per questa guerra la repubblica non dovr dare alcun contributo n di uomini n di denaro605. Del resto, per come erano andate le cose fino ad allora, il conflitto era diventato davvero una questione privata tra gli etruschi e i Fabi. E il Senato, stanco dei continui conflitti interni ed esteri degli ultimi anni, accett di buon grado una proposta cos allettante.
I Fabi si stanziarono presso il fiume Cremera, dove eressero un accampamento fortificato, allinterno del quale mantennero una guarnigione, mentre altri soldati avevano il compito di razziare il territorio nemico provocando pi danni possibili606. Le cose andarono avanti in questo modo per circa due anni, fino al 18 luglio del 477 a.C., quando la storia divenne leggenda. Quel giorno i romani erano impegnati a razziare del bestiame, ma si trattava di una trappola: furono circondati e aggrediti, e solo pochi riuscirono a salvarsi riparando su una collina. Quelli di guardia allaccampamento presso il fiume uscirono per andare in soccorso dei commilitoni, ma furono a loro volta massacrati appena fuori dal proprio rifugio. Prima di morire, per, tutti i membri della gens diedero prova di estremo coraggio difendendosi fino allultimo e impegnando un numero di nemici notevolmente superiore al loro. Lo stesso fecero quei pochi rimasti nel fortilizio quando furono raggiunti dagli etruschi607. Secondo la tradizione, caddero trecentosei Fabi in battaglia, tra membri della gens  a cominciare da Marco e Cesone , loro clienti o partigiani, e si salv solo un ragazzino che si trovava nellaccampamento. La storia non appare assurda solo ai nostri occhi, ma gi a quelli di Dionigi, il quale considera impossibile che di tutti i Fabi solo uno avesse moglie e figli, soprattutto considerando una legge che imponeva ai romani di prendere moglie e avere figli quando fosse giunta let per farlo.
Molti studiosi non hanno potuto fare a meno di associare questa leggenda a quella di Leonida e dei suoi, ma  molto pi probabile che vada collegata a dei rituali funebri e alla durata dellanno romano. La strage del Cremera  anche il simbolo di un cambiamento fondamentale per la societ romana: il passaggio da una fase in cui le guerre si combattevano anche privatamente a quella in cui fu lo Stato ad assumersi lonere, ponendo fine al dominio delle potenti gentes.
Se la storia dellunico sopravvissuto dei Fabi fosse vera, il che  alquanto improbabile, bisognerebbe dedurre che il miracolato fosse Quinto Fabio Vibulano, figlio di Marco, in seguito diverse volte console e anche decemviro. In pratica, nonostante la morte di tutti i membri della gens, lultimo sopravvissuto non fece altro che riprendere le redini della famiglia e ricominciare da dove avevano lasciato suo padre e i suoi zii.
Come i suoi parenti prima di lui, anche Quinto si trov a fronteggiare sia problemi interni che esterni. Nellanno del suo primo consolato, il 467 a.C., la plebe si vide proporre un lotto di terra ad Anzio, appena conquistata, ma non tutti accettarono. Molti romani la considerarono, infatti, non come unoccasione per ottenere la tanto agognata terra, ma come un espediente per scacciarli dalla loro citt, pertanto furono in pochi a valersene. Livio, a differenza di Dionigi che non sembra attribuire meriti specifici, sostiene che quella della distribuzione delle terre fu unidea di Quinto608.
Intanto al nostro Fabio tocc la guerra contro gli equi, che per ben presto gli chiesero di fissare i termini di pace. Quinto stabil un armistizio guadagnandosi la fiducia del Senato, che affid a lui anche le contrattazioni per la pace definitiva. Il condottiero propose quindi che gli equi diventassero alleati subordinati dei romani mantenendo tuttavia tutte le loro terre, pur fornendo allUrbe armi e uomini quando fosse stato necessario609. Ma anche in questo caso Livio non  daccordo con Dionigi: egli sostiene, infatti, che le trattative con gli equi non andarono in porto: Gli equi domandarono la pace a Quinto Fabio  egli era giunto l con lesercito  ma la resero essi stessi inefficace con unimprovvisa incursione nel territorio latino610.
Ad ogni modo, gli equi quindi ruppero ben presto laccordo con i romani e a Quinto nel 465, al suo secondo consolato, tocc porre rimedio. Dopo un primo scontro tra i due eserciti, gli equi presero a razziare il territorio romano evitando le battaglie campali. Ma
un giorno Fabio fu informato da esploratori e da prigionieri che dal campo degli equi era uscito il fior fiore dellesercito; allora lasci un corpo di guardia dei pi anziani e si pose egli stesso alla testa dei pi forti cavalieri e fanti per una sortita notturna. Gli equi stavano rientrando dopo aver preso un lauto bottino quando, ancora distanti, furono sorpresi da Fabio. Questi strapp loro la preda e sopraffece gli arditi che lo affrontarono in battaglia611.
Il terzo consolato di Quinto, nel 459 a.C., fu decisamente movimentato. Dovette prima occuparsi dei volsci, poi andare a salvare i tuscolani assediati dagli equi, quindi sconfiggere un altro esercito di volsci ed equi presso lAlgido e infine attaccare Ecetra, citt dei volsci612. Davvero un grande  e sospetto  numero di impegni bellici per un solo anno, che ovviamente frutt a Quinto e al suo collega un meritatissimo trionfo. Ma la vita del nostro fu ancora pi ricca negli anni successivi; fu, infatti, scelto come decemviro nel 450 a.C., proprio quando questi magistrati si arrogarono poteri tali da provocare una rivolta popolare che port allabolizione del decemvirato. Livio sostiene che tra i decemviri Quinto fosse secondo solo ad Appio Claudio per prestigio e che si fece influenzare da questultimo fino a cambiare la propria indole: Il decemvirato e i colleghi, infatti, avevano talmente trasformato questuomo, eccellente un tempo sia in pace che in guerra, che egli preferiva assomigliare ad Appio che a se stesso. A lui fu affidata la guerra contro i sabini e gli furono associati come colleghi Manio Rabuleio e Quinto Petilio613. Pertanto, mentre Appio Claudio si occupava delle sollevazioni popolari, a Quinto fu affidata la responsabilit dei nemici esterni. Ma il problema era sempre lo stesso: il popolo, tra il quale veniva effettuata la leva, odiava i decemviri, e pur di danneggiare i patrizi, diede dimostrazione di inefficienza in battaglia, provocando numerose sconfitte.
Dopo Quinto le fonti ricordano un altro console, tale Marco Fabio Vibulano, che avrebbe ricoperto la massima magistratura per ben due anni di fila, il 457 e il 456 a.C. Di questo personaggio si sa ben poco, ma nei fasti, dopo soli dodici anni, vediamo comparire un altro console con lo stesso nome, indicato come figlio di Quinto il decemviro. La Pauly-Wissowa e molti altri tendono a distinguere i due personaggi, ma considerando le date dei consolati non  improbabile che si tratti della stessa persona. Tuttavia, questa resta solo unipotesi non suffragata da prove.
Quinto ebbe in totale tre figli: Marco, console nel 442 e tribuno consolare nel 433 a.C.; Quinto, che assunse lagnomen di Ambusto, che poi diventer un nuovo cognomen, e che fu console nel 423 e nel 412 a.C., nonch tribuno consolare nel 416 e nel 414 a.C.; e infine Numerio, la cui paternit non  certa e che fu console nel 421 e tribuno consolare negli anni 415 e 407 a.C.
Negati per la diplomazia
Incontriamo adesso un altro trio di fratelli molto interessanti che per, a differenza dei primi tre rappresentanti della gens, non possiamo dire si siano distinti per le loro capacit. Si tratta di Numerio Fabio Ambusto, tribuno consolare negli anni 406 e 390 a.C., Cesone Fabio Ambusto, tribuno consolare negli anni 404, 401, 395 e 390 a.C., e Quinto Fabio Ambusto, tribuno consolare nel 390 a.C., tutti e tre figli di Marco Fabio Vibulano, console nel 442 a.C.  evidente che lanno pi importante per questo trio e per la gens Fabia fu il 390 a.C., quando, su sei tribuni consolari, ben tre erano non solo Fabi, ma tutti imparentati tra loro direttamente.
Tra i vari popoli galli che si scontrarono con Roma, il 391 a.C. fu la volta dei senoni, i quali proprio allora occuparono il territorio dei chiusini. Questi ultimi chiesero aiuto ai romani, con i quali per non avevano stretto alcuna alleanza; pertanto, il Senato decise di non inviare degli aiuti, bens degli ambasciatori a trattare con i galli in loro favore. I tre legati furono per lappunto Numerio, Cesone e Quinto, i quali si adoperarono per convincere i galli a non molestare pi le popolazioni loro alleate, o che avevano chiesto il loro aiuto, minacciando un intervento di Roma. I celti accettarono di trattare e chiesero che fosse data loro una parte delle terre dei chiusini in cambio della pace. Che i tre fratelli fossero dotati di scarse capacit diplomatiche, o che avessero ricevuto dal Senato lordine di provocare un casus belli, improvvisamente si interruppero le trattative proprio a causa del diniego dei romani, che si mantennero fermi nel negare agli invasori qualunque diritto sui territori alleati. I celti, infatti, da impetuosi guerrieri quali erano, risposero che quel diritto gli veniva dalle armi e dalla loro abilit nellusarle614.
Tra galli ed etruschi ebbe inizio uno scontro che vide imprevedibilmente protagonisti diretti anche Numerio, Cesone e Quinto. Secondo il diritto delle genti, infatti, era vietato attaccare un ambasciatore, ma anche che questi prendesse parte attiva alle operazioni belliche. E invece, Quinto arriv addirittura a superare tutti i suoi uomini andando incontro al nemico; e non solo: uccise il capo dei galli con un colpo di lancia, rendendosi cos riconoscibile agli occhi del nemico. I galli si ritirarono pertanto dallo scontro e andarono a protestare a Roma, chiedendo che venissero loro consegnati i tre fratelli. Tecnicamente la ragione era dalla loro parte, ma n il Senato n il popolo intendevano cedere ai nemici tre rampolli dellaristocrazia romana e cos si ricorse alleterno espediente dellimmunit politica. I tre fratelli furono eletti, insieme a tre colleghi, tribuni consolari per il 390 a.C. il che risolse almeno temporaneamente il problema.
Ma il Senato e i fratelli Fabi non avrebbero mai potuto immaginare cosa sarebbe successo di l a un anno, nel 390. I galli, con a capo Brenno, offesi dal comportamento dei romani, decisero di attaccarli e il 18 luglio, lo stesso giorno della disfatta di Cremera, sconfissero le truppe dellUrbe presso Allia e poi proseguirono alla volta di Roma per saccheggiarla. Come sia andata, lo si conosce attraverso uno degli episodi pi celebri della tradizione: Roma fu messa a ferro e fuoco, al di l delle leggende che narrano di un intervento in extremis di Furio Camillo e delleroica difesa del Campidoglio. Quel che qui ci interessa  il beffardo processo che dovette subire successivamente Quinto Fabio per il suo comportamento quando era ambasciatore:
Mentre la cittadinanza era occupata nella laboriosa ed assidua ricostruzione dellUrbe, Quinto Fabio, non appena usc dalla carica, fu citato in giudizio dal tribuno della plebe Gneo Marcio, perch nella sua qualit di ambasciatore aveva combattuto contro i galli  ai quali era stato inviato come parlamentare  violando il diritto delle genti; a questo processo lo sottrasse la morte, la quale capit cos a proposito, che molti pensarono trattarsi di un suicidio615.
Ma se i tre fratelli hanno legato il loro nome al sacco dei galli in questo modo poco lusinghiero, vi  un altro Fabio che, al contrario, in relazione a quel funesto evento viene ricordato come un eroe: Gaio Fabio Dorsuo.
Proprio mentre lUrbe era in mano ai galli Dorsuo comp un gesto che  difficile scegliere se definire folle o di grande coraggio:
A Roma frattanto lassedio procedeva per lo pi lento, e dalluna e laltra parte regnava la calma poich a una cosa soltanto stavano attenti i galli, a che nessun nemico potesse sfuggire attraverso i posti di guardia, quando allimprovviso un giovane romano richiam su di s tutta lattenzione dei concittadini e dei nemici, destando stupore. Era tradizione della gens Fabia celebrare periodicamente un sacrificio sul colle Quirinale. Per compierlo, Gaio Fabio Dorsuo, con la toga cinta alla maniera dei Gabini, portando in mano gli oggetti sacri, scese dal Campidoglio, e dopo essere passato in mezzo ai posti di guardia dei nemici, senza minimamente lasciarsi impressionare dalle grida e dalle minacce di alcuno, giunse sul colle Quirinale616.
Una volta espletate le sue funzioni, Dorsuo se ne torn al suo posto lasciando sbigottiti i celti, che non ebbero la forza di reagire.
Se Livio attribuisce il gesto di Dorsuo a un atto di devozione della gens Fabia verso i propri rituali gentilizi, Floro sembra invece presentare un quadro diverso. Dorsuo sarebbe stato pontefice allepoca dei fatti e in tale veste fu mandato dalla cittadinanza a compiere il sacrificio, che era quindi per lUrbe e non gentilizio. Una storia simile viene raccontata anche da Cassio Dione, che per parla di un Cesone Fabio617. Lultimo a pronunciarsi in merito  Appiano, che riferisce di un Dorsuo che avrebbe dovuto effettuare un sacrificio in onore a Vesta, sacrificio che non ebbe mai luogo perch, quando il sacerdote giunse sul luogo, trov il tempio incendiato, un segnale particolarmente funesto per la popolazione.
Comunque siano andate le cose durante il celebre sacco, il prestigio dei Fabi non fu comunque intaccato, se nel 381 a.C., a soli nove anni dal sacco, Marco Fabio Ambusto, figlio di Cesone, fu eletto tribuno consolare. Pur essendo un aristocratico, Marco sostenne la promulgazione di una serie di leggi decisamente innovative per quel tempo, soprattutto perch favorevoli alla plebe. Sostenne, infatti, i tribuni Gaio Licinio e Lucio Sestio Laterano nella stesura e diffusione delle leggi Licinie-Sestie che, tra le altre cose, permisero laccesso dei plebei al consolato.
Secondo Livio, Marco avrebbe collaborato tanto attivamente alla stesura di quelle leggi per puro amore paterno; aveva, infatti, due figlie, la maggiore sposata con il patrizio Servio Sulpicio e la minore con il plebeo Gaio Licinio Stolone. Dopo lennesimo scambio di battute al veleno tra le due sorelle, la minore, assai turbata, incontr il padre:
Stai bene?, le chiese; e poich essa tentava di non lasciar trasparire il motivo della sua afflizione, non molto benevolo comera nei confronti della sorella n troppo onorevole per il marito, interrogandola affabilmente la indusse a confessare che il motivo della sua afflizione era questo, che essa era unita a un uomo di condizione inferiore, sposa in una casa in cui non potevano entrare n onori n prestigio. Allora Ambusto, consolando la figlia, le disse di stare di buon animo: fra breve avrebbe visto in casa sua gli stessi onori che vedeva in quella della sorella618.
Il grande condottiero
Un altro Marco Fabio Ambusto, cugino dellomonimo menzionato nel precedente paragrafo, fu console nel 360, 356 e 354 a.C., nonch dittatore nel 351 e magister equitum nel 322, e si trov a combattere contro un nuovo, temibile nemico: i sanniti. I suoi primi avversari, in realt, furono gli ernici, che affront e sconfisse durante il suo primo consolato, procurandosi unovazione619. Nel 356 a.C. fu la volta di falisci e tarquinesi, che grazie a un inganno andarono vicini a distruggergli lesercito:
I sacerdoti di questi popoli, portando innanzi fiaccole accese e serpenti e correndo a guisa di furie, scompigliarono con quellinsolito spettacolo i soldati romani. Allora questi, come invasati e sgomenti, si precipitarono in gran disordine nelle loro trincee; quindi, poich il console, i luogotenenti e i tribuni li deridevano e li rimproveravano per quel puerile terrore che essi provavano davanti a vani spauracchi, la vergogna mut di botto il loro stato danimo ed essi si gettarono come ciechi contro quegli stessi spauracchi davanti ai quali erano fuggiti620.
Marco riusc cos a capovolgere le sorti dello scontro riportando una nuova vittoria. Non ebbe per il tempo di goderne i frutti: subito dopo tutto il popolo etrusco si ribell, costringendo lUrbe a eleggere un dittatore.
Nel suo terzo consolato, il nostro si occup di tarquini e tiburtini, ma fu proprio con i sanniti, nel 322 a.C., che riport la sua pi grande vittoria. Allepoca Marco era magister equitum e con il dittatore si trov a scontrarsi con un imponente esercito sannita. In quella circostanza, la cavalleria nemica raggiunse il campo romano, si diede al saccheggio e di conseguenza ruppe i ranghi; il vicedittatore fu allora pronto ad approfittarne, prendendoli alla sprovvista e sterminandoli. Poi, facendo voltare i propri uomini prese la fanteria nemica alle spalle e permise allesercito romano di riportare un clamoroso successo621.
Suo figlio, Quinto Fabio Massimo Rulliano, caus dei problemi al padre ma, nonostante tutto, ebbe una carriera di altissimo livello.
Quinto era stato edile curule nel 331 a.C. e nel 325 fu scelto come magister equitum del dittatore Lucio Papirio Cursore. Roma era nel pieno della seconda guerra sannitica e lesercito si trovava nei dintorni di Subiaco, quando il dittatore fu richiamato a Roma e informato del fatto che gli auspici erano negativi. Si decise quindi di fermare le operazioni militari ma
Quinto Fabio, essendo venuto a sapere dagli esploratori dopo la partenza del console che presso i nemici si trascurava ogni misura di sicurezza, come se nel Sannio non ci fosse ombra di romani, sia che, da quel fiero giovane che egli era, si sentisse acceso di sdegno per il fatto che tutto sembrava dipendere dal dittatore, sia che fosse attirato dalla buona occasione di conseguire il successo, mosse con lesercito in perfetto assetto di guerra alla volta di Imbrinio622.
Mentre era alla Curia, Cursore apprese che i suoi ordini erano stati disattesi e che, per giunta, il suo subordinato aveva vinto. Preso dallira decise di fargliela pagare, e si affrett a raggiungere il suo esercito. Lo studioso L. Lotti623, descrive Quinto come un indisciplinato cronico, ma il magister equitum non faceva altro, in base a quello che abbiamo letto finora della gens Fabia, che agire secondo le tradizioni di famiglia, i cui esponenti tendevano spesso a travalicare gli ordini ricevuti. Valerio Massimo ci informa di quanto accadde in seguito:
Il dittatore Papirio, poich il comandante della cavalleria, Quinto Fabio Rulliano, aveva fatto scendere in campo lesercito contro i suoi ordini e bench fosse tornato al campo vincitore dei sanniti, senza farsi influenzare n dal valore n dal successo n dalla nobilt della famiglia di Rulliano, fece approntare le verghe e denudare il colpevole. O spettacolo straordinario! Un Rulliano, un comandante supremo della cavalleria, un vincitore, si offr ai littori con abiti a brandelli e nudo per essere percosso, onde, riapertesi a colpi di verga le ferite ricevute sul campo, bagnasse nuovamente di sangue la gloria delle splendide vittorie pur riportate. In seguito lesercito con le sue implorazioni fece s che Fabio potesse rifugiarsi a Roma, dove invano chiese laiuto del senato: perch Papirio rimase inflessibile nel pretendere la sua punizione. E cos suo padre fu costretto, dopo una dittatura e tre consolati, a deferire la questione al popolo e a chiedere, supplice, lintervento dei tribuni della plebe a favore del figlio. Ma nemmeno per questo la severit di Papirio pot essere fermata. Anzi, scongiurato da tutti i cittadini e dagli stessi tribuni della plebe, dichiar che condonava quella pena non a Fabio, ma al popolo e al potere tribunizio624.
Valerio Massimo  chiaramente un fan sfegatato di Quinto. Tuttavia, bisogna tenere presente che uno dei fondamenti sul quale si basava la forza di Roma era proprio la disciplina e che il sacco di Roma, pochi decenni prima, era avvenuto proprio a causa di un Fabio indisciplinato. In ogni caso, a dispetto di questa nota negativa nel curriculum, Quinto fu eletto console per la prima volta a soli tre anni dagli eventi narrati, vale a dire nel 322 a.C. In quello stesso anno fu poi eletto dittatore Aulo Cornelio Arvina e magister equitum proprio il padre di Quinto, Marco.
Nel 315 a.C. fu proprio Rulliano a diventare dittatore, ruolo nel quale conquist la citt di Saticula. Il fato volle che il nostro si trovasse ad avere a che fare con un magister equitum indisciplinato quanto lo era stato lui anni addietro. Mentre il dittatore teneva dassedio la citt, Quinto Aulo Cerretano, il suo vice, usc con i suoi uomini senza informare il dittatore e ingaggi battaglia con i sanniti. Alla fine da entrambe le parti si registrarono molte perdite, ma soprattutto mor Cerretano, preso in mezzo dai nemici625.
Nel 310 a.C. Rulliano divenne console per la seconda volta; poich ai sanniti si erano affiancati gli etruschi, i due consoli dovettero dividersi i fronti di guerra e al nostro Fabio and lEtruria. Allepoca gli etruschi tenevano sotto assedio la citt di Sutri, nella quale si trovava un presidio romano, che Quinto punt a soccorrere. Le difficolt delloperazione erano soprattutto di ordine geografico: la citt di Sutri si trovava alle pendici del monte Cimino, caratterizzato da una selva fittissima mai attraversata prima dai romani. I romani si scontrarono con lesercito etrusco e prevalsero, ma molti degli sconfitti riuscirono a fuggire nella selva Cimina. Per rendere decisiva la vittoria cera bisogno di inseguirli, affrontando le insidie della foresta. Rulliano non si tir indietro e affront quella che sarebbe passata alla storia come la sua pi grande impresa: lattraversamento della selva.
Dopo aver mandato in esplorazione uno dei fratelli, educato in Etruria e quindi in grado di parlare la lingua locale, e aver ottenuto lappoggio di alcune popolazioni indigene, Rulliano si addentr nel bosco con i suoi uomini e riport una vittoria schiacciante; la sua impresa ebbe risonanza in tutta lEtruria inducendo molte citt a richiedere unalleanza con Roma626. In quello stesso anno, il condottiero diede prova di grande maturit, cancellando lerrore commesso in giovent. Sul fronte sannita, infatti, le cose non filavano lisce come in Etruria, il che spinse il Senato a eleggere un dittatore: proprio quel Cursore con cui il nostro si era scontrato nel 325 a.C. Al console in carica furono pertanto inviati degli ambasciatori per convincerlo ad accettare il suo antico rivale come superiore, e Rulliano si adegu senza fare storie, per il bene di Roma627.
Due anni dopo, nel 308 a.C., arriv il terzo consolato. Stavolta per al suo collega toccarono le operazioni in Etruria e a lui quelle nel Sannio. Vinse i sanniti a Nuceria Alfaterna e poi si dovette dedicare agli umbri; questi, infatti, tentarono di ribellarsi ma, quando il Senato romano gli mand contro Rulliano e il suo esercito, optarono per la resa; fecero eccezione gli umbri di Materina, che finirono puntualmente sconfitti628. I notevoli successi riportati dal console spinsero il Senato a prolungargli il mandato per le operazioni nel Sannio per lanno successivo, quando ormai il condottiero non rivestiva pi la magistratura suprema.
Nel 306 a.C. lo ritroviamo in tribunale non in veste di accusato o di accusatore, ma di testimone. Suo genero, Aulo Attilio Calatino, accusato con infamia per il tradimento della fortezza di Sora, fu sottratto allimminente condanna da poche parole di suo suocero Quinto Massimo, il quale afferm che, se ne avesse appurato la colpevolezza, avrebbe troncato i suoi legami di parentela con lui629.
Nel frattempo, la sua carriera istituzionale non aveva soste. Nel 304 a.C. il nostro divenne censore insieme a Publio Decio Mure, che era stato suo collega nel consolato del 308; nel 297 a.C. fu la volta del suo quarto consolato. Ormai i romani si sentivano tranquilli solo quando, contro sanniti ed etruschi, combattevano Rulliano e Publio Decio Mure, i due migliori comandanti di cui disponessero. Stando a Livio, Rulliano fu molto restio ad accettare lincarico, sostenendo di essere ormai in l con gli anni e che fosse necessario dare spazio ai giovani630.
Ambedue gli eserciti si recarono nel Sannio, e cos Rulliano si trov a scontrarsi con il nemico a Tiferno. In questa occasione decise che era il caso di non affidarsi solo alle capacit del suo esercito ma di ricorrere a uno stratagemma: incaric il suo legato, Lucio Cornelio Scipione Barbato631, di aggirare di nascosto il nemico per piombargli alle spalle dal monte. Loperazione riusc in pieno, creando scompiglio tra i sanniti grazie anche alla contemporanea azione di Rulliano che, alla conclusione del movimento di Scipione, annunci a gran voce larrivo di rinforzi provenienti dallarmata di Decio Mure: in questo modo, infatti, non solo rassicur gli animi dei suoi uomini ma semin il terrore tra i nemici.
Rulliano e Mure proseguirono con poteri proconsolari le operazioni belliche al fianco dei consoli in carica per il 296 a.C., ma poi si trovarono a essere ancora consoli insieme nel 295. Questa volta le operazioni si concentrarono in Etruria, presso Sentino, dove dovettero affrontare una vasta coalizione in una delle battaglie pi decisive per la storia di Roma. I due consoli riportarono la vittoria, ma al prezzo del sacrificio di Decio Mure. A sostegno degli etruschi cerano galli, sanniti e umbri: galli e sanniti avrebbero dovuto combattere, mentre umbri ed etruschi avrebbero dovuto occuparsi della distruzione dellaccampamento dei romani. Rulliano si trov schierato di fronte ai sanniti e Mure davanti ai galli. Il nostro, sapendo che i sanniti e i galli erano pericolosi solo nelle cariche iniziali, per poi stancarsi presto, tenne un atteggiamento difensivo; al contrario Mure decise per unazione pi impetuosa, lanciandosi contro i galli. Tutto and storto e si cre lo scompiglio tra le file romane, tanto che Mure fu costretto a ricorrere alla devotio, di cui gi suo padre si era reso protagonista. Si legge in Livio: Visto che nessuna forza valeva a trattenere quegli uomini sgominati, chiamando per nome il padre Publio Decio Cosaltro aspetto disse ad andare incontro al fato della mia famiglia? Questo  il destino della nostra stirpe, di essere vittime espiatorie per stornare i pubblici pericoli632. Il comandante si gett pertanto da solo contro il nemico, finendo trucidato allistante, ma il suo gesto valse a conferire coraggio ai soldati sbandati, inducendoli a riprendere la posizione e a contrattaccare, fino a riportare la vittoria.
E nonostante che Rulliano si fosse dichiarato vecchio e stanco nel 297 a.C., nel 292 lo troviamo in guerra al seguito del figlio, Quinto Fabio Massimo Gurgite, in qualit di legato. Gurgite, ovvero ghiotto, fu chiamato cos a causa del suo amore per il cibo. In realt, stando a quanto dice Macrobio633, questo vizio lo caratterizz solo negli anni giovanili, mentre in seguito si moder alquanto. Il figlio di Rulliano fu console per ben tre volte, negli anni 292, 276 e 265 a.C. Nel 297 era con suo padre a Tiferno634 e nel 295, per festeggiare la vittoria riportata dal genitore e da Mure a Sentino, fece erigere un tempio dedicato a Venere nei pressi del Circo Massimo. Il monumento fu per costruito grazie al denaro altrui: Quellanno Fabio Gurgite, figlio del console, inflisse una multa ad alcune matrone condannate davanti al popolo per adulterio; col denaro ricavato dalle multe fece costruire il tempio di Venere che si trova vicino al Circo Massimo635.
Il 292 a.C. fu lanno del suo primo consolato e, se non fosse stato per lintervento del padre, sarebbe stato anche il capolinea della sua carriera. Gurgite, infatti, sub una sonora sconfitta da parte dei sanniti e stava per essere sollevato dallincarico di console636, quando Rulliano si offr di coadiuvarlo:
Fabio Rulliano, dopo essere stato con somma gloria per cinque volte console ed aver militato in tutti i campi del valore e della vita civile, non ebbe a disdegno di andare come legato a suo figlio Fabio Gurgite per portare a termine una guerra difficile e pericolosa [] Egli, inoltre, prov il massimo piacere nel seguire a cavallo, trionfante sul carro, colui che da piccolo aveva sollevato in braccio durante i suoi trionfi637.
A quanto pare le cose si conclusero nel migliore dei modi e Gurgite consegu vittoria e trionfo.
Pare per che Rulliano avesse tentato di evitare che il figlio diventasse console; Valerio Massimo638 attribuisce questa curiosa scelta alla moderazione del grande condottiero, il quale non voleva che il consolato si concentrasse eccessivamente nelle mani della gens Fabia, ma la cosa sembra alquanto improbabile. Come abbiamo detto, invece, Gurgite rivest il consolato altre due volte ma senza grandi imprese da ricordare. Uno degli ultimi incarichi che gli fu assegnato e che viene ricordato dalle fonti fu quello di ambasciatore presso il re dEgitto Tolomeo Filadelfo.
Il rivale di Annibale
Andiamo ora a conoscere uno dei Fabi pi famosi, se non il pi celebre in assoluto. Nipote di Gurgite, ben cinque volte console e una volta dittatore, definito lo scudo di Roma639: Quinto Fabio Massimo Verrucoso, noto anche come Cunctator, cio il Temporeggiatore. Acerrimo nemico di Annibale, si vide soffiare la gloria della vittoria finale dal giovane Scipione lAfricano, che si prese il merito dopo una guerra durata quasi ventanni.
Quinto aveva ben tre soprannomi, o sarebbe meglio dire che aveva due cognomina e un signum; i due cognomina erano Verrucoso, per via di una verruca sul labbro, e Ovicula, cio pecorella, perch era un uomo molto mite e pacato, o meglio lo era stato in giovent640. Per quanto riguarda il signum, Cunctator, il Temporeggiatore, lo ottenne durante la seconda guerra punica, quando adott la strategia dilatoria contro il nemico, evitando di affrontare Annibale sul campo di battaglia.
Il suo primo consolato risale al 233 a.C. quando si trov a combattere contro i liguri sconfiggendoli e meritandosi il trionfo641. Nel 230 divenne censore e nel 228 ottenne il secondo consolato. La parte pi celebre della sua carriera, per, ebbe inizio solo con larrivo di Annibale in Italia. Il comandante punico aveva appena riportato tre importanti vittorie presso i fiumi Ticino e Trebbia e il lago Trasimeno, quando Quinto dovette affrontarlo da dittatore, nel 217 a.C. Il nostro, tuttavia, si era reso conto che Annibale era imbattibile negli scontri campali, pertanto invit i romani a sopportare e a non impegnare battaglia in campo aperto contro un uomo che disponeva di un esercito addestrato proprio a questo tipo di combattimento, ma a mandare piuttosto aiuti agli alleati e tenere saldamente in proprio potere le citt, lasciando che intanto le forze di Annibale si logorassero da sole come una fiamma suscitata da combustibile scarso e poco consistente642.
Quinto si attir molte critiche per la sua scelta strategica, soprattutto nei primi tempi: i romani fremevano dal desiderio di vendicare le sconfitte subite, e consideravano lattesa una forma di vilt. Il dittatore ebbe non poche difficolt a tenere a freno i suoi stessi collaboratori, e il primo a creargli problemi fu Marco Minucio Rufo, il suo magister equitum. Annibale, da parte sua, aveva capito perfettamente le intenzioni del suo avversario, e le temeva, tanto che fece in modo di metterlo ulteriormente in cattiva luce agli occhi dei suoi concittadini643. Il gioco riusc e gradualmente i tribuni della plebe poterono convincere la popolazione dellinettitudine di Quinto.
Peggior la situazione un accordo stipulato tra Quinto e Annibale per lo scambio di alcuni prigionieri:
I due generali avevano convenuto di scambiarsi i prigionieri uomo contro uomo e che se una delle due parti ne aveva pi dellaltra, quella che doveva ricevere gli uomini avrebbe pagato un riscatto di duecentocinquanta dracme per ciascuno. Avvenuto lo scambio, risult che in mano di Annibale rimanevano ancora duecentoquaranta romani; per costoro il senato decise di non mandare il riscatto e accus Quinto di voler recuperare senza decoro n vantaggio uomini che erano finiti prigionieri del nemico per la loro vilt644.
Alla fine il nostro pag di tasca propria il riscatto, guadagnandosi la stima dei soldati salvati. E non fu questa lunica occasione in cui il Temporeggiatore dimostr di credere pi nella clemenza che non nella vendetta o nella rigida disciplina.
Richiamato a Roma per compiere sacrifici in qualit di augure, Quinto dovette lasciare il suo esercito nelle mani del magister equitum il quale, nonostante avesse avuto lordine di non fare nulla, non esit ad attaccare riportando, come lavo di Quinto, Rulliano, una clamorosa vittoria. Il successo indusse il Senato ad affiancarlo al suo stesso comandante, come se i due fossero entrambi dittatori. Quinto fece buon viso a cattivo gioco, convinto che la superbia di Minucio sarebbe ben presto svanita sotto i colpi di Annibale. E non si sbagliava: il comandante cartaginese tese ai romani una trappola nella quale Minucio condusse tutto il suo esercito, facendolo quasi decimare. Sarebbero morti tutti se lo stesso Quinto non fosse intervenuto in soccorso del collega, che ancora una volta aveva agito contrariamente ai suoi consigli.
Tornato a Roma, Quinto depose la carica e per il 216 a.C. furono eletti dei nuovi consoli: Lucio Emilio Paolo e Gaio Terenzio Varrone. Paolo era propenso a seguire la tattica di Quinto, mentre Varrone era per lo scontro campale, e alla fine la spunt il secondo, schierando il suo esercito di fronte a quello di Annibale presso Canne645. Come sappiamo, si tratt della peggiore sconfitta mai subita dalle legioni romane. A pagare lerrore del console, che aveva alterato la pax deorum e che ciononostante se la cav, furono due vestali: Fu mandato a Delfi Fabio Pittore, parente di Quinto, a consultare loracolo. Infine, quando si scopr che due delle vergini Vestali erano state corrotte, una di esse venne sepolta viva, come  costume, mentre laltra si uccise646.
Nel 214 a.C. Quinto divenne console per la quarta volta; al suo fianco era Marco Claudio Marcello, La Spada di Roma, al suo terzo mandato. Anche in questo caso i due consoli operarono con strategie diverse ma allo stesso tempo complementari, formando una squadra di rara efficacia: Marcello logorava Annibale con attacchi continui e Quinto provvedeva a fargli il vuoto intorno per sottrargli risorse. Ma nel 208 a.C. Marcello per in una scaramuccia e gli equilibri si alterarono.
Nel 209 a.C., durante il suo quinto consolato, il Temporeggiatore aveva riportato la sua ultima vittoria su Annibale prendendo la citt di Taranto, ma nel frattempo era comparso un nuovo astro, il vincitore dei fratelli di Annibale in Spagna, Publio Cornelio Scipione; costui aveva un approccio completamente diverso rispetto a quello di Fabio, e il rapido consenso che si procur indispett a tal punto il nostro che gli ultimi anni della sua vita vengono ricordati pi per i violenti e ingiustificati attacchi contro Scipione che non per le sue vittorie. Quinto, cinque volte console, dittatore, pontefice massimo da dodici anni, augure da sessantadue, mor, infatti, opponendosi strenuamente al giovane Scipione, a dispetto dei suoi successi. Se ne and nel 203 a.C., un anno prima della definitiva sconfitta di Annibale a Zama.
I Fabi adottivi
Con la morte del Temporeggiatore ebbe inizio linesorabile declino della gens Fabia, la quale pot vantare ancora diversi consoli nei fasti ma di certo non ebbe pi il peso politico di un tempo. Non ci furono pi uomini come Rulliano o Verrucoso, in grado di rivestire ripetutamente il consolato, ma semplici magistrati annuali e soprattutto molti Fabi adottivi, che evidentemente andavano a compensare la scarsa prolificit degli originali.
Uno dei Fabi adottivi fu Quinto Fabio Massimo Emiliano, console nel 145 a.C., figlio biologico di Lucio Emilio Paolo detto Macedonico, il vincitore di Perseo. Allepoca della battaglia di Pidna nel 168, Emiliano era con suo padre e fu lui che ebbe lonore di comunicare a Roma la grandiosa vittoria riportata in Macedonia. Durante il suo consolato, nel 145, combatt in Lusitania contro Viriato, che riusc a sconfiggere ma non a catturare.
Altro Fabio adottivo fu Quinto Fabio Massimo Serviliano, console nel 142 a.C. e figlio biologico di Gneo Servilio Cepione, console nel 169. Serviliano era stato adottato da Quinto Fabio Massimo pretore peregrino nel 181, lo stesso padre adottivo che alcuni attribuiscono anche a Emiliano. I due sarebbero quindi fratelli adottivi.
Allepoca del consolato e poi ancora nel 141 a.C., con il ruolo di proconsole, Serviliano combatt Viriato, che era gi stato nemico di Emiliano. A lui si attribuisce un passo di Valerio Massimo che ci fornisce qualche informazione in pi circa la sua caratterialit:
Nella stessa provincia Quinto Fabio Massimo, desiderando fiaccare del tutto i bellicosi spiriti di quella fiera popolazione, si costrinse, pur mansueto comera, a rinunciare alla clemenza e a essere per un certo periodo di tempo implacabile: infatti, a tutti i disertori catturati fece tagliare le mani perch, mostrando le braccia monche, suscitassero terrore negli altri che avessero eventualmente la stessa idea. E cos le mani ribelli, staccate dai corpi e sparse al suolo, ammonirono gli altri a non osare di commettere il reato di diserzione647.
Figlio di Quinto Fabio Massimo Emiliano era Quinto Fabio Massimo Allobrogico, console nel 121 a.C., che ottenne lagnomen di Allobrogico per le sue vittorie riportate in Gallia contro gli allobrogi. Il suo trionfo fu ricordato per anni perch il vincitore ebbe la possibilit di sfoggiare, tra i suoi prigionieri, anche il re degli allobrogi in persona.
Figlio di Serviliano  Quinto Fabio Massimo Eburno, console nel 116 a.C. Stando a Festo il soprannome di questo personaggio, Eburno, significherebbe candido come lavorio e avrebbe avuto a che vedere con il suo aspetto fisico. Costui non viene ricordato per alcun avvenimento politico o militare degno di nota, bens per una questione giuridica che vide coinvolti lui e il figlio. Questultimo, infatti, condann a morte il suo stesso figlio per impudicizia ma, stando a Orosio648, Eburno fu poi accusato da Gneo Pompeo Strabone di aver ecceduto i limiti della sua patria potestas; a questo motivo si dovrebbe il suo esilio a Nuceria, e non, come sostiene Valerio Massimo, al rimorso649. Laccusa di Eburno ai danni del figlio sembra alquanto paradossale, se si considera che le fonti raccontano di un particolare soprannome attribuitogli in giovent, vale a dire pulcino di Giove. Questo genere di appellativi si dava solitamente a ragazzi la cui eterosessualit veniva messa in dubbio; inoltre, si accenna a un particolare segno che Eburno avrebbe avuto su una delle natiche, provocatogli da un fulmine, simbolo di Giove. Se associamo i due dati, non possiamo non pensare a un altro famoso personaggio amato dal dio, vale a dire Ganimede, cui leburneo Quinto potrebbe essere stato associato.
A lui o ad Allobrogico, comunque, le fonti attribuiscono anche la perdita della rocca di Taormina allepoca della guerra servile in Sicilia.
Con un ampio salto temporale, arriviamo al console dell11 a.C., Paolo Fabio Massimo, discendente di Allobrogico. Di lui non si sa molto prima del consolato, a parte il fatto che fu quaestor Augusti di Publio Quintilio Varo. Dopo il raggiungimento della massima magistratura divenne proconsole dAsia, provincia nella quale avrebbe introdotto lultima riforma del calendario effettuata in onore di Augusto. Nel 3 a.C. Paolo si trovava come legato in Spagna ma viene ricordato dalle fonti soprattutto per un particolare episodio avvenuto nel 14 d.C., che segn anche la sua fine. Considerato un amico dellimperatore Augusto, fu da lui scelto per una missione alquanto delicata, vale a dire una visita segreta al suo unico nipote diretto rimasto in vita, Agrippa Postumo, ultimogenito di Giulia e Agrippa: Si era diffusa la voce che pochi mesi prima Augusto, confidatosi con pochi e in compagnia del solo Fabio Massimo, si era fatto portare a Planasia a visitare Agrippa e si diceva che da ambedue le parti erano state versate molte lacrime e si erano avute reciproche manifestazioni daffetto, dal che nasceva la speranza che il giovane potesse essere restituito alla casa dellavo650. Il ritorno di Agrippa a Roma avrebbe avuto delle pesanti conseguenze per Tiberio, che sarebbe tornato a essere il secondo in linea di successione. Limperatrice Livia venne a sapere dellincontro e, in quanto madre di Tiberio, non poteva permettere una cosa del genere. A tradire Augusto e Paolo fu la moglie di questultimo, Marcia, amica di Livia. La donna segn la condanna a morte del marito che poco dopo il ritorno a Roma fu ucciso. Tuttavia il racconto  stato messo spesso in discussione, anche perch Tacito sostiene che si tratti di un pettegolezzo la cui veridicit  alquanto dubbia.
La Marcia ricordata come moglie di Paolo non era altri che la cugina di Ottaviano, nata dal matrimonio tra Lucio Marcio Filippo, console suffetto del 38 a.C., e Azia Minore, sorella della madre di Augusto. Paolo era stato un grande mecenate, protettore delle arti e di artisti del calibro di Orazio e Ovidio; questultimo rivolse anche diversi appelli al suo protettore quando si trovava in esilio, nella speranza che intercedesse presso Augusto in suo favore. Ovidio, infatti, sostiene di essere stato il vero responsabile della dipartita di Paolo, che sarebbe stato punito per aver tentato di aiutarlo. Il padre di Paolo era Quinto Fabio Massimo, console suffetto nel 45 a.C. e con Cesare a Munda. Il suo consolato dur pochissimo perch lo colse una morte improvvisa e inspiegabile651.
Un altro Fabio di cui abbiamo qualche informazione  Fabio Valente, console suffetto nel 69 d.C. Ecco come lo descrive Tacito, uno dei pochi che ci informano dellesistenza di questo personaggio: Valente era nato ad Anagni da famiglia equestre: dissoluto nei costumi, di ingegno non spregevole, aveva cercato sempre di crearsi la nomea di eleganza attraverso la dissipatezza. [] trad Galba e fu fedele a Vitellio: fu nobilitato dal fatto che la sua slealt scompariva di fronte a quella di altri652. Un lusinghiero biglietto da visita.
Quando trad Galba, Valente si trovava con la prima legione presso la citt di Bonna, in territorio germanico, e fu tra i primi a salutare Vitellio con il titolo di nuovo imperatore653. A quanto pare il nostro aveva il dente avvelenato perch Galba non gli aveva riconosciuto alcuni meriti: aver scoperto lesitazione di Verginio e aver sventato i piani di Capitone654. Fonteio Capitone stava tramando una ribellione in Germania quando Valente e un suo collega lo uccisero, evitando che scoppiasse la rivolta.
Durante lanno dei quattro imperatori, Valente fu in competizione con un altro comandante molto sicuro di s e ben pi disposto al tradimento, Aulo Cecina Alieno655. Questultimo, infatti, pass da Galba a Vitellio e poi a Vespasiano. Quando erano entrambi vitelliani i due si dovettero disputare la stima dellimperatore, il quale divise il suo esercito in due parti e ne assegn una a Cecina e una a Valente, ciascuno con lincarico di raggiungere Roma. Giunto presso il territorio dei leuci, Valente venne a sapere della morte di Galba e dellascesa di Otone e decise di spostarsi presso i lingoni, che erano vitelliani. Inizialmente i suoi uomini restarono tranquilli, ma a un certo punto cominciarono a verificarsi delle tensioni tra batavi e legionari, che culminarono in vere e proprie risse. Valente fu dunque costretto a imporre la rigidissima famosa disciplina romana per ottenere nuovamente lordine656. Tuttavia pare che i batavi non avessero perso la loro arroganza, spingendo il comandante a sospettare di loro. Quando le truppe di Otone attaccarono la Gallia Narbonense, Valente pens bene di togliersi dai piedi alcuni dei batavi mandandoli in soccorso delle truppe aggredite; ma i legionari si ribellarono, sostenendo che la decisione del comandante li privava di ottimi combattenti proprio mentre il nemico si avvicinava. Valente tent di ristabilire lordine ma fu quasi linciato, per cui dovette darsi alla fuga, per tornare pi tardi pieno di escoriazioni e in lacrime. I soldati, incredibile a dirsi, si commossero, restituendogli le insegne e acclamandolo nuovamente loro comandante. Ma questo significava solo che erano le truppe a comandare, e non lui. Non a caso, avendo saputo che Cecina aveva subito una sconfitta, i legionari decisero di raggiungerlo e unirsi a lui senza tenere in alcun conto lopinione di Valente657. Alla fine, tuttavia, riuscirono a sconfiggere gli uomini di Otone; per questa vittoria e per il loro sostegno, Cecina e Valente ottennero il plauso dellimperatore e furono mandati, insieme ad alcuni soldati, a occuparsi della costruzione di due anfiteatri. A Valente tocc quello di Bologna.
Cecina e Valente erano riusciti pur forzatamente a convivere durante la fase delle operazioni militari, ma la loro rivalit non tard a manifestarsi quando allorizzonte si profil lastro di Vespasiano. Ciascuno dei due era riuscito a piazzare un proprio protetto nel ruolo di prefetto del pretorio e a ottenere il consolato, e nessuno riusciva a raggiungere una posizione di preminenza sullaltro. Di fronte alle truppe di Vespasiano, Cecina pens bene di abbandonare Vitellio, per cui tocc a Valente guidare le truppe vitelliane. Ma una volta liberatosi dellantagonista il nostro, anzich dare prova delle proprie capacit, propose una deprecabile immagine di s: Lui, dal canto suo, affogava ogni preoccupazione con una condotta di vita ignobile: non preparava armamenti, non rafforzava il suo esercito con le esortazioni e lallenamento, non si faceva vedere in pubblico. Se ne stava invece rintanato, come un torpido animale, negli angoli ombrosi dei suoi giardini: bastava buttargli del cibo per vederlo giacere impigrito658. La marcia del suo esercito verso il nemico fu caratterizzata da stupri, illeciti e ogni sorta di sopruso. A un certo punto Valente, con alcuni dei suoi, si imbarc alla volta della Gallia, ma a causa di una tempesta fin presso le isole Stecadi, dove fu catturato. Portato a Urbino, fu giustiziato e la sua testa fu esposta per evitare che i vitelliani rimastigli fedeli credessero alle voci che lo volevano fuggito in Germania e pronto a tornare per combattere659.
Lultimo console della gens Fabia a essere menzionato dai fasti  Lucio Fabio Cilone Settimino Catinio Aciliano Lepido Fulciniano, console suffetto nel 193 e poi console ordinario nel 204 d.C. Lucio visse in un periodo storico alquanto turbolento, ritrovandosi ad avere a che fare con due degli imperatori meno raccomandabili della storia di Roma: Commodo e Caracalla. Da alcune epigrafi possiamo ricostruire il suo complesso cursus honorum, caratterizzato da diverse cariche, anche di un certo prestigio. La sua carriera ebbe inizio come decemvir stilitibus iudicandis, cio decemviro addetto a giudicare in merito alle contese; quindi prosegu dapprima come legato della legione xi Claudia di stanza nella Mesia Inferiore, poi come questore nella provincia di Creta e di Cirenaica, a seguire tribuno della plebe e infine pretore urbano. Tutto ci sotto Marco Aurelio; alla morte dellimperatore filosofo Lucio divenne comandante della legione xvi Flavia Firma di stanza a Samosata. Dopo circa quattro anni, intorno al 185 d.C., divenne proconsole della Gallia Narbonense.
Fu presente alla sepoltura dellimperatore Commodo e, dopo la sua morte e il breve regno di Pertinace e Didio Giuliano, pass al servizio di Settimio Severo, del quale venne considerato anche un amico. Nel 193 divenne console suffetto e da quel momento ebbe inizio per lui una fase particolarmente soddisfacente della sua vita. Nel 203 fu prefetto dellUrbe e nel 204 console per la seconda volta. Nel 205 ebbe la possibilit di mettersi in luce con il futuro imperatore Macrino salvandogli la vita: Macrino aveva come patrono Gaio Fulvio Plauziano, prefetto del pretorio dal 197 d.C., che cadde in disgrazia nel 205, quando fu accusato di aver ordito una congiura ai danni dellimperatore. Plauziano fu giustiziato nel febbraio del 205 e Macrino rischi di fare una brutta fine insieme a lui; ma per qualche motivo Lucio intervenne in suo favore e lo salv, facendolo diventare soprintendente al traffico della via Flaminia660.
Fu alla morte di Settimio Severo che per Lucio cominci il declino. Il nostro ebbe, infatti, la sfortuna di trovarsi a dover dirimere le controversie tra gli eredi dellimperatore, Caracalla e Geta. Tent in tutti i modi di mantenere lequilibrio e la pace tra i due fratelli, ma non pot impedire che Caracalla assassinasse il fratello e si accaparrasse per intero il potere. Fu proprio il giorno dellomicidio di Geta che Lucio visse uno dei peggiori momenti della sua esistenza. Pare che Caracalla avesse intenzione di eliminare anche lui, proprio per aver tentato di fare da paciere e pur essendo stato il suo tutore. Le guardie andarono a casa sua a prenderlo; lo trovarono in pantofole nel bagno e cos comera, in abiti casalinghi, lo portarono a palazzo per giustiziarlo. I romani per, vedendolo in quello stato e avendo capito cosa stava per accadere, cominciarono a protestare contro i soldati. Caracalla aveva bisogno del sostegno del popolo e, con un rapido voltafaccia, usc dal suo palazzo e and incontro al tutore proteggendolo dai soldati e accusandoli di aver cospirato contro Lucio. I militari furono fatti giustiziare e limperatore riusc a salvare la faccia661.
Per un certo periodo si  creduto che Lucio avesse sposato una donna di nome Cilonia Fabia, proprietaria di alcuni horti sullAventino presso i quali si trovava la villa donata al nostro dallimperatore Settimio. La villa  segnalata anche nella Forma Urbis con il nome di [domus C]ilonis662. In realt pare che il legame tra Fabia e Lucio sia stato dedotto da alcuni studiosi proprio per la vicinanza dei due lotti e per la somiglianza dei nomi dei due personaggi. Come fanno notare alcuni, per, il nome della sposa non deriva da quello del marito e quindi la somiglianza del nome non indica un matrimonio. In realt cera stato un errore di lettura. I giardini chiamati Horti Celoniae Fabia(e), in realt, erano gli Horti Ceioniae Fabia(e), cio i giardini di Ceionia Fabia, la sorella dellimperatore Lucio Vero, per cui il nome della moglie di Lucio resta ancora sconosciuto663.
Storici e giuristi
Corre adesso lobbligo di segnalare i componenti della gens Fabia che si distinsero per attivit diverse da quelle strettamente politiche o militari. Tra questi c sicuramente Quinto Fabio Pittore, il quale, pur essendo stato un politico,  meglio noto per la sua attivit di storico. Il cognomen Pittore fu assegnato per la prima volta a un avo di Quinto, Gaio Fabio Pittore, noto per aver dipinto il tempio della Salute nel 304 a.C. Le pitture che caratterizzarono ledificio non solo fecero meritare a Gaio il suo cognomen, ma durarono per secoli, tanto che Plinio ricorda che andarono perse solo durante il principato di Claudio a causa di un incendio664. Essendo vissuto nella seconda met del iii secolo, Quinto si trov a partecipare alla seconda guerra punica. Lo abbiamo, infatti, incontrato durante la trattazione della vita di Quinto Fabio Massimo Verrucoso, segnalando che nel 216 a.C., dopo la disfatta di Canne, fu mandato presso loracolo di Delfi a chiedere informazioni su come ripristinare la pax deorum665. Prima di combattere contro i cartaginesi, Quinto aveva gi affrontato i galli intorno al 225 a.C.
Ma  la sua opera storiografica in lingua greca che lo ha consegnato ai posteri. Si tratta di annali che descrivono la storia di Roma dallarrivo di Enea sulle coste laziali fino alla fine del iii a.C., passando per la fondazione dellUrbe, collocata erroneamente nel 747 a.C. Gli eventi sono narrati anno per anno e gli anni sono identificati in riferimento alle olimpiadi greche e ai consoli romani in carica; Quinto , infatti, considerato uno dei primi annalisti romani, se non il primo in assoluto. Secondo Cicerone e Quintiliano, la sua opera doveva essere stata anche tradotta in latino, probabilmente dallo stesso autore. La sua obbiettivit quale storico, per,  alquanto dubbia, tendendo egli a magnificare pervicacemente la gloria di Roma: Quinto si concentra molto sulla descrizione di miti e leggende che caratterizzano la storia dellUrbe, perdendo talvolta di vista la realt storica. Tuttavia, la sua fama fu tale che molti storici dopo di lui lo utilizzarono come punto di riferimento ed  proprio grazie alle citazioni di questi cosiddetti ammiratori che noi conosciamo lopera dellannalista, di cui altrimenti non sarebbe rimasta traccia.
Servilio (o Numerio) Fabio Pittore, un grande esperto di diritto, di letteratura e di antiquaria666 era probabilmente nipote di Quinto Fabio Pittore. Vissuto nel ii secolo a.C., Servilio fu quasi sicuramente lautore di unopera dal titolo De iure pontificio e di annali in lingua latina. Molti attribuiscono a lui una traduzione in lingua latina degli annali di Quinto Fabio Pittore.
Ricordiamo anche il liberto Fabio Mela, un giurista romano di cui non si sa molto. Sarebbe vissuto nel i secolo a.C. e si occup per lo pi di editti dei pretori, anche se non ci  rimasta alcuna sua opera completa ma solo frammenti sparsi qua e l. Nel Digesto667 viene menzionato un libro x di Mela (Mela libro x) ma non sappiamo a quale raccolta faccia riferimento.
Durante il i secolo d.C. visse invece Marco Fabio Quintiliano, il pi grande retore della storia romana. Nato intorno alla met del secolo in Spagna, Quintiliano avrebbe fatto un primo viaggio a Roma intorno ai ventanni per completare la propria istruzione. Successivamente torn in Spagna dove insegn retorica, finch il futuro imperatore Galba, nel 68 d.C., non lo convinse a seguirlo nellUrbe. Quando fu a Roma per studio, Quintiliano aveva avuto la possibilit di ascoltare discorsi di Domizio Afro e quando poi vi torn per lavoro, al seguito di Galba, pot annoverare tra i suoi allievi il famoso Plinio il Giovane. Nel 94 d.C. Domiziano gli affid anche i suoi nipoti e il lavoro fatto con loro fu tale da meritare a Quintiliano gli ornamenta consularia668. Dal 69 all89 d.C. circa Quintiliano insegn retorica usufruendo di una somma stanziata dal fisco imperiale a favore di retori greci e latini, divenendo cos una specie di insegnante statale. Poi si ritir a vita privata per morire intorno al 118 d.C.
Quintiliano era un sostenitore del ritorno alla retorica classica, molto meno affettata di quella che invece si era andata diffondendo nel i secolo d.C. Era un conservatore e veniva spesso messo a confronto con Seneca il quale, pur essendo allepoca pi anziano del nostro retore, era invece il baluardo del progressismo in ambito retorico.
Alcune sue opere sono andate perdute, come ad esempio le orazioni redatte quando faceva lavvocato e lopera nota come De causis corruptae eloquentiae; non sono invece autentiche le declamazioni note come maiores e minores. Ci  pervenuta lopera chiamata Institutiones oratoriae, un manuale per leducazione del buon retore che si basa sullesperienza maturata da Quintiliano negli anni in cui lavor a spese del fisco romano. I dodici libri dedicati allamico Marcello Vittorio, anche lui un retore, furono scritti quando Quintiliano si occupava delleducazione dei nipoti di Domiziano ma era ormai in pensione come insegnante statale, e richiesero poco meno di due anni per la stesura.
C un Fabio, infine, che non si distinse n per le sue capacit letterarie, diciamo cos, n per i meriti politici, ma solo perch si trov a partecipare, anche se indirettamente, alla famosa congiura di Catilina. Si tratta di Quinto Fabio Sanga, il patrono dei famosi allobrogi che aiutarono Cicerone a mettere nel sacco Catilina e i suoi.
Scarsissime sono invece le informazioni relative alle donne della gens; di quelle note, infatti, abbiamo gi fatto menzione in precedenza, come nel caso delle due figlie di Marco Fabio Ambusto, e non c molto altro da dire. Lunica di cui possiamo fare almeno il nome  Fabia Orestilla, moglie dellimperatore Gordiano i.

595 Plutarco, Fabio Massimo, 1.
596 Festo, Fovi, l., 87.
597 Plutarco fornisce una versione simile in Fabio Massimo, 1.
598 Livio, Ab Urbe condita libri, v, 46.
599 Dionigi di Alicarnasso, Antichit romane, viii, 78; vedi anche Livio, Ab Urbe condita libri, ii, 41.
600 Livio, Ab Urbe condita libri, ii, 42.
601 Dionigi di Alicarnasso, Antichit romane, viii, 86.
602 Valerio Massimo, Facta et dicta memorabilia, ix, 3, 5. Vedi anche Livio, Ab Urbe condita libri, ii, 43.
603 Livio, Ab Urbe condita libri, ii, 47.
604 Ivi, ii, 48.
605 Ivi, ii, 49. Livio presenta Cesone come capo della spedizione, mentre secondo Dionigi fu Marco.
606 Dionigi di Alicarnasso, Antichit romane, ix, 15.
607 Ivi, ix, 20-22 e Livio, Ab Urbe condita libri, ii, 50.
608 Livio, Ab Urbe condita libri, iii, 1.
609 Dionigi di Alicarnasso, Antichit romane, ix, 59.
610 Livio, Ab Urbe condita libri, iii, 1.
611 Dionigi di Alicarnasso, Antichit romane, ix, 61. Vedi anche Livio, Ab Urbe condita libri, iii, 2-3.
612 Dionigi di Alicarnasso, Antichit romane, x, 20.
613 Livio, Ab Urbe condita libri, iii, 41.
614 Ivi, v, 35-36.
615 Ivi, vi, 1.
616 Ivi, v, 46. Vedi anche Valerio Massimo, Facta et dicta memorabilia, i, 1, 11.
617 Cassio Dione, Storia romana, fr. xxv, 5 e Floro, Epitome, i, 7, 15-16.
618 Livio, Ab Urbe condita libri, vi, 34.
619 Ivi, vii, 11.
620 Ivi, vii, 17.
621 Ivi, viii, 38-39.
622 Ivi, viii, 30.
623 L. Lotti, Quinto Fabio Rulliano. Generale romano insofferente alla disciplina, in Strenna dei Romanisti, 43 (1982), p. 287.
624 Valerio Massimo, Facta et dicta memorabilia, ii, 7, 8.
625 Livio, Ab Urbe condita libri, ix, 22.
626 Ivi, ix, 36-37.
627 Ivi, ix, 38.
628 Ivi, ix, 41.
629 Valerio Massimo, Facta et dicta memorabilia, viii, 1, absoluti 8.
630 Livio, Ab Urbe condita libri, x, 13.
631 Vedi la Gens Cornelia.
632 Livio, Ab Urbe condita libri, x, 28.
633 Macrobio, Saturnalia, iii, 13.
634 Livio, Ab Urbe condita libri, x, 14.
635 Ivi, x, 31.
636 Ivi, periocha xi.
637 Valerio Massimo, Facta et dicta memorabilia, v, 7, 1.
638 Ivi, iv, 1, 5.
639 Marco Claudio Marcello, che oper con lui, fu detto La Spada di Roma. Vedi la Gens Claudia.
640 Plutarco, Quinto Fabio Massimo, i.
641 Ivi, ii.
642 Ibidem. Vedi anche Polibio, Storie, iii, 89.
643 Valerio Massimo, Facta et dicta memorabilia, vii, 3 stran. 8.
644 Plutarco, Quinto Fabio Massimo, vii. Vedi anche Valerio Massimo, Facta et dicta memorabilia, iv, 8, 1.
645 Per la battaglia di Canne vedi Polibio, Storie, iii, 106-117 e Plutarco, Quinto Fabio Massimo, xv-xvi.
646 Plutarco, Quinto Fabio Massimo, xviii.
647 Valerio Massimo, Facta et dicta memorabilia, ii, 7, 11.
648 Orosio, Historiae adversus paganos, v, 16.
649 Valerio Massimo, Facta et dicta memorabilia, vi, 1, 5. Valerio parla erroneamente di Serviliano ma si tratta di Eburno.
650 Tacito, Annales, i, 5.
651 Plinio il Vecchio, Naturalis historia, vii, 181 e Cassio Dione, Storia romana, xliii, 46.
652 Tacito, Historiae, iii, 62.
653 Ivi, i, 57.
654 Ivi, i, 52.
655 Cfr. S. Prossomariti, I personaggi, cit., pp. 292 sgg.
656 Tacito, Historiae, i, 64.
657 Ivi, ii, 27-30.
658 Ivi, iii, 36.
659 Ivi, iii, 62.
660 Cassio Dione, Storia romana, lxxix, 11.
661 Ivi, lxxviii, 4-5.
662 Frg. 43, tav. 41 ed. Lanciani.
663 Cfr. H. Bloch, A new edition of the marble plan of ancient Rome, in The Journal of Roman Studies, 51 (1961), p. 145.
664 Plinio il Vecchio, Naturalis historia, xxxv, 19.
665 Vedi sopra.
666 Cicerone, Brutus, 81.
667 Digesto, xlvl, 3, 39.
668 Vale a dire che, pur non essendo mai stato Quintiliano un console, pot godere di tutti i privilegi spettanti a consoli ed ex consoli.

Gens Giulia

Prosopografia
v secolo a.C.
11. gaio giulio iullo console nel 489 a.C.669;
12. gaio giulio iullo console nel 482 e decemviro nel 451 a.C.;
13. vopisco giulio iullo console nel 473 a.C. Padre del n. 5 e nonno del n. 8;
14. gaio giulio iullo console nel 447, 435 e 434 a.C. Probabilmente figlio del n. 1 o 2;
15. lucio giulio iullo tribuno consolare nel 438 a.C., magister equitum nel 431 e console nel 430 a.C. Figlio del n. 3 e padre del n. 10;
16. gaio (o gneo) giulio mentone console nel 431 a.C.;
17. sesto giulio iullo tribuno consolare nel 424 a.C.;
18. gaio giulio iullo tribuno consolare nel 408 e 405 a.C. Nipote del n. 3 e fratello del n. 9;
19. lucio giulio iullo tribuno consolare nel 403 a.C. Fratello del n. 8;
10. lucio giulio iullo tribuno consolare nel 401 e 397 a.C. Figlio del n. 5.
iv secolo a.C.
11. lucio giulio iullo tribuno consolare nel 388 e 379 a.C.
iii secolo a.C.
12. lucio giulio libone console nel 267 a.C.
ii secolo a.C.
13. sesto giulio cesare console nel 157 a.C. Nonno del n. 15.
i secolo a.C.
14. sesto giulio cesare console nel 91 a.C.;
15. lucio giulio cesare console nel 90 a.C. Nipote del n. 13;
16. lucio giulio cesare console nel 64 a.C.;
17. gaio giulio cesare console nel 59, 48, 46, 45, e 44 a.C. Pi volte dittatore a partire dal 48 a.C. e dittatore a vita a partire dal 44 a.C.;
18. gaio giulio cesare ottaviano console suffetto nel 43 a.C. e console ordinario negli anni 33, dal 31 al 23 e poi nel 5 e nel 2 a.C. Nonno del n. 19.
i secolo d.C.
19. gaio giulio cesare console nell1 d.C. Nipote del n. 18;
20. germanico giulio cesare console nel 12 e nel 18 d.C.;
21. druso giulio cesare console nel 15 e nel 21 d.C.;
22. marco giulio vestino attico console nel 65 d.C.;
23. gneo giulio agricola console suffetto nel 77 d.C.;
24. gaio giulio giovenale console suffetto nell81 d.C.;
25. quinto giulio balbo console suffetto nell85 d.C.;
26. sesto giulio frontino console suffetto nel 74 e nel 98 e ordinario nel 100 d.C.
ii secolo d.C.
27. lucio giulio urso serviano console suffetto nel 90 e ordinario nel 102 e nel 134 d.C.;
28. tiberio giulio candido mario celso console per la seconda volta nel 105 d.C.;
29. gaio giulio longino console suffetto nel 107 d.C.;
30. gaio giulio gallo console suffetto nel 124 d.C.;
31. quinto giulio balbo console suffetto nel 129 d.C.;
32. gaio giulio basso console suffetto nel 139 d.C.;
33. gaio giulio anzio console suffetto nel 149 d.C.;
34. gaio giulio (fabio) severo console nel 155 d.C.;
35. lucio giulio severo console suffetto nel 155 d.C.;
36. publio giulio scapula prisco console nel 192 d.C.;
37. gaio giulio erucio claro vibiano console nel 193 d.C.;
38. publio giulio scapula tertullo prisco console nel 195 d.C.
iii secolo d.C.
39. gaio giulio aspro console per la seconda volta nel 212 d.C.;
40. gaio giulio (camillo?) galero aspro console nel 212 d.C.;
41. gaio giulio ceriale console nel 215 d.C.;
43. gaio giulio vero massimino, Massimino il Trace, imperatore dal 235 al 238 d.C. e console nel 236 d.C.;
44. marco giulio filippo, Filippo lArabo, imperatore dal 244 al 249 d.C. e console nel 245, 247 e 248 d.C. Padre del n. 45;
45. marco giulio (severo) filippo, Filippo ii, imperatore dal 247 al 249 d.C. e console nel 247 e 248 d.C. Figlio del n. 44;
46. giulio placidiano console nel 273 d.C.;
47. giulio asclepiodoto console nel 292 d.C.
iv secolo d.C.
48. flavio giulio valerio crispo cesare console nel 318, 321 e 324 d.C.
v secolo d.C.
49. flavio giulio patrizio console nel 459 d.C.;
50. claudio giulio ecclesio dinamio console nel 488.

669 Per le problematiche relative ai primi due consoli Giuli vedi sotto.
I figli di Venere
La gens Giulia  una delle pi antiche gens patrizie della storia di Roma e vanta una discendenza addirittura divina. Il capostipite della gens sarebbe Ascanio-Iulo, figlio di Enea e nipote di Venere. Questi sarebbe giunto sulle coste laziali insieme al padre, ambedue scampati al rogo di Troia, e nel Lazio avrebbe fondato la citt di Albalonga. Ne consegue dunque che la gens doveva essere originaria di Albalonga e che si spost a Roma dopo la fondazione dellUrbe.
Esistono varie familiae nellambito dei Giuli, come ad esempio quelle dei Liboni e dei Mentoni; ma le pi note sono sicuramente quelle degli Iulli e dei Cesari, che prosperarono in fasi diverse. Gli Iulli ebbero il loro momento di gloria nei primi secoli della Repubblica, mentre i Cesari, oltre che prosperare nel periodo tardo repubblicano, possono anche vantare di aver dato i natali allimpero romano.
Per quanto riguarda letimologia del nome Cesare vi sono diverse proposte, quasi tutte elencate nellHistoria Augusta: Il primo che ha ricevuto il nome di Cesare  stato chiamato cos, o perch egli uccise in battaglia un elefante, che in arabo si chiama caesai, o perch  nato dopo la morte di sua madre da unincisione nel suo addome, o perch aveva una folta capigliatura (caesarie) quando usc dal grembo di sua madre, o infine, perch aveva dei luminosi occhi grigi (oculi caesii)670.
Il primo rappresentante noto di questa familia fu il pretore del 208 a.C., Sesto Giulio Cesare, e lultimo fu il dittatore Cesare; tutti coloro che vennero dopo di lui, compreso Augusto, sono Giuli solo per adozione.
I fasti consolari presentano magistrati appartenenti alla gens Giulia dal v secolo a.C. al v d.C., per non parlare del fatto che i Giuli possono vantare tra le loro fila anche un papa, Giulio i. Costui fu pontefice dal 337 al 352 d.C. e fu direttamente coinvolto nella diatriba tra ariani e cattolici, che caratterizz il periodo immediatamente successivo alla morte di Costantino.
In et imperiale, il nome dei Giuli si diffuse a macchia dolio. Molti re stranieri, per dimostrare la loro sottomissione a Roma, diventavano clienti della famiglia e spesso adottavano il nome della gens come segno distintivo. Ecco perch ci ritroviamo con un notevole numero di sovrani stranieri che possiedono nomi tipicamente romani e con il gentilizio Giulio. Ci non toglie che facessero parte della gens, almeno per legge.
Il nome Cesare pass invece dallessere un cognomen a un titolo. Cesare era lerede designato allimpero e col tempo divenne cos noto come simbolo di potere che fu adottato con la stessa funzione anche in altre culture: i termini zar e kaiser, per esempio, derivano con tutta evidenza da Caesar.
Cassio Dione menziona vagamente un sepolcro della gens Giulia a proposito della morte di Cesare. Lo storico dice, infatti, che le ceneri del dittatore vi furono collocate, ma purtroppo non ne conosciamo lubicazione. Il mausoleo di Augusto, per quanto contenga i corpi di diversi Giuli, non pu essere definito un sepolcro gentilizio, dato che non fu appannaggio unico di questa gens. In generale la gens utilizzava lincinerazione come forma di sepoltura.
I membri della gens Giulia veneravano ben tre divinit. La prima  Apollo; vi era legata in modo particolare la familia dei Cesari, come descrive Servio: La famiglia dei Cesari per questo compiva sacre cerimonie in onore di Apollo, perch il primo della famiglia nacque dal ventre tagliato della madre, per cui fu detto Cesare671.
La seconda divinit venerata era Venere. I Giuli si ritenevano discendenti di Ascanio-Iulo, figlio di Enea e nipote della stessa Venere, che pertanto consideravano la loro capostipite.
Infine c Vediove, al quale era stata dedicata unara presso la citt di Boville intorno al ii secolo a.C. Su questara vi  uniscrizione che ha permesso di collegare la gens Giulia al culto della divinit: Vediovei patrei/ gentile Iulie / Vedi<ov>ei araa / leege Albana dicata672.
Vale la pena ricordare due edifici famosi, legati a membri della gens Giulia. Il primo  la magnifica biblioteca di Efeso, nota anche come biblioteca di Celso, fatta costruire dal console suffetto del 110 d.C., Tiberio Giulio Aquila Polemeno, in onore del padre, Tiberio Giulio Celso Polemeno, anche lui console suffetto ma nel 92 d.C. Il secondo  il monumento di Filopappo, che d anche il nome alla collina di Atene sul quale fu edificato. Si tratta di unarchitettura commemorativa fatta costruire in onore di Gaio Giulio Antioco Epifane Filopappo, console suffetto nel 109 d.C. Il monumento fu voluto da sua sorella, Giulia Balbilla, e dal popolo ateniese che lo aveva amato molto per la sua prodigalit e correttezza. Filopappo era figlio di un principe di Commagene e si fece apprezzare sia da Traiano che da Adriano.
In compagnia di Romolo
Trattandosi di una gens tanto antica,  inevitabile che alcuni suoi membri rientrino nella leggenda pi che nella storia reale. Il primo da ricordare  collegato direttamente al fondatore di Roma, Romolo, e si chiama Proculo Giulio. Proculo avrebbe avuto lonore di assistere allascensione tra gli di di Romolo e anzi fu proprio lui a rendere i romani partecipi di questa sensazionale notizia:
Cos, dunque, si racconta che uno dei patrizi, un uomo fra i primi per nascita e che godeva grande fama per i suoi costumi, un uomo fedele allo stesso Romolo e suo intimo, uno dei coloni di Alba, Giulio Proclo673, si present nel foro e giurando su quanto vi  di pi sacro, disse in mezzo alla folla che mentre camminava per la strada gli era apparso di fronte Romolo, bello e grande a vedersi, quale mai era stato prima, rivestito di splendide e scintillanti armi. Colpito da quella visione gli disse: O re cosa ti  successo o cosa ti  venuto in mente per lasciarci in mezzo ad accuse ingiuste e maligne e per lasciare orfana tutta la citt in preda a un immenso dolore?. Ed egli rispose: Agli dei, o Proclo,  piaciuto che noi fossimo in mezzo agli uomini per tanto poco tempo e che dopo aver fondato una citt grandissima per potenza e fama, di nuovo tornassimo ad abitare in cielo, da cui veniamo. Ma addio, e d ai romani che praticando la temperanza e la fortezza arriveranno al culmine della potenza umana. Ed io sar, col nome di Quirino, vostro nume tutelare674.
La storia di Proculo  abbastanza tarda da aver spinto molti studiosi a credere che sia stata inventata in et cesariana o augustea per avvalorare la discendenza divina della gens Giulia e per esaltare la grandezza di Romolo e con lui di Augusto, che si presentava come secondo fondatore di Roma.
Il primo personaggio storico della gens che incontriamo nei fasti  il console Gaio Giulio Iullo, che ottenne la magistratura nel 489 a.C. Dionigi675 ci informa che Iullo e il suo collega erano due persone poco dedite alla guerra e che proprio per questa loro caratteristica furono scelti come consoli dal popolo. Tuttavia, fu proprio durante il loro consolato che ebbe inizio la guerra contro i volsci. La tradizione narra che un volsco, Tullo Anzio, giunto a Roma con dei conterranei per assistere a dei giochi, si accord con lesule Coriolano, in cerca di vendetta contro lUrbe, per far credere al Senato di essere giunto in citt con propositi bellicosi, innescando una spirale che port al conflitto.
La Pauly-Wissowa riporta un secondo Gaio Giulio Iullo, che sarebbe stato console poco dopo il primo, vale a dire nel 482 a.C., e poi decemviro nel 451. Il fatto che vi siano solo sette anni di differenza tra un consolato e laltro fa escludere lipotesi di una parentela padre-figlio tra i due. Si potrebbe pensare che il console del 489 e quello del 482 a.C. siano la stessa persona ma Livio, parlando dello Iullo console del 482, non dice che questi  al suo secondo mandato.  anche vero per che per il 489 lo storico latino omette i nomi dei consoli, e da qui potrebbe essere nato lequivoco. Le ipotesi plausibili sono due: che vi fosse un unico Gaio Giulio Iullo che fu console nel 489 e nel 482 a.C., nonch decemviro nel 451, oppure due distinti personaggi: uno, il padre, console nel 489 e 482 a.C. e uno, il figlio, decemviro nel 451 a.C. Tuttavia, quando la plebe si ribell contro i decemviri nel 449 a.C., troviamo Gaio Giulio in un gruppo di tre ex consoli inviati a parlare con i ribelli, sicch  pi plausibile pensare a un unico personaggio che fu console tra i venticinque e i trentanni e decemviro quando era ormai quasi settantenne.
Il figlio dellindividuo finora descritto si chiamava a sua volta Gaio Giulio Iullo, e fu console per ben tre volte, vale a dire nel 447, nel 435 e nel 434 a.C. Il suo secondo consolato fu molto movimentato: Roma era stata colpita da una pestilenza, e i fidenati e i veienti ne approfittarono mettendo a soqquadro le campagne, finch non fu nominato un dittatore che li ferm.
Facciamo ora un piccolo passo indietro e troviamo Vopisco Giulio Iullo, console nel 473 a.C. Durante il suo consolato il tribuno della plebe, Gneo Genucio, cit in tribunale i consoli dellanno precedente e aizz la plebe contro il governo. Il giorno del processo accadde un fatto increscioso: Mentre la plebe si trovava nel foro in ansiosa attesa, dapprima si meravigli che il tribuno non comparisse, poi, diventando ormai il suo ritardo assai sospetto, si convinse che egli fosse stato trattenuto dai maggiorenti e prese a protestare [] finalmente coloro cherano rimasti ad aggirarsi nel vestibolo del tribuno annunziarono che egli era stato trovato morto a casa676. Si pens subito allomicidio, ma pare non vi fossero segni evidenti di violenza sul corpo del defunto.
Poco dopo questi eventi fu indetta una leva militare e un tale Publilio Volerone rifiut di servire come soldato semplice, essendo stato in passato un centurione. Fu preso dai littori dei consoli e stava per essere frustato in pubblico quando il popolo si sollev in suo aiuto e costrinse i magistrati e i loro littori a nascondersi nella Curia. Vopisco e il suo collega protestarono presso il Senato chiedendo vendetta contro i ribelli, ma la gran parte dei senatori prefer mettere a tacere la faccenda per evitare ulteriori scontri.
Figlio di Vopisco era Lucio Giulio Iullo, tribuno consolare nel 438 a.C., magister equitum nel 431 e console nel 430. Quando fu maestro della cavalleria di Aulo Postumio Tuberto, riport una vittoria su volsci ed equi che fu festeggiata a Roma con un trionfo. Quando Lucio e Aulo presero in mano la situazione uno dei due consoli era un altro membro della gens Giulia, vale a dire Gneo Giulio Mentone.
Pare che Mentone e il suo collega fossero stati messi in disparte perch erano continuamente in disaccordo, ma Aulo decise comunque di coinvolgerli nelle operazioni militari; lasci pertanto Mentone a guardia della citt di Roma, portando con s laltro console e affidandogli il comando di una parte dellesercito677.
Dopo Mentone si susseguono nei fasti una serie di tribuni consolari della familia degli Iulli di cui per conosciamo ben poco, a parte i legami parentali.
Per il 267 a.C. viene eletto console un Giulio di una familia poco nota, Lucio Giulio Libone. Libone viene ricordato per aver celebrato il trionfo contro il popolo dei salentini, che abitava la Puglia. Il conflitto, apparentemente di secondo piano, port in dote ai romani la conquista di Brindisi, che gi allora costituiva uno dei porti principali per il Mediterraneo orientale, e che rappresentava un possesso assai prezioso per una potenza in espansione come Roma. Non a caso, da allora in poi Brindisi sar menzionata pi e pi volte nellambito della storia dellUrbe.
Tocca ai Cesari
Tra il ii e il i secolo a.C. una nuova familia della gens Giulia sale al potere, quella dei Cesari. Il suo primo rappresentante menzionato nei fasti consolari  Sesto Giulio Cesare, console nel 157 a.C. Nel 181 era stato tribuno militare di Lucio Emilio Paolo durante la guerra contro i liguri e nel 165 edile curule. Non sappiamo altro di lui, ma abbiamo qualche informazione in pi a proposito dei nipoti, i figli di suo figlio, Lucio Giulio Cesare.
Il primo dei due da ricordare  Lucio Giulio Cesare, il console del 90 a.C. Questi prese parte, come molti aristocratici del tempo, alla guerra contro il tribuno Saturnino che culmin nel 100 a.C. Nellanno del suo consolato era scoppiata la guerra sociale e Lucio combatt contro i sanniti ma senza alcun risultato678. Quale console in carica, tent di sedare il conflitto in maniera pacifica, facendo approvare una legge nota come lex Iulia de civitate, che concedeva gli stessi diritti dei cittadini romani a tutte le citt alleate rimaste fedeli e a quelle che si ravvedevano in tempi stretti.
Lucio fu anche censore, nell89 a.C. con Publio Licinio Crasso, e insieme emanarono un editto che vietava la vendita di profumi esotici; una norma assai singolare, probabilmente legata alle condizioni politiche che allora legavano Roma allOriente.
Lucio mor per mano di Gaio Mario nell87 a.C., durante uno dei raid contro gli alleati di Silla: Anche lui [Gaio Mario], in realt, arm di nefandezze la sua collera per lo sfrenato desiderio di colpire i propri nemici, uccidendo e seviziando il nobilissimo corpo di Gaio Cesare, ex console ed ex censore679. In questo passo per Valerio Massimo commette un errore: usa il prenome Gaio per indicare quello dei due fratelli che fu console e censore, ma in realt sappiamo che si trattava di Lucio. Le teste di Lucio e di suo fratello furono esposte presso i rostri680, come monito. Lucio aveva sposato Fulvia, figlia di Marco Fulvio Flacco, console nel 125 a.C. e da lei aveva avuto due figli: Lucio, di cui parleremo a breve, e Giulia, la madre di Marco Antonio. Se ne deduce quindi che il Lucio decollato fosse il nonno del famoso triumviro.
Il fratello di Lucio che mor con lui nell87 a.C.  Gaio Giulio Cesare Strabone. In alcuni casi gli viene assegnato un secondo signum, vale a dire Vopisco, che significa unico nato vivo in una coppia di gemelli. Il primo signum, invece, potrebbe indicare che Gaio era affetto da strabismo, pertanto ci fornisce unindicazione relativa al suo aspetto. Fu un politico ma viene ricordato anche e soprattutto come oratore e poeta. Una delle caratteristiche che gli attribuisce Cicerone  un fine umorismo, tanto che nellopera intitolata De oratore, alla voce di Gaio viene affidata la trattazione del ridicolo.
Sappiamo che fu edile nel 90 a.C. e che nell88 si candid irregolarmente al consolato: non aveva ancora ricoperto la pretura quando si present per la massima magistratura e un tribuno della plebe, Publio Antistio, fece invalidare la sua candidatura. Come abbiamo gi detto, Gaio mor con suo fratello nell87 a.C. per mano di Gaio Mario. Pare che avesse tentato di trovare rifugio presso un amico, tale Sestilio, che aveva anche difeso in tribunale in una precedente occasione; tuttavia Sestilio, avendo pi cara la propria vita che non il legame di amicizia con Gaio, pens bene di consegnarlo al nemico681.
Figlio del Lucio Giulio Cesare console nel 90, era Lucio Giulio Cesare, a sua volta console nel 64. Nel 77 a.C. lo troviamo nel ruolo di questore presso la provincia dAsia e nel 63, lanno dopo il suo consolato, in quello di duumvir perduellionis al fianco di Gaio Giulio Cesare durante il processo contro Gaio Rabirio. Questo anziano senatore era stato accusato di aver ucciso, trentasei anni prima, il tribuno ribelle, Lucio Apuleio Saturnino. Per lui fu ripresa una procedura processuale ormai desueta che vedeva limputato giudicato da due giudici, detti duumviri perduellionis appunto, che avrebbero potuto, in teoria, condannarlo alla crocifissione se lo avessero ritenuto colpevole. Rabirio si salv grazie a uno stratagemma messo in atto dal suo legale, Marco Tullio Cicerone, ma pi probabilmente perch nessuno aveva davvero intenzione di crocifiggerlo.
In quello stesso anno, durante la seduta nella quale si discuteva circa le sorti dei catilinari catturati da Cicerone, Lucio si pronunci a favore della pena di morte, anche se tra gli imputati cera il marito di sua sorella, Publio Cornelio Lentulo Sura. Lo ritroviamo pi di dieci anni dopo, nel 52 a.C., quale legato di Giulio Cesare in Gallia. Rimase al fianco del futuro dittatore anche quando ebbe inizio la guerra civile contro Pompeo Magno, e nel 47 a.C. fu eletto prefetto dellUrbe dallo stesso Giulio Cesare. Lucio era quindi responsabile della protezione della citt di Roma e non partecip direttamente alle operazioni belliche. Alla morte del dittatore, Lucio era ormai anziano e, per evitare di restare coinvolto in tutto ci che segu il decesso del cugino, si ritir a vita privata a Napoli. Tuttavia, dopo qualche tempo fece ritorno a Roma e si schier con il partito avverso a suo nipote Marco Antonio. Questultimo si leg al dito laffronto e appena ne ebbe la possibilit fece inserire il nome dello zio nelle liste di proscrizione del secondo triumvirato, facendolo cos uccidere.
Il figlio di Lucio, Lucio Giulio Cesare, si schier invece contro suo padre appoggiando il partito di Pompeo Magno allepoca delle guerre civili. Poco prima del passaggio del Rubicone, Lucio raggiunse Cesare per portargli un messaggio conciliante di Pompeo682. Le fonti ricordano un episodio della guerra civile che di certo non giova alla fama di Lucio. Questultimo si trovava a largo di Clupea (attuale Klibia), presso le coste africane, in attesa del nemico. Le navi di Cesare giunsero guidate da Gaio Scribonio Curione ed erano talmente piene di uomini che Lucio impressionato dalla mole della flotta nemica, aveva lasciato lalto mare e, approdato sulla riva pi vicina con una trireme munita di coperta, laveva abbandonata sulla spiaggia ed era fuggito via terra ad Adrumeto [attuale Susa]683.
Stando a quanto dice Svetonio, Lucio mor che era ancora nemico di Giulio Cesare ma non a causa di questultimo: Non risulta che nessuno sia stato ucciso se non in combattimento, eccettuati Afranio, Fausto e Lucio Cesare il Giovane e si crede che neanche questi furono uccisi per suo [di Cesare] ordine, anche se i primi due avevano ripreso le armi dopo aver ottenuto il perdono e il terzo aveva fatto trucidare crudelmente, col ferro e col fuoco, i liberti e gli schiavi di Cesare, e persino le belve preparate per uno spettacolo pubblico684. La morte di Lucio avvenne in Africa in seguito alla battaglia di Tapso e in circostanze alquanto misteriose; pertanto non  da escludere del tutto lo zampino del dittatore.
Un ramo parallelo a questa famiglia ha invece portato alla nascita del pi noto di tutti i Cesari, Gaio Giulio Cesare. Siamo partiti da Sesto Giulio Cesare, il console del 157 a.C., per conoscere i suoi eredi; vediamo ora cosa accadde a quelli di suo fratello Lucio Giulio Cesare, pretore nel 166 a.C. Questi ebbe un figlio, Gaio Giulio Cesare, che altri non  che il nonno del dittatore e che spos una Marcia della famiglia dei Marci Regi. Da questa donna Gaio ebbe tre figli: Sesto Giulio Cesare, che fu console nel 91 a.C., Gaio Giulio Cesare, padre del dittatore, e Giulia, moglie di Gaio Mario.
Del padre del condottiero non sappiamo granch a parte il fatto che spos Aurelia Cotta, madre di Cesare, e che da lei ebbe tre figli, due femmine e un maschio. Fu un partigiano di suo cognato Mario, marito di sua sorella Giulia, e alla fine del ii secolo a.C. prese parte anche a una commissione che si occupava della ridistribuzione di terre ai veterani, per la gran parte uomini di suo cognato. Fu pretore nel 92 e poi proconsole dAsia ma non si candid mai al consolato. Mor intorno all85 a.C. presso la citt di Pisa. A conferma di ci vale la pena ricordare un passo di Svetonio che, proprio nella prima riga della Vita di Cesare, dichiara che perdette il padre a sedici anni685.
Tecnicamente i membri della familia dei Cesari si possono dire estinti con la morte di Cesare, ma ladozione del futuro imperatore Augusto da parte dello zio diede nuova linfa vitale a questo ramo della gens Giulia. Il dittatore ebbe da Cleopatra Cesarione, scomparso ancora adolescente per mano di Ottaviano, ma in ogni caso  indubbio che nessun romano lo avrebbe mai accettato come membro della stirpe Giulia.
In una rassegna come quella presentata in questo volume, lingombrante figura di Giulio Cesare rappresenta motivo di forte perplessit. Inserirlo sbilancerebbe fortemente lequilibrio tra i personaggi ma, daltra parte, ignorarlo del tutto non renderebbe giustizia alla completezza del lavoro. Si ritiene pertanto necessario almeno inquadrarlo nella storia della famiglia, segnalando le tappe fondamentali della sua vita straordinaria. Non ce ne vogliano gli ammiratori del personaggio, cui sono state dedicate ampie e dettagliate biografie a iosa.
Fiumi dinchiostro sono stati versati  anche da Cesare stesso  sulla sua vita pubblica e privata. Qui sar sufficiente ricordare i dati salienti dei tre aspetti pi rilevanti del personaggio: matrimoni, carriera militare e carriera politica.
Cesare si fidanz ufficialmente una prima volta a quattordici anni, nell86 a.C., con Cossuzia, ma dovette rompere con lei due anni dopo perch la ragazza non faceva parte del patriziato. Prese moglie a diciassette anni, nell83 a.C., sposando Cornelia Cinna Minore, figlia del leader mariano Lucio Cornelio Cinna e pi giovane di lui di quattro anni. Pare che si fosse davvero affezionato a lei: rifiut di lasciarla quando Silla pretese che la ripudiasse, e rimase al suo fianco fino alla sua morte, di parto, intorno al 68 a.C. Quello stesso anno, tuttavia, Cesare si rispos con Pompea Silla, nipote di Silla, che ripudi nel 62, a seguito di uno scandalo nel quale la moglie fu coinvolta: il raid di Clodio durante i riti della Bona Dea a casa di Cesare, allora pontefice massimo. Pompea non ebbe alcuna responsabilit nella vicenda, e il marito ne era consapevole, pur dichiarando che divorziava perch la moglie di Cesare deve essere al di sopra di ogni sospetto. Appare evidente che era in cerca di un pretesto per lasciarla, se invece per Cornelia Cinna aveva perfino rischiato di farsi ammazzare da Silla.
Tocc poi a Calpurnia, che il condottiero spos nel 59 e alla quale rimase legato fino alla morte, nonostante le sue lunghe escursioni extraconiugali con Cleopatra e, forse, qualche scampolo di relazione col suo pi antico e longevo amore, Servilia, la madre dello stesso Marco Giunio Bruto che fu il capo dei cesaricidi alle idi di marzo.
Il suo cursus honorum, naturalmente, ha pochi eguali nella storia di Roma. Prima di iniziarlo, rivest per breve tempo la carica di flamen dialis, sacerdote di Giove, un ruolo che, se mantenuto, gli avrebbe impedito di diventare il pi grande condottiero della storia di Roma, e che Silla lo costrinse a lasciare. Fu questore a trentuno anni, di stanza in Spagna, nel 69 a.C.; edile quattro anni dopo, nel 65; pretore nel 62 e propretore di nuovo in Spagna lanno seguente. Dal 63 fino alla morte rivest anche la carica di pontefice massimo, la massima autorit religiosa di Roma, dopo essere stato membro del collegio dei pontefici fin dal 73. Rivest il consolato cinque volte, la prima, e la sola con elezione regolare, contestualmente al triumvirato che form con Pompeo e Crasso, nel 59, poi nel 48, e dal 46 al 44. Proconsole in Gallia dal 58 al 50 a.C., fu dittatore quasi ininterrottamente dal 49 alla morte, dapprima a termine, poi decennale, infine a vita.
La carriera militare  ancor pi unica. Ebbe inizio in Oriente, in Bitinia, a ventanni, come legato del pretore Marco Minucio Termo, presso il quale si distinse nellassedio di Mitilene, dove si guadagn una prestigiosa onorificenza come la corona civica, salvando un cittadino romano. Quando vi torn, nel 75 a.C., per studiare a Rodi, cadde anche in mano ai pirati della Cilicia, e dopo essere stato liberato in seguito a un riscatto gliela fece pagare cara, crocifiggendoli tutti, per poi tornare a servire come militare in Asia contro Mitridate del Ponto. In Spagna, da propretore, condusse campagne contro lusitani e calaici, soprattutto per procurarsi oro con cui saldare i cospicui debiti che aveva contratto da edile offrendo giochi e divertimenti per accattivarsi le simpatie del popolo. Da proconsole in Gallia condusse campagne di rilievo pressoch ogni anno. La prima contro elvezi e suebi, la seconda contro i belgi. Nel 56 oper soprattutto lungo la costa, affrontando i veneti sul mare, lanno successivo sulla frontiera opposta, contro usipeti e tencteri, che massacr a tradimento, e facendo una puntata poco felice in Britannia, primo comandante romano a porre piede sullisola. Fu anche il primo condottiero ad attraversare il Reno e a marciare attraverso la Germania. Nel 54 oper pi a lungo in Britannia, stabilendo una fragile sovranit, ma dovette anche sedare le ribellioni di nervi ed eburoni sul continente. Le rivolte proseguirono lanno successivo, ma fu il 52 lanno chiave, con la grande ribellione di Vercingetorige, che riusc a coalizzare gran parte delle trib galliche. Episodi come quelli di Avaricum, Gergovia  una delle sue rare sconfitte  e soprattutto Alesia hanno contribuito a eternare la sua fama di condottiero.
Lanno seguente lo trascorse a sedare gli ultimi focolai di ribellione contro biturigi, carnuti e bellovaci, facendo tagliare le mani ai difensori pi irriducibili, quelli di Uxelludunum. Poi venne il momento delle guerre civili, cui diede inizio varcando in armi con una legione il Rubicone, che rappresentava il confine dellItalia con la Gallia. In quella circostanza, non pronunci la frase passata alla storia Il dado  tratto, bens Si gettino i dadi, secondo Appiano e Plutarco. Il fraintendimento  dovuto a una errata copiatura del passo di Svetonio, la sola fonte latina, in cui limperativo esto  stato trasformato in est.
Dopo essere giunto a Roma senza episodi bellici rilevanti, a parte lassedio di Corfinium, si spost in Spagna ad affrontare i pompeiani, che sconfisse a Ilerda. Meno brillante, almeno inizialmente, fu la sua campagna contro Pompeo lanno seguente; nonostante i suoi tentativi per farlo passare per un pareggio, nei suoi Commentarii, il blocco di Durazzo fu fallimentare, anche per la sua pretesa di assediare un nemico di forze superiori. Si rifece ampiamente a Farsalo, con un capolavoro tattico che gli regal la netta vittoria sul suo antagonista e genero. Morto Pompeo in Egitto, Cesare si ferm nella terra dei faraoni per rendere pi saldo il trono di Cleopatra, combattendo una guerra, detta alessandrina, che lo vide spesso a mal partito. Dovette interrompere il sempre pi piacevole soggiorno sul Nilo nel corso del 47 per andare a sconfiggere in un batter docchio Farnace, re del Ponto, nella campagna resa famosa dal suo motto Veni, vidi, vici, citato in una lettera al suo amico Amanzio.
Rimanevano da debellare molti pompeiani di spicco, che si erano concentrati in Africa. A cavallo tra il 47 e il 46 Cesare combatt nel continente nero numerose battaglie, senza mostrare la brillantezza di un tempo. Ma a Tapso ottenne una clamorosa vittoria, che gli consent di sbaragliare da un giorno allaltro pressoch lintera concorrenza. I rimasugli dei suoi avversari si concentrarono in Spagna, dove Cesare, nel 45, condusse lultima delle sue campagne, sconfiggendo infine il figlio maggiore di Pompeo Magno a Munda. Quando lo uccisero, alle idi di marzo del 44, stava per partire per quella che avrebbe dovuto rappresentare la pi grande delle sue imprese belliche: la conquista del regno partico. La sola guerra contro un vero e proprio regno strutturato e potente che avrebbe stabilito davvero la sua valenza come condottiero. Ci avrebbe provato anni dopo il suo luogotenente Marco Antonio, con pessimi risultati, e allo storico rimarr sempre la curiosit di sapere se il dittatore se la sarebbe cavata meglio, di fronte a un ostacolo che solo Traiano, molto tempo dopo, sarebbe riuscito a superare.
Di colui che Tacito defin di divinum ingenium andrebbero segnalati numerosi altri aspetti: dalle riforme attuate, come quella del calendario che prese il suo nome, alle trame politiche che lo videro almeno parzialmente coinvolto nella congiura di Catilina, alle battaglie politiche in favore dei populares, fino alla abilit oratoria, che lo rese anche uno dei pi prestigiosi avvocati romani, in grado di rivaleggiare con Cicerone nel foro e tanto da essere definito principe delleloquenza, stimato e rispettato dallo stesso Cicerone. Nulla sopravvive delle sue orazioni o dei suoi trattati, che ne comprendevano anche uno di astronomia  anche se non si  certi che sia stato lui a comporlo  e ben poco delle raccolte delle sue epistole.
Basti qui ricordare invece le sue doti di scrittore, di cui abbiamo ampia testimonianza nei Commentarii, il De bello gallico e il De bello civili, scritti in un latino mirabile e asciutto. Del corpus cesariano fanno parte anche il Bellum africum, il Bellum alexandrinum, il Bellum hispaniense, preziose fonti di propaganda redatte dai suoi sodali. Cesare scrisse anche un Anticato, unopera ironica contro il suo irriducibile antagonista, Catone Uticense, diretta a smontare le lodi di cui Cicerone aveva ricoperto il sostenitore a oltranza della Repubblica.
Fondatori dellimpero
Pur essendo adottivi, i Giuli discendenti da Augusto appartengono a pieno titolo alla gens e quindi vanno considerati nellambito di questo capitolo. Della figlia di Augusto parleremo in seguito insieme alle altre donne della stirpe, pertanto i primi eredi diretti dellimperatore nei quali ci imbattiamo sono i suoi nipoti, i figli nati da Giulia e da Marco Vipsanio Agrippa: Gaio Giulio Cesare e Lucio Giulio Cesare i quali, pur essendo figli di Agrippa e dovendo quindi appartenere alla gens Vipsania, furono adottati dal nonno, privo di eredi maschi.
Gaio, il maggiore dei due, era nato nel 20 a.C. con il nome di Gaio Vipsanio Agrippa; Lucio era nato nel 17 e si chiamava Lucio Vipsanio Agrippa. I loro nomi furono modificati in seguito alladozione, avvenuta poco dopo la nascita di Lucio686: Adott Gaio e Lucio, comprandoli in casa dal padre loro Agrippa, col rito dellasse e della bilancia, e quando erano ancora giovinetti li avvi al governo dello stato687. Il rito dellasse e della bilancia era di tipo privato e non meraviglia, data lindole di Augusto, che avesse scelto questo tipo di rituale, come pure che avesse deciso di educare personalmente i ragazzi per farne delle vere e proprie macchine di governo.
Gli studiosi sono ancora oggi combattuti nello stabilire se Augusto avesse intenzione di scegliere come suoi successori ambedue i nipoti oppure il solo Gaio e Lucio con riserva. Analizzando le loro carriere si possono trovare prove a favore di ambedue le teorie. In effetti, i due ragazzi furono spronati e premiati allo stesso modo dal nonno; le sole differenze di carriera sembrano essere dovute alla differenza det tra i due.
Nel 13 a.C. Gaio, a soli sette anni, partecip al ludus Troiae, unesibizione che vedeva protagonisti i membri pi giovani del patriziato, i quali rievocavano i giochi funebri in onore di Anchise di cui si parla nellEneide. Nell8 a.C. troviamo il ragazzo in Gallia con il nonno, che ne approfitt per presentarlo ufficialmente allesercito.
Man mano che Lucio cresceva cominci a ottenere a sua volta dei privilegi, perch non fosse da meno di suo fratello: Augusto nellanno successivo, in cui fu console per la dodicesima volta, annover Gaio tra gli adolescenti e allo stesso tempo lo ammise in senato, lo design princeps iuventutis e lo nomin sevir equitum. Dopo un anno anche Lucio ottenne gli stessi onori che avevano concesso al fratello688. Tra le altre cose, ambedue ottennero un altro importante riconoscimento: furono designati consoli allet di quindici anni, ma con una clausola che prevedeva ricoprissero effettivamente la magistratura solo al compimento del ventesimo anno di et. Fu proprio per questo che Gaio riusc a divenire console nell1 d.C. mentre Lucio non vi riusc mai, essendo morto nel 2, prima di compiere il fatidico compleanno.
I due ragazzi furono anche cooptati in un collegio sacerdotale, Gaio in quello dei pontefici e Lucio in quello degli auguri, ma la carriera di Gaio sub unaccelerazione improvvisa e imprevista quando nel 2 a.C. gli armeni e i parti si ribellarono:
Augusto, turbato per questi avvenimenti, non sapeva cosa fare; dato che egli non era in condizione di combattere per via dellet avanzata, e poich Tiberio, come si  detto, se nera gi andato (in esilio volontario a Rodi), egli non osava inviare qualche altro uomo di potere, visto che Gaio e Lucio erano giovani inesperti. Tuttavia, nellincombenza della necessit scelse Gaio, gli confer limperium proconsolare e lo fece sposare, affinch dalla condizione di uomo sposato ricavasse un rango sociale di rispetto689.
E cos Gaio si ritrov in Oriente, con laiuto del comandante Marco Lollio in qualit di consigliere, a comandare un esercito. In realt la questione con i parti e gli armeni si risolse con una serie di trattative che videro la partecipazione diretta di Augusto, al quale venivano inviati continuamente degli ambasciatori; Gaio fece da rappresentante in loco del nonno, perlopi.
Le trattative con i parti proseguirono a fasi alterne per diversi anni, tanto che Gaio svolse in Oriente il proprio consolato e vi rimase anche molto oltre. Non vi furono mai dei veri e propri scontri campali, eppure un tale Addone riusc ad attirarlo in unimboscata mentre il principe assediava la citt di Artagira. Il ragazzo fu ferito e non si riprese pi, fino a morire nel 4 d.C. durante il viaggio di ritorno a Roma, presso la citt di Limira.
Due anni prima se nera andato Lucio, in quel periodo in giro per le province per imparare larte del governo; si trovava presso Marsiglia quando, nel 2 d.C., mor improvvisamente per motivi che ignoriamo.
Limprovviso decesso dei due venne attribuito a Livia, moglie di Augusto, che avrebbe agito per far tornare il proprio figlio Tiberio in cima alla lista di successione, liberandogli la strada dagli eredi scelti dallimperatore. Forse la morte di Lucio pu essere considerata sospetta, ma quella di Gaio dopo  perfettamente giustificabile con una setticemia sviluppatasi a seguito della ferita. Daltra parte, difficilmente Augusto si sarebbe tenuto accanto Livia fino alla morte, se solo avesse nutrito sospetti nei suoi confronti.
Limperatore non manifest preferenze neppure sotto laspetto matrimoniale; diede infatti in sposa a Gaio la figlia di Druso Maggiore e Antonia Minore, Claudia Livilla, fidanzando Lucio con Emilia Lepida, figlia di Quinto Emilio Lepido console del 21 a.C. Il secondo matrimonio non ebbe luogo a causa della dipartita prematura di Lucio.
Agrippa e Giulia avevano avuto anche un terzo figlio maschio, adottato a sua volta dal nonno. Nato nel 12 a.C., poco dopo la morte del padre, Marco Vipsanio Agrippa Postumo divenne Agrippa Giulio Cesare nel 4 d.C. insieme al futuro imperatore Tiberio. Pare che avesse un caratteraccio o che fosse privo di qualche rotella, ma nel suo caso le fonti sono pi che esplicite nel considerare Livia responsabile del suo triste fato. La moglie di Augusto avrebbe visto nel ragazzo lultimo ostacolo allascesa del figlio al soglio imperiale, e fece di tutto per metterlo fuori gioco, inizialmente facendolo mandare in esilio, prima a Sorrento690 e poi presso lisola di Planasia (attuale Pianosa) con laccusa di essere pazzo. Lesilio non viene datato con precisione, ma si pensa che debba essere avvenuto nel 7 d.C., dato che nellarco dedicato ad Augusto presso la citt di Pavia, e ultimato nell8 d.C., Agrippa  lunico degli eredi di Augusto, vivi e morti, a non comparire. Questa specie di damnatio potrebbe essere dovuta allallontanamento del ragazzo.
In realt, esaminando le fonti da Cassio a Tacito, di Agrippa si legge che aveva un pessimo carattere, tendeva allira, era alquanto stupido, ma di follia non parla nessuno, se non gli storici moderni. Fu proprio un scatto dira e il suo comportamento ostile verso Livia a segnarne la fine:
Augusto mand in guerra Germanico, ma non Agrippa, dato che questi dimostrava un contegno servile e passava la maggior parte del suo tempo a pescare, attivit per cui era solito chiamare se stesso Nettuno; dava poi adito a violenti sfoghi di collera, screditava Giulia [Livia] dicendo che era una matrigna e rimproverava spesso Augusto stesso per non avergli concesso leredit del padre. Poich non riusciva a dare un limite al suo contegno, venne mandato in esilio e il suo patrimonio venne dato allerario militare, mentre lui venne confinato a Planasia691.
Che Agrippa fosse un tipo perlomeno polemico, pare accertato. Perfino lo stesso Augusto era vittima dei suoi strali, come dimostra un passo di Svetonio: (Augusto) si accontent di punire, luno con una multa e laltro con un breve esilio, i plebei Giulio Novato e Cassio Patavino, il primo per aver divulgato una pretesa violentissima lettera del giovane Agrippa contro di lui692. Ad ogni modo,  importante stabilire se il ragazzo fosse pazzo o meno, perch da ci dipende lattendibilit di uno degli ultimi eventi che ne caratterizz la vita: una visita di suo nonno.
Pare infatti che nel 14 d.C., poco prima di morire, Augusto abbia fatto visita al nipote presso Planasia, per parlare con lui e accertare se si fosse ammorbidito, con lintenzione di richiamarlo a Roma. Si disse che Livia fosse venuta a sapere del viaggio del marito solo al suo ritorno e, per scongiurare il rientro di Agrippa, avrebbe provveduto a eliminare il consorte, accelerando lascesa del figlio. Una volta morto Augusto, Livia e Tiberio avrebbero provveduto a eliminare un potenziale rivale mandando sullisola un centurione che, dopo una lotta accanita, tolse di mezzo anche il giovane.
Agrippa, daltra parte, era lultimo erede diretto del fondatore dellimpero e i sostenitori dei Giuli potevano usarlo per eliminare politicamente Tiberio. Il rischio era concreto se si considera che poco dopo la morte del giovane, uno schiavo, di nome Clemente, riusc a farsi passare per Agrippa redivivo e a mettere a soqquadro la penisola italiana per un bel po prima di essere eliminato.
Insieme a Tiberio e Agrippa Postumo, nel 4 d.C. era stato adottato anche il figlio di Druso Maggiore e di Antonia Minore, Germanico Giulio Cesare. In realt Germanico, nato nel 15 a.C., non era stato adottato da Augusto, ma da Tiberio, e non propriamente di sua volont: [Germanico] fu tanto amato e stimato dai suoi che Augusto, per non parlare degli altri, medit a lungo se designarlo come proprio successore allimpero; alla fine diede ordine a Tiberio di adottarlo693. Il nome Germanico lo eredit dal padre, che lo aveva ottenuto in seguito alle vittorie riportate in Germania tra il 12 e il 9 a.C., ma il suo nome di battesimo doveva essere Druso o Tiberio Claudio Nerone.
Germanico aveva un carattere talmente affabile da essere amato da tutti: Dicono che Germanico, pi di chiunque altro, abbia riunito in s tutte le qualit del corpo e dellanimo: di bellezza e di valore singolarissimi, eccelleva in entrambe le lingue per eloquenza e cultura. Riusciva a conciliarsi lamore di tutti per la sua straordinaria bont e per larte incomparabile di attirarsi le simpatie694. Dopo questo panegirico Svetonio si decide finalmente a trovare un difetto al personaggio, il quale, a quanto pare, aveva le gambe esili rispetto al torace, ma era riuscito a risolvere il problema facendole diventare pi muscolose andando a cavallo.
Nello stesso anno delladozione, Germanico fu premiato anche con una moglie di rango imperiale, vale a dire la nipote di Augusto, Agrippina Maggiore. Da lei ebbe diversi figli di cui parleremo in seguito, tra cui anche il famigerato imperatore Caligola.
Nel 7 d.C. Germanico divenne questore con un anticipo di cinque anni sullet legale e fu inviato allestero per la prima di una lunga serie di missioni. Aveva lincarico di reprimere una rivolta di dalmati guidati da un tale di nome Batone. Tiberio aveva provocato la rivolta muovendo le sue truppe in territorio germanico, ma Augusto volle mandare Germanico perch sospettava che Tiberio pur potendo avere ragione in breve tempo dei dalmati, indugiasse di proposito per rimanere il pi possibile sotto le armi con il pretesto della guerra695. La questione sembr chiusa circa un anno dopo, anche a causa di una carestia e di unepidemia che misero in seria difficolt i dalmati, ma le ostilit ripresero nel 9 d.C. e Germanico continu a operare in quel settore. A conclusione del conflitto, per le sue prestazioni il giovane condottiero ottenne molti onori: Ricevette gli ornamenti trionfali, i quali vennero dati anche agli altri comandanti, e gli ornamenti pretori, oltre al diritto di palesare il suo voto immediatamente dopo gli ex consoli e il privilegio di assumere il consolato anticipatamente rispetto ai tempi consentiti dalla legge696.
In seguito alla disfatta della selva di Teutoburgo, Tiberio e Germanico furono mandati sul Reno, intorno all11 d.C., per frenare le popolazioni germaniche ormai convinte di aver avuto la meglio sui romani. Germanico allepoca aveva un mandato proconsolare, ma quando giunse in territorio nemico non pot fare altro che devastarne i territori, senza riuscire a dare battaglia.
Nel 12 d.C. torn a Roma per assumere il consolato, magistratura che avrebbe ricoperto per due volte, la seconda nel 18 d.C., poco prima di morire. Nel 13 d.C. divenne comandante delle truppe del Reno.
Nel 14 d.C. Augusto mor e Tiberio gli successe in qualit di princeps. Le legioni della Germania, per, preferivano Germanico, e cos si ribellarono proponendo al loro comandante di guidarle alla volta di Roma per prendere il potere. Germanico si dimostr integerrimo, rifiutando la proposta e facendo di tutto per sedare la ribellione. Ciononostante, Tiberio si spavent e inizi a sospettare di lui.
Intanto le operazioni sul Reno proseguivano. Germanico ottenne delle prestigiose vittorie, ma il controllo sulla Germania rimase precario. Lunico segno tangibile di quelle vittorie fu il recupero di alcune aquile perse a Teutoburgo, che furono esibite durante il trionfo decretato in onore del comandante. La fama di Germanico ormai oscurava Tiberio, che decise quindi di allontanare nuovamente il comandante da Roma. Nel 18 d.C. Germanico fu inviato in Oriente e, nello stesso periodo, Tiberio assegn il governatorato della Siria a un suo uomo di fiducia, Gneo Calpurnio Pisone697.
Poi, dopo aver viaggiato in lungo e in largo per lOriente e aver visitato anche lEgitto, Germanico si ammal improvvisamente e mor fra atroci tormenti, nellottobre del 19 d.C. Della sua morte fu accusato Pisone, che secondo i pi lo avrebbe avvelenato, ma per i mandanti si fece il nome sia di Tiberio che di Livia, sempre intenta a difendere la posizione del figlio698.
Germanico viene ricordato per lo pi per la sua attivit militare, ma sappiamo che fu anche un amante dellarte, un ottimo oratore e che si ciment nella redazione di opere letterarie.
Suo coetaneo era Druso Giulio Cesare, meglio noto come Druso Minore, figlio di Tiberio e Vipsania Agrippina. Nato nel 14 a.C., Druso divenne membro della gens Giulia in seguito alladozione di suo padre, che prevedeva automaticamente laccesso nella gens di tutti coloro che erano sotto la sua potestas. Il suo nome di battesimo doveva essere Nerone Druso Claudio.
Nell11 d.C. Druso ricopr la carica di questore699 e nel 13 gli fu concesso dal padre di ricoprire il consolato per lanno 15 d.C. senza passare per la carica di pretore700. Con la morte di Augusto, oltre alla rivolta cui dovette far fronte Germanico701, ve ne fu anche unaltra in Pannonia, scaturita per da motivazioni differenti. I soldati, stanchi di un servizio militare che durava ventanni e di essere richiamati continuamente in servizio dopo il congedo, chiedevano dei cambiamenti. Tiberio mand suo figlio Druso a sedare la rivolta, assegnandogli due coorti pretorie e autorizzandolo a regolarsi come meglio credeva. Dopo un primo momento di forte tensione una provvidenziale eclissi di luna, che terrorizz gli uomini, riusc a ristabilire lordine: Rintracciati i principali sobillatori, parte di essi dispersi fuori dagli accampamenti, furono trucidati dai centurioni o dai pretoriani; alcuni furono, invece, consegnati dagli stessi loro manipoli, come prova di fedelt702.
Pare che Druso fosse un ottimo comandante, ma la sua indole era incline alla crudelt703, quindi si trattava di un personaggio completamente diverso da Germanico. Cera sicuramente una certa disparit di trattamento tra Druso e suo cugino: Germanico procede con il suo cursus honorum approfittando dello sconto di cinque anni voluto per lui da Augusto, mentre Druso  costretto a svolgere liter tradizionale. Le cose cambiano in seguito al decesso di Germanico, quando Druso torna a essere di diritto il vero erede di Tiberio. Allepoca del rientro in patria della salma del cugino, nel 19 d.C., Druso and, con altri parenti e magistrati, a recuperare il feretro presso il porto di Terracina704. Dopo aver ricoperto il primo consolato nel 15 d.C. come stabilito, nel 21 Druso ottenne per la seconda volta la prestigiosa magistratura.
Nel 22 d.C. il padre gli concesse la tribunicia potestas705, un potere limitato al solo princeps ed esteso ad altri uomini di fiducia in caso di necessit. Ma era soprattutto un chiaro messaggio ai romani in merito alla questione della successione.
Il problema stava per proprio nella successione. Cera un altro personaggio, fedele a Tiberio, che aspirava al potere imperiale e che vedeva in Druso un ostacolo: Lucio Elio Seiano, il prefetto del pretorio. Questi architett un piano per eliminare Druso con la partecipazione della moglie di lui, Livilla, vedova di Gaio Giulio Cesare, nipote di Augusto. Seiano divenne lamante di Livilla e, approfittando dellamore di Druso per il vino, convinse la moglie ad avvelenarlo. Lerede di Tiberio mor nel 23 d.C., apparentemente a causa di una malattia, e la verit sul suo decesso venne fuori solo nel 31. In quellanno Seiano cadde in disgrazia e fu ucciso insieme ai suoi figli; sua moglie Apicata, per vendicarsi di Tiberio, che le aveva portato via i suoi ragazzi, gli rivel tutto a proposito della morte di suo figlio.
Druso aveva avuto da Livilla tre figli: una femmina di nome Giulia e due maschi gemelli, di cui solo uno sopravvisse, Tiberio Giulio Cesare.
Prima di passare al figlio di Druso, per,  bene ricordare la sorte subita dai maschi nati dalla coppia Germanico-Agrippina Maggiore. Fatta eccezione per Caligola, che riusc a superare indenne il dominio di Tiberio e Seiano e a diventare addirittura imperatore, gli altri due, Druso Giulio Cesare Germanico e Nerone Giulio Cesare Germanico, furono vittime proprio delle macchinazioni ordite dal famoso prefetto del pretorio.
Seiano e Agrippina Maggiore erano continuamente in contrasto e si fecero una guerra aperta che culmin con lesilio di Agrippina prima e con la morte di Seiano poi. Nello scontro senza esclusione di colpi furono coinvolti anche i due figli maggiori di Germanico e Agrippina.
Nati a un anno di distanza, Nerone nel 6 d.C. e Druso nel 7, erano destinati a salire molto in alto, se non addirittura a diventare imperatori. Morti Druso Minore e Germanico, infatti, a Tiberio non restavano eredi diretti se non questi nipoti, pertanto decise di adottarli come suoi successori. Nerone ottenne diversi onori prima di cadere in disgrazia presso limperatore:
In quellepoca Tiberio raccomand ai senatori Nerone, figlio di Germanico, ormai giunto alle soglie della giovinezza, e non senza i sorrisi ironici degli ascoltatori insistette perch fosse esonerato dallassumere gli uffici del vigintivirato e potesse chiedere la questura cinque anni prima che la legge consentisse [] Alla carica di questore il senato aggiunse quella di pontefice, e nel giorno in cui Nerone entr per la prima volta trionfalmente nel foro, fece fare unelargizione alla plebe, lietissima di poter vedere ormai giovinetto un figlio di Germanico. La notizia delle nozze con Giulia, figlia di Druso, accrebbe successivamente la gioia del popolo706.
Druso, invece, spos Emilia Lepida, figlia del console del 6 d.C., Marco Emilio Lepido, e fu adottato anche lui da Tiberio come erede, oltre a ricevere tutti gli onori concessi a suo fratello Nerone707.
Linimicizia con Agrippina Maggiore e laspirazione al trono imperiale spinsero Seiano a considerare i due ragazzi come degli avversari e a cospirare contro di essi. Nel 29 d.C. Agrippina Maggiore e Nerone furono accusati formalmente in Senato, la prima per arroganza di linguaggio e animo superbo, il secondo di aver intrattenuto amori con adolescenti e altre dissolutezze simili. Il prefetto del pretorio aveva convinto Druso a schierarsi contro suo fratello Nerone, approfittando della gelosia covata dal secondogenito708. Agrippina fu confinata a Pandataria (attuale Ventotene) e Nerone a Ponza, dove mor poco dopo.
Druso, nonostante avesse dato il proprio sostegno a Seiano contro il fratello, non fece una fine migliore. Poco dopo, infatti, fu accusato di aver tramato contro limperatore e messo in prigione. Qui rimase fino al 33 d.C., quando mor di inedia dopo aver mangiato anche limbottitura del materasso nel tentativo di sopravvivere709.
Pur essendo stato Seiano a tramare contro Agrippina Maggiore, Nerone e Druso, il fatto che due di loro morirono dopo il prefetto, dimostra che Tiberio non doveva essere poi tanto contrario ai provvedimenti presi nei loro confronti. Altrimenti, avrebbe potuto far rientrare Agrippina dallesilio molto prima della sua morte e avrebbe potuto far rilasciare Druso.
Morti Nerone e Druso, Tiberio scelse come suoi successori altri due nipoti, Caligola, altro figlio di Germanico, e Tiberio Giulio Cesare, meglio noto come Tiberio Gemello, figlio di suo figlio.
Tiberio Giulio Cesare apparteneva alla gens Giulia sia perch figlio di Druso Minore e di sua moglie Livilla, vedova di Gaio Giulio Cesare, sia perch adottato dal nonno Tiberio e poi dal cugino, Caligola. Di lui si conosce ben poco senonch fu tagliato fuori dalla gestione dellimpero da suo cugino Caligola. Pare, infatti, che per testamento egli fosse erede di Tiberio esattamente come Caligola: [Tiberio] due anni prima aveva fatto un doppio testamento, uno di proprio pugno e uno per mano di un liberto, per entrambi identici nel testo, e li aveva fatti controfirmare anche da gente molto umile. Con quel testamento nomin eredi, in parti uguali, i suoi due nipoti, Gaio, figlio di Germanico, e Tiberio, figlio di Druso, e li costitu reciprocamente eredi luno dellaltro710.
Tuttavia, Caligola, ben pi sveglio e spregiudicato del cugino, riusc a manomettere il documento e a far credere ai romani di essere lunico erede dellimperatore. Essendo Gemello il nipote di Tiberio non lo si poteva estromettere completamente e cos il nuovo imperatore opt per adottarlo come suo erede, mettendolo in secondo piano senza eliminarlo. Questo stato di grazia per Gemello dur solo il tempo che i romani si abituassero al governo di Caligola e dimenticassero il nipote di Tiberio. Nel 38 d.C., dopo un anno dallascesa al trono, Caligola fece ammazzare da un tribuno militare, fatto entrare allimprovviso nella stanza, suo fratello Tiberio, che non sospettava nulla711. Senza rendersene conto Caligola poneva fine, con questo omicidio, alla familia dei Cesari adottivi, eliminando lultima persona che avrebbe potuto perpetuare la stirpe oltre a lui.
Sempre presenti
Per trovare di nuovo un membro della gens Giulia al consolato, dopo lepoca degli intrighi del periodo tra Tiberio e Caligola, dobbiamo aspettare il 65 d.C., quando i fasti fanno il nome di Marco Giulio Vestino Attico. Costui viene ricordato dalle fonti per un unico motivo: era il marito di Statilia Messalina. Dopo la morte di Poppea, Nerone si invagh della donna e per poterla sposare fece molto semplicemente assassinare suo marito, che ottenne cos un posto nella storia.
Tuttavia, con la nascita dellimpero a opera della gens Giulia, cominciamo a trovare in giro per le province molti personaggi che ne portano il gentilizio. Si tratta di liberti della casa imperiale o anche di capi trib divenuti clienti dei vari imperatori; costoro hanno quindi cominciato a far sviluppare nuovi rami della gens fuori dallUrbe.
Tra questi vi  sicuramente Gaio Giulio Vindice, tra gli artefici della caduta dellultimo imperatore della gens Giulio-Claudia. Vediamo chi era:
Cera un uomo di origine gallica, un certo Gaio Giulio Vindice, un aquitano discendente di stirpe regia, senatore di Roma grazie alla posizione acquisita da parte di suo padre: costui era di corporatura possente e dintelligenza acuta, esperto in fatto di guerra e pronto ad affrontare con ardore qualsiasi grande impresa; nutriva, inoltre, un grande amore per la libert ed era ambiziosissimo. Questi fu colui che si mise a capo dei Galli712.
Nel 67 d.C. Vindice divenne propretore della Gallia Lugdunense e nel 68 diede il via a una rivolta contro Nerone, riunendo sotto la propria egida gran parte dei galli713. Pur essendo il promotore della rivolta, per, non aveva intenzione di diventare imperatore e cos chiese a Galba di rivestire quel ruolo. In realt il futuro imperatore accett di essere la guida dei ribelli e non di assumere il potere imperiale, che venne solo in un secondo momento.
Lesercito di Vindice cominci a riportare delle vittorie e Nerone, nel frattempo, continuava a vivere come se nulla fosse cambiato714. Lunico sforzo che fece fu di mettere una taglia sulla testa del ribelle: Si dice che quando Nerone fiss una taglia di dieci milioni di sesterzi sulla testa di Vindice, questi, nel momento in cui venne a saperlo, disse: Chi uccider Nerone e mi porter la sua testa ricever la mia in cambio!715. In realt la testa di Vindice cadde in maniera ben pi assurda. Il governatore della Germania, Lucio Verginio Rufo, intervenne contro il gallo insorto e si port presso la citt di Vesonzio (attuale Besanon), che pose sotto assedio. Vindice venne in soccorso degli abitanti ed ebbe lopportunit di incontrare Rufo da solo, stipulando con lui un accordo contro Nerone. Tuttavia, qualcosa in seguito and storto:
Successivamente Vindice si mosse con lesercito come se dovesse conquistare la citt; i soldati di Rufo, accorgendosi dellavvicinamento di quelli e ritenendo che stessero avanzando contro di loro, mossero istintivamente allattacco di propria iniziativa e, dopo essere piombati inaspettatamente sugli avversari in un momento in cui non erano schierati a battaglia, ne abbatterono un gran numero716.
Vindice, preso dallo sconforto, fin per suicidarsi.
Abbiamo poi Gaio Giulio Civile, un batavo che si ribell a Roma nel 69 d.C. Di questo particolare evento parla quasi esclusivamente Tacito nelle sue Historiae, descrivendoci cos il capo batavo: Civile, di ingegno straordinario per essere un barbaro, si proponeva come un Sertorio o come un Annibale, sfruttando anche la somiglianza che veniva da uno sfregio al volto717.
Tutto sembra essere cominciato con la condanna a morte del fratello di Civile, Claudio Paolo, per una falsa accusa di tradimento. I due erano di stirpe regale, ma nulla viet ai romani di ucciderne uno e portare laltro in catene al cospetto di Nerone. Civile fu liberato dalla prigionia da Galba, ma poi Vitellio pretese la sua testa ed  quindi comprensibile che non avesse alcuna simpatia per i romani. Fece pertanto credere di essere favorevole a Vespasiano in modo tale da essere liberato e tornare a combattere nella propria terra. L cominci a istigare i suoi alla rivolta e, quando li ebbe convinti, invi delle lettere per convincere altri a sostenerlo. Decisero di prendere parte allimpresa i canninefati, le truppe ausiliarie della Britannia, le coorti batave di stanza a Magonza e i galli.
Il legato consolare, Ordeonio Flacco sottovalut Civile dandogli cos modo di riportare diverse vittorie prima di intervenire in maniera decisa. La sua inettitudine e indecisione furono tali che col passare del tempo i suoi uomini cominciarono a credere che fosse complice del ribelle.
Civile, non sapendo bene cosa fare e conoscendo la forza delle legioni romane, fece giurare ai suoi fedelt a Vespasiano per celare sotto le spoglie di una guerra civile una guerra tra popoli stranieri. Tuttavia, quando pretese lo stesso giuramento dalle legioni che aveva sconfitto precedentemente e che ora si rifugiavano presso Castra Vetera (attuale Xanten), queste si rifiutarono. Civile pose sotto assedio la roccaforte e, nonostante delle temporanee sconfitte, nel 70 d.C. costrinse la guarnigione ad arrendersi. Secondo gli accordi i romani avrebbero dovuto lasciare la citt senza essere toccati; invece, furono aggrediti e uccisi. Non si sa se Civile fosse direttamente responsabile della strage o se non fosse stato in grado di contenere i suoi, fatto sta che seguendo un voto tipico delle genti barbariche, dopo aver compiuto la strage dei legionari, Civile si tagli la capigliatura che aveva lasciato crescere e che aveva tinto di rosso, quando aveva preso le armi contro i Romani. Si diceva che avesse dato al suo figlioletto dei prigionieri perch li colpisse con frecce e giavellotti da bambino718.
Nonostante le vittorie riportate, i conflitti interni tra le diverse popolazioni barbariche che avevano aderito alla rivolta portarono Civile a un rapido declino. Un suo rivale, tale Claudio Labeone, anche lui batavo, cre, infatti, delle fratture allinterno della formazione dei ribelli mentre nel frattempo, dopo la strage delle due legioni di Castra Vetera, da Roma giunsero ben otto legioni, guidate da Quinto Petilio Ceriale. Questi riusc a sconfiggere pi volte Civile, il quale alla fine dovette rifugiarsi egli stesso a Castra Vetera per poi accettare le condizioni della resa.
Per il 77 d.C. i fasti segnalano come console suffetto Gneo Giulio Agricola, il celeberrimo suocero dello storico Tacito. Conosciamo diversi dettagli della vita di questo personaggio, ma dobbiamo tenere presente che provengono quasi tutti dalla biografia scritta da suo genero e quindi non sempre sono attendibili. Sar quindi bene riportare solo i dati storici e non i commenti, sempre positivi, riguardo al carattere e alla morale del personaggio.
Cominciamo partendo dalle origini:
Gneo Giulio Agricola, oriundo dellantica e insigne colonia Foroiuliense [attuale Frjus], ebbe luno e laltro nonno procuratore imperiale, il che comportava laccesso alla nobilt equestre. Suo padre, il senatore Giulio Grecino, consegu una certa notoriet come oratore e filosofo e, proprio per questi pregi, ebbe lonore di suscitare lira di Gaio Cesare; fu, infatti, ucciso per aver rifiutato di obbedire allordine di accusare Marco Silano. Sua madre, Giulia Procella, fu una donna di rara onest719.
Nato il 13 giugno del 40 d.C., Agricola svolse i suoi primi studi a Marsiglia per poi dare inizio alla carriera militare in Britannia, al servizio di Gaio Svetonio Paolino. Negli ultimi anni del regno di Nerone, Agricola torn a Roma e spos la giovane Domizia Decidiana, figlia di un senatore, dalla quale ebbe due figli, un maschio e una femmina. Questultima fu lunica a sopravvivere e divenne appunto la moglie di Tacito.
Agricola ricopr diverse magistrature, ma sempre con grande discrezione, per evitare di indispettire Nerone esponendosi troppo: nel 64 d.C. divenne questore in Asia, nel 65 tribuno della plebe e nel 68 pretore.
Nel 69 d.C., durante gli scontri tra i vari contendenti per il potere, la madre di Agricola rimase uccisa. Per la precisione, ad assassinarla furono gli uomini di Otone durante unincursione per il saccheggio di alcune propriet720. Fu cos che appena seppe che Vespasiano mirava al soglio imperiale, Agricola decise di appoggiarlo. Visto come and a finire, si tratt di una scelta saggia, che tra laltro gli frutt il comando della legione xx Victrix, di stanza in Britannia. Gli uomini di questa unit si erano ribellati al loro precedente comandante, anche perch questi aveva permesso loro di rilassarsi troppo e dimenticare le regole fondamentali della disciplina, regole che Agricola provvide rapidamente a riportare in auge.
Terminato il suo servizio in Britannia, il nostro torn a Roma dove Vespasiano gli concesse di entrare a far parte del patriziato romano, prima di essere nominato governatore dellAquitania721. Questo incarico gli diede la possibilit, nel 77 d.C., di diventare console suffetto e poi nel 78 governatore della Britannia, dove torn per la seconda volta nella sua vita.
Nellisola, Agricola svolse importanti azioni di carattere militare e civile: riconquist lisola di Mona e si occup della romanizzazione del territorio e amministr la giustizia con correttezza. Si dedic anche alla conquista della Scozia e forse di parte dellIrlanda, lantica Hibernia, come farebbe supporre un passo della sua biografia:
Nella campagna del quinto anno. Agricola si spinse oltre con una flotta, la prima che solcasse quelle acque, e soggiog, con frequenti e fortunate battaglie, popolazioni ignote fino a quel tempo; colloc poi delle milizie in quella parte della Britannia che fronteggia lHibernia, pi per la speranza di qualche utilit che per timore di doversi difendere [] Agricola, avendo dato ricetto a un principotto di quella popolazione, scacciato da una rivolta interna, con lapparenza di essergli amico lo trattenne presso di s in attesa di unoccasione per servirsene722.
In realt, analizzando bene questo passo, si pu notare che a proposito dellHibernia si dice solo che Agricola era intenzionato a occuparla ma non che lo fece, per cui  probabile che il mare di cui si parla non sia necessariamente quello che divideva lInghilterra dallIrlanda.
Richiamato a Roma da Domiziano, che secondo Tacito era geloso dei suoi successi, ottenne lonore di una statua e poi la proposta del governatorato dellAfrica, che per rifiut. Mor nel 93 d.C. in circostanze mai chiarite, anche se Tacito riteneva che ci fosse lo zampino di Domiziano, che avrebbe velocizzato la dipartita del condottiero.
Per lanno 100 d.C. i fasti consolari riportano come console ordinario Sesto Giulio Frontino. Questo personaggio  noto, pi che per la sua carriera politica, per i suoi scritti. Fu pretore urbano nel 70 d.C., come ricorda Tacito nelle Historiae723, e console per ben tre volte: nel 74 e nel 98 fu console suffetto e nel 100 console ordinario. La magistratura che per pi influenz la sua vita fu sicuramente una delle minori, vale a dire quella di curator aquarum, cio responsabile degli acquedotti dellUrbe, che ricopr nel 97 d.C.
Lincarico gli permise di realizzare una delle due opere letterarie per le quali viene ricordato, vale a dire il De aquis urbis Romae. Questopera ha un valore inestimabile, perch ci permette di conoscere aspetti altrimenti poco noti della storia di Roma. Il trattato  diviso in due libri, e descrive gli acquedotti romani nella sua completezza: storia, tecniche di costruzione e problematiche varie. Il fatto che lopera sia cos dettagliata dimostra come Frontino avesse svolto con cura il proprio lavoro nel 97 e quanto complessa fosse lingegneria romana.
Laltra opera nota di questo politico-letterato  intitolata Stratagemmata. Si tratta di una raccolta di stratagemmi militari suddivisi in quattro libri. C di tutto, anche i tranelli elaborati da Spartaco a danno dellesercito romano durante la fuga.
Un altro Giulio di rilievo  Lucio Giulio Urso Serviano, console suffetto nel 90 d.C. e ordinario nel 102 e 134, nonch cognato dellimperatore Adriano, per averne sposato nel 98 la sorella, Elia Domizia Paolina, molto pi giovane di lui.
Fu un valido condottiero, tanto che Traiano lo volle con s durante la guerra contro i daci, e serv con grande successo anche come governatore provinciale, prima in Germania Superiore e poi in Pannonia.
I suoi rapporti con Adriano, inizialmente, non furono dei migliori. Tent, infatti, di impedire al cognato di essere il primo a portare a Traiano la notizia della morte di Nerva e della sua successione al trono. Adriano era partito prima di Serviano, ma pare che questi avesse danneggiato di proposito il carro sul quale viaggiava il cognato per rallentare il suo viaggio e precederlo. Tuttavia Adriano, rimasto senza mezzo di trasporto, decise inaspettatamente di proseguire a piedi e riusc ad arrivare comunque prima del cognato724.
I rapporti tra i due migliorarono e Serviano pot beneficiare della sua posizione di cognato dellimperatore. Lastio reciproco per non si plac completamente: divenne semplicemente latente. Ad esempio, nellHistoria Augusta si ricorda che quando Adriano concesse a Serviano il suo terzo consolato, nel 134, rinunci a ricoprire egli stesso quella magistratura al suo fianco perch Serviano, avendo tanta esperienza alle spalle, avrebbe potuto metterlo in ombra725.
Se non fosse stato per let avanzata Serviano avrebbe potuto essere un possibile erede allimpero: Adriano aveva considerato questo Serviano degno persino del principato: una volta, durante un convito, avendo chiesto agli amici che nominassero dieci persone degne di diventare imperatore, dopo un breve istante aveva aggiunto  ho bisogno di conoscerne solo nove poich ne ho gi uno: Serviano726; ma alla fine Adriano prefer suo nipote, Gneo Pedanio Fusco Salinatore, figlio di Giulia, la figlia di Serviano, pertanto Serviano non poteva che essere fiero della scelta. Tuttavia, a un certo punto Adriano cambi idea e nel 136 d.C. scelse come suo successore Lucio Ceionio Commodo, che dopo ladozione prese il nome di Lucio Elio Cesare. Non conosciamo le cause di questo cambio di guardia, ma in ogni caso la faccenda, ovviamente, non and gi n a Salinatore n a suo zio Serviano.
Design Cesare per i romani Lucio Commodo, sebbene questi vomitasse sangue, e mand a morte Serviano e suo nipote Fusco, il primo di novantanni e il secondo di diciotto, perch si erano sdegnati per quella scelta. Prima di essere ucciso, Serviano chiese del fuoco e, bruciando dellincenso, disse  che io non ho colpe, voi, numi immortali, lo sapete. Per Adriano io chiedo solo questo, che se egli vorr morire, non possa farlo  e di fatto Adriano rimase malato per moltissimo tempo727.
Ancora al vertice
Tra gli imperatori appartenenti alla gens Giulia il primo fu Gaio Giulio Vero Massimino, meglio noto come Massimino il Trace, che dal nome parrebbe un membro della gens Giulia, ma dalle informazioni relative alle sue origini non si riesce a capire come ci sia possibile. Alcuni studiosi fanno notare che egli porta lo stesso nome del governatore della Dacia del 208 d.C. e che quindi, probabilmente, ottenne la cittadinanza dopo aver servito sotto di lui  dato peraltro non certo , diventando un suo cliente.  anche possibile che Massimino avesse ottenuto la cittadinanza allepoca della Constitutio Antoniniana, cio nel 212 d.C., il che tuttavia non spiega il gentilizio Giulio che caratterizza il suo nome.
NellHistoria Augusta gli vengono attribuiti due genitori barbari: il padre, Micca, di origini gote e la madre, Ababa, di origini alane728. Erodiano invece parla di origini semibarbare, il che spiegherebbe quanto meno il nome romano729. Essendo stato definito Trace, si tende a credere che fosse originario della Tracia o di una zona limitrofa, ma c anche chi ha parlato di una probabile origine mesa, che una studiosa italiana si ripropone di dimostrare attraverso le evidenze epigrafiche730. Secondo la Lucceroni, lespressione per tirones iuventut(is) novae Italicae suae dilectus posterior(is) riportata in unepigrafe relativa a Massimino, potrebbe essere letta in maniera alternativa rispetto al solito:
Si  fatta strada la possibilit che novae Italicae non sia specificazione di iuventutis, ma che possa indicare il luogo da dove provenivano i tirones, cio Nova Italica.  questa unaltra indicazione per Novae, nella Moesia Inferior, sede, dal 70 d.C., della legio i Italica. Secondo questa interpretazione trova senso anche laggettivo suae; Nova Italica potrebbe essere la citt natale di Massimino che, proprio per questa ragione, la chiama sua.
Tutte le fonti non possono fare a meno di sottolineare la possenza fisica di Massimino: alto, secondo alcuni quasi due metri e quaranta, muscoloso e forte come un toro, tanto da essere in grado di tirare un carro pieno di gente, e barbaro nellaspetto. Pare che durante linfanzia avesse fatto il pastore, difendendosi egregiamente dai briganti e che poi, proprio per la sua stazza, fosse stato scelto per la cavalleria ausiliaria romana. Stando a quanto riportato nellHistoria Augusta, Massimino sarebbe diventato la guardia del corpo dellimperatore Settimio Severo in seguito a un evento alquanto particolare: durante i giochi per i festeggiamenti della nascita del figlio Geta, Severo not il trace, che si muoveva in maniera scomposta, e cos ordin a uno dei suoi tribuni di spiegare al ragazzo come funzionava la disciplina militare romana. Massimino si present allimperatore che gli ordin di spronare il suo cavallo al galoppo, per dimostrare le proprie capacit nella corsa. Fu in grado di correre cos a lungo che Severo fin per annoiarsi, e chiedergli se se la sentiva di combattere l, seduta stante. Ovviamente Massimino accett senza alcun problema. Sconfisse ben sette uomini, scelti tra i pi grossi e abili dellesercito, e cos limperatore lo volle al suo fianco731.
Severo agevol non poco la sua carriera militare e per questo Massimino gli fu grato, tanto da servire con onore sotto Caracalla, il figlio del suo amato imperatore, ritirandosi quando sal al potere Macrino, colui che lo aveva assassinato. Durante il regno di questultimo pare si fosse dato al commercio e alla gestione di una propriet che avrebbe acquistato nella sua terra dorigine, la Tracia.
Massimino tent di arruolarsi nuovamente quando sal al potere Elagabalo, ma i rapporti col nuovo imperatore non furono dei migliori. Pare che il ragazzo avesse accolto lex soldato schernendolo e che alla fine Massimino avesse scelto di restare solo per le insistenze dei commilitoni, che lo consideravano un eroe, rifiutandosi categoricamente di incontrare ancora il sovrano.
Con Alessandro Severo le cose andarono molto meglio, almeno allinizio. Questi, stando a quanto racconta Erodiano, gli affid il compito di addestrare le reclute. La sua fama, le sue capacit e la sua stazza avrebbero sicuramente influenzato i nuovi arrivati, i quali lo avrebbero preso a modello732.
Ma Alessandro sbagli a fidarsi tanto di Massimino; assegnandogli laddestramento delle reclute, infatti, praticamente consegn lesercito nelle sue mani.
Sui motivi per i quali Alessandro Severo sia stato assassinato esistono diverse versioni: labbandono della guerra contro le popolazioni renane e la sua sudditanza verso la madre, Giulia Mamea, sono le pi diffuse; ad ogni modo dei soldati, quasi sicuramente le reclute di Massimino, aggredirono limperatore e sua madre e li assassinarono.
A quel punto, Massimino fu acclamato imperatore dalle truppe, ma ci volle del tempo perch il Senato ratificasse la decisione. Anche dopo, tuttavia, i rapporti tra padri coscritti e imperatore rimasero molto tesi; i senatori erano restii ad accettare come augusto un uomo di origini barbare che a stento parlava latino, e dal canto suo Massimino non era disposto a piegarsi alle mene politiche, lui che da sempre aveva imparato a esprimere il potere per mezzo della forza fisica e militare.
Il carattere di Massimino pu essere sintetizzato ricordando un aneddoto riportato nellHistoria Augusta. Quando ormai limperatore credeva di essere immortale per via della sua imponenza, un attore a teatro recit i seguenti versi: Chi non pu essere ucciso da uno, pu essere ucciso da molti; lelefante  enorme, eppure pu essere ucciso; il leone  coraggioso, eppure pu essere ucciso; la tigre  coraggiosa, eppure pu essere uccisa; abbi timore dei molti se non temi il singolo733. Le parole dellattore, per, non sortirono alcun effetto: Massimino non capiva il latino, e dovette chiedere ai suoi spiegazioni in merito a quei versi, ma quelli si limitarono a dirgli che si trattava semplicemente di parole rivolte contro gli uomini violenti in generale. Valoroso condottiero, ma limitato per il resto. Questa  lopinione espressa da Erodiano, che lo esalta come soldato, ricordando come, nelle paludi della Germania, si fosse lanciato per primo col suo cavallo contro i nemici per dare lesempio ai suoi734, ma allo stesso tempo lo definisce incapace di governare. Un tiranno, in sostanza: bramoso di denaro, ben disposto verso i delatori e continuamente impegnato a portare avanti processi e condanne. Zonara addirittura lo accusa di aver assassinato la moglie, ma  una delle sole due fonti che menzionano questo accaduto.
Il Senato tent di eliminarlo avallando ben due congiure contro di lui mentre era di stanza presso il Reno, per combattere le popolazioni germaniche sulle quali alla fine ebbe la meglio. Come sostituti furono scelti due consolari: Magno e Quartino. Le due cospirazioni furono per scoperte e sventate. Massimino continu sempre ad agire estendendo anche allambito politico la ferrea disciplina militare, e forse fu proprio questo il suo pi grave errore: anzich stringere alleanze e guadagnarsi sostenitori, provvedeva sistematicamente a eliminare i propri nemici per mezzo di omicidi ed esecuzioni.
Massimino regn dal 235 al 238 d.C. e pass gran parte del triennio a combattere lungo il limes settentrionale, riportando notevoli vittorie. Durante il suo ultimo anno di regno venne a sapere che il governatore della provincia dAfrica, Gordiano i, e suo figlio, Gordiano ii735, si erano ribellati ed erano stati proclamati imperatori per volere del Senato stesso, che si era anche premurato di dichiarare lui e suo figlio nemici pubblici. Ebbe cos inizio uno scontro violento tra le forze dei due imperatori. Ci furono rappresaglie ai danni di entrambi e molti alti funzionari eletti da Massimino furono uccisi. Limperatore soldato si sent infine costretto a invadere lItalia.
Nel frattempo un uomo di Massimino, tale Capelliano, era riuscito a uccidere i due Gordiani, e ci obblig il Senato a individuare due nuovi imperatori. La scelta cadde su Marco Clodio Pupieno Massimo e Decimio Celio Calvino Balbino, i quali per dovettero cedere a un terzo pretendente, vale a dire il nipote di Gordiano i, Gordiano iii.
Tuttavia non fu questultimo a eliminare Massimino, ma i fedelissimi soldati del trace, che arenatisi davanti alle mura di Aquileia in un lungo ed estenuante assedio, assassinarono limperatore e suo figlio, mentre riposavano nella loro tenda, con il sostegno della guardia pretoriana736.
A questo imperatore viene attribuita anche la cosiddetta sesta persecuzione dei cristiani, che sarebbe avvenuta nel 236 d.C. Secondo Bersanetti737, Massimino li avrebbe perseguitati non per la loro fede religiosa, ma semplicemente per differenziarsi dal suo predecessore Alessandro Severo, che li aveva privilegiati. In effetti non sembra che quella di Massimino possa essere definita una vera e propria persecuzione, poich interess un numero limitato di persone ed ebbe quasi esclusivamente carattere politico e non religioso.
Come abbiamo detto, Gaio Giulio Vero Massimino il Giovane fu al fianco del padre per tutta la durata del suo regno e lo fece con il titolo di cesare, acquisito nel 236 d.C., finendo per morire con lui. Massimino il Giovane, figlio dellimperatore e di sua moglie Cecilia Paolina, non aveva nulla in comune col padre: era tuttaltro che un barbaro ed era di bellissimo aspetto; ma soprattutto, era istruito.
Secondo le fonti, due donne andarono vicine a sposarlo. Una, della cui esistenza per non si  certi, era una tale Giunia Fadilla, alla quale il ragazzo aveva fatto un prestigioso regalo di fidanzamento, descritto dettagliatamente nellHistoria Augusta738, che la ragazza tenne anche quando il fidanzamento fu rotto e lei and in sposa a un senatore. Laltra donna pare fosse addirittura la sorella dellimperatore Alessandro Severo. Questi aveva grande stima di Massimino il Giovane, ma non pot passare sopra le sue origini barbare e cos tutto si concluse con un nulla di fatto739.
Le fonti parlano anche dei suoi difetti. Pur essendo pi colto e civilizzato del padre, si diceva che fosse molto vanitoso e pi attento di una donna al proprio abbigliamento, nonch presuntuoso. Dal momento dellascesa al soglio imperiale del padre, segu limperatore in tutti i suoi spostamenti, fino al fatidico giorno in quella fatale tenda. Stando alle fonti il ragazzo sarebbe morto in un et compresa tra i diciotto e i ventuno anni.
Un altro imperatore provinciale che porta il nome dei Giuli  Marco Giulio Filippo, detto Filippo lArabo per le sue origini, che nacque intorno al 204 d.C. e fu imperatore tra il 244 e il 248. Dai titoli assegnatigli nel corso del tempo, Partico, Persico, Germanico e Carpico,  facile dedurre che combatt vittoriosamente contro tutte queste popolazioni. Suo padre fu forse un tale Giulio Marino, mentre suo fratello, secondo alcuni, doveva essere Gaio Giulio Prisco, prefetto del pretorio di Gordiano iii. Il secondo prefetto del pretorio di Gordiano era suo suocero, Gaio Furio Sabino Aquila Timesiteo, il quale mor nel 243 d.C. a Carre, durante uno degli scontri decisivi che portarono alla conquista, da parte dei romani, della Mesopotamia. A sostituire Timesiteo fu chiamato proprio Filippo
di origine araba, pessimo popolo, e innalzato dalla fortuna partendo da una condizione non elevata, appena assunse la carica fu preso dallambizione di occupare il potere imperiale. Pertanto si concili il favore dei soldati inclini alla rivolta e quando vide che le vettovaglie destinate allesercito erano sufficienti, mentre limperatore si trovava ancora con le truppe a Carre e Nisibis, comand alle navi che portavano i rifornimenti alle truppe di avanzare pi allinterno, affinch lesercito, oppresso dalla fame e dalla mancanza dei viveri, si ribellasse740.
Il piano and a buon fine e i soldati, furibondi, aggredirono Gordiano e lo assassinarono, per poi concedere il titolo di imperatore a Filippo. Questi, a differenza di Massimino il Trace, seppe ingraziarsi il Senato, con il quale mantenne dei buoni rapporti.
E sempre a differenza del trace, si affrett a raggiungere Roma. NellUrbe inizi fin da subito a porre le basi per creare una nuova dinastia, concedendo il titolo di cesare a suo figlio e quello di augusta a sua moglie, Marcia Otacilia Severa; fece assegnare onori divini al suo defunto padre e infine pens di assegnare i pi importanti posti di comando ai parenti pi stretti: mise il fratello Prisco a capo delle legioni di Siria e affid al cognato Severiano gli eserciti di Mesia e Macedonia741.
Questultima non si rivel una scelta molto saggia. Ben presto sia le province dOriente che quelle nella zona della Mesia e della Pannonia si ribellarono ai loro governatori. Prisco si era rivelato troppo severo nella riscossione dei tributi, esasperando i provinciali che finirono per eleggere un nuovo imperatore, vale a dire un tale Iotapiano. Le ribellioni furono sedate con una certa facilit, ma Filippo perse fiducia nel suocero e lo sostitu con Gaio Messio Quinto Decio. Tuttavia a quei tempi era pressoch impossibile impedire usurpazioni: Decio fu apprezzato a tal punto che alla fine fu scelto come nuovo imperatore dalle truppe locali.
Stavolta la minaccia era pi seria. Filippo arm un esercito per andare a combattere il nuovo pretendente, che affront presso Verona: Gli eserciti si scontrarono: uno era superiore per numero di uomini, laltro per le doti strategiche del comandante. Caddero molti fautori di Filippo e con loro venne ucciso lo stesso imperatore742.
Filippo non era stato un cattivo imperatore. Durante il suo regno si distinse per la sua umanit; si preoccup inoltre di risolvere i problemi legati alla burocrazia farraginosa, cerc di limitare le ingiustizie e fu anche molto tollerante con i cristiani  tanto da essere definito cristiano egli stesso. Si dedic anche alla realizzazione di opere pubbliche di grande utilit ma, si disse, dimostr una notevole avversione per omosessuali e castrati. Giova ricordare che durante il suo regno cadde il millesimo anniversario della nascita dellUrbe, secondo i calcoli di Varrone. I festeggiamenti ebbero luogo nel 248 d.C. quando erano consoli lo stesso Filippo e suo figlio, Filippo ii, che offrirono alla popolazione sontuosi spettacoli nel circo e ricche gratifiche.
Il figlio di Filippo lArabo, Marco Giulio (Severo) Filippo, detto Filippo ii, era nato da Marcia Otacilia Severa nel 237/238 d.C. Quando il padre divenne imperatore gli fu attribuito il titolo di cesare, poi nel 247 divenne ufficialmente coreggente. Allepoca il ragazzo aveva dieci o undici anni, pertanto si trattava di una coreggenza fittizia, finalizzata solo a ufficializzare la successione. Fu console per ben due volte, nel 247 e nel 248 d.C., e mor nello stesso anno del padre, anche se non si sa bene in quali circostanze. Secondo alcune fonti, come ad esempio Zosimo e Zonara, sarebbe morto con suo padre in seguito alla battaglia di Verona contro Decio. Altri743, invece, affermano che fu ucciso dai pretoriani ai Castra Pretoria a Roma qualche giorno dopo la sconfitta e la morte del padre.
Uno studioso jugoslavo, Slobodan Duanic744, sulla base dellesistenza di un sesterzio con il ritratto di Filippo ii da un lato e di Decio dallaltro, propone che i due possano essere stati coreggenti per qualche tempo. In realt, Francesco Gnecchi, lo studioso che per primo si  occupato della suddetta moneta, ritiene che sia stata prodotta clandestinamente e sostituendo il ritratto di Decio a quello che precedentemente caratterizzava il pezzo. Pertanto, secondo lui non le pu essere attribuito alcun valore storico.
Ovviamente un nome cos prestigioso come quello dei Giuli non poteva non essere usurpato, soprattutto da alcuni di coloro che ascesero al soglio imperiale. Tra quanti non sembrano essere dei Giuli, ad esempio, c limperatore Flavio Giulio Valente, figlio di Graziano il Vecchio e fratello di Valentiniano i. Dei tre  lunico a portare il gentilizio Giulio e nelle fonti non sembra esservi traccia di uneventuale adozione, per cui non lo inseriamo nella gens. Lo stesso discorso vale per Giulio Nepote, penultimo imperatore dOccidente.
I Giuli possono vantare tra le loro fila anche un assassino di fama mondiale. Si tratta di Giulio Marziale, luomo che uccise Caracalla. Marziale fu in realt una pedina nelle mani dellallora prefetto del pretorio Marco Opellio Macrino il quale, venuto a sapere di non godere pi della fiducia dellimperatore, istig il ragazzo a ucciderlo.
Marziale aveva un valido motivo per odiare Caracalla, che gli aveva fatto uccidere il fratello, per cui quando Macrino gli propose di aiutarlo non esit un istante. Il momento propizio arriv quando limperatore and con una piccola scorta a visitare il tempio della dea Luna, in territorio partico. Delle guardie del corpo faceva parte anche Marziale, che colp Caracalla quando questi si ritir in disparte per un bisogno fisiologico. Il ragazzo poi tent di fuggire, ma i germani della guardia lo raggiunsero e lo uccisero.
Gli altri Giuli
Tra i personaggi che si distinsero per meriti differenti da quelli strettamente politico-militari, troviamo Gaio Giulio Igino, liberto di origini spagnole al servizio di Ottaviano Augusto in qualit di bibliotecario, presso la biblioteca del tempio di Apollo a Roma. La caratteristica principale di questo personaggio era leclettismo. Si occup praticamente di tutto, dalla filosofia alla storia, dalla geografia allagraria. Scrisse molte opere delle quali per si sa ben poco e solo grazie a delle citazioni. Questo Igino non andrebbe confuso n con il famoso astronomo, n tanto meno con lautore di una serie di favole che, a quanto pare, andrebbe collocato nel ii secolo d.C., in et antoniniana.
Altro letterato famoso fu Sesto Giulio Africano, vissuto a cavallo tra il ii e il iii secolo d.C. Probabilmente era originario di Gerusalemme e visse buona parte della sua vita presso Emmaus, per la quale fece moltissimo. Pare, infatti, che la citt fosse in pessime condizioni e che Africano, con unepistola, fosse riuscito a convincere limperatore Alessandro Severo a ricostruirla nel 222 d.C. I rapporti con limperatore non si limitarono tuttavia a una lettera; Africano finanzi a proprie spese il rinnovo della biblioteca del Pantheon proprio in onore di Alessandro. Egli  per noto soprattutto per aver realizzato la prima cronologia universale cristiana, che andava dallanno della creazione al 221 d.C. La creazione del mondo sarebbe avvenuta, nella sua opera, in una data pi che precisa, vale a dire il 25 marzo del 5500 a.C.; considerando che la storia stessa del mondo avrebbe dovuto concludersi nel suo 6000o compleanno, allepoca di Africano si era ormai agli sgoccioli, ovvero allanno 5721 circa. Sfortunatamente, questa cronografia non ci  pervenuta nella sua interezza ma ci  nota solo attraverso le citazioni di altri autori, che ricordano anche altri suoi lavori.
Abbiamo poi Giulio Capitolino, annoverato tra gli autori dellHistoria Augusta. Realizz alcune delle biografie contenute nella raccolta, tra le quali quelle di Antonino Pio, Marco Aurelio e Lucio Vero.
Cambiamo ambito e passiamo dalla letteratura al diritto. Non si pu non ricordare, tra i pi grandi giureconsulti romani, Giulio Paolo, vissuto a cavallo tra il ii e il iii secondo d.C. e autore di svariate opere. Quasi tutte ci sono note perch citate nel Corpus iuris civilis e nel Digesto, realizzati entrambi in et giustinianea. Oltre a svolgere lattivit di giureconsulto, Paolo fu anche prefetto del pretorio, quasi sicuramente al servizio dellimperatore Alessandro Severo. Secondo alcune fonti avrebbe avuto origini greche, ma altri sostengono che fosse originario di Padova, citt che ancor oggi lo annovera tra i suoi pi illustri cittadini.
Donne divine
Tocca ora alle signore, che nella gens Giulia costituiscono un gruppo ben nutrito.
Iniziamo con Giulia moglie di Gaio Mario. Zia di Cesare il dittatore, in quanto sorella del padre di lui, spos Gaio Mario intorno al 110 a.C. Da lui ebbe un figlio, Gaio Mario il Giovane, che perse, come il marito, a causa di Silla. Fu molto amata dal nipote Cesare, che pronunci lorazione funebre in occasione della sua morte: da parte di madre, mia zia Giulia discende dai re; da parte di padre si ricollega agli di immortali. Infatti, i Marzii Re, alla cui famiglia apparteneva sua madre, discendono da Anco Marzio, ma i Giuli discendono da Venere e la mia famiglia  un ramo di quella gente745.
A seguire abbiamo Giulia madre di Marco Antonio, figlia di Lucio Giulio Cesare, console nel 90 a.C., che si spos due volte. La prima con Marco Antonio Cretico, un personaggio alquanto insulso746, dal quale ebbe tre figli, Marco, Gaio e Lucio. Alla morte del primo marito si rispos con Publio Cornelio Lentulo Sura, tra i catilinari che persero la vita senza un giusto processo747. Plutarco definisce Giulia una donna in grado di rivaleggiare con le migliori e pi sagge dei suoi tempi748. Anche Cicerone, acerrimo nemico di Antonio e di Sura, non pot che definirla una donna rispettabilissima749.
Allepoca della guerra di Perugia, in seguito alla sconfitta del figlio, Giulia si rifugi presso Sesto Pompeo, che la accolse cordialmente e poi fece in modo che tornasse sana e salva dal figlio in Grecia750. Mentre si trovava presso Sesto, non se ne stette con le mani in mano e fece da mediatrice, con altri emissari, per un accordo tra il figlio e Sesto. Torn a Roma con Marco Antonio nel 39 a.C., poi non sappiamo pi nulla di lei.
Una menzione  necessaria anche per le sorelle di Cesare, Giulia Maggiore e Giulia Minore, quanto meno per il fatto che diedero i natali agli eredi del dittatore. Giulia Maggiore era, infatti, con tutta probabilit, la madre di Lucio Pinario e Quinto Pedio, i secondi in linea di successione dopo Ottaviano. Non conosciamo il nome del padre di Lucio, che quasi sicuramente fu il primo marito di Giulia Maggiore, ma conosciamo il nome del padre di Quinto, vale a dire Marco Pedio, secondo marito di Giulia.
Giulia Minore, invece, spos Marco Azio Balbo, il nonno di Ottaviano. Giulia, infatti, ebbe da Balbo due figlie: Azia Maggiore e Azia Minore. La prima spos Gaio Ottavio dal quale ebbe il futuro imperatore, e poi contrasse un secondo matrimonio con Lucio Marcio Filippo, console del 56 a.C.; la seconda, probabilmente, spos un Lucio Marcio Filippo che fu console suffetto nel 38 a.C. e che era il figlio del marito della sorella. Una delle due sorelle di Cesare era stata anche testimone, insieme alla madre Aurelia, dei fatti relativi allo scandalo della Bona Dea751.
Non pu mancare la figlia di Cesare il dittatore, Giulia, moglie di Pompeo Magno. Lunica figlia legittima che Cesare abbia avuto, frutto del matrimonio con Cornelia Cinna, la figlia di Lucio Cornelio Cinna, console nell87 a.C. La ragazza rimase ben presto orfana di madre e cos fu cresciuta dalla nonna, Aurelia. Fidanzata con Marco Giunio Bruto Cepione, fu poi data in sposa a Pompeo Magno per consolidare lalleanza tra lui e suo padre. Giulia, stando alle fonti, non sub quel matrimonio combinato passivamente: pare anzi che fosse veramente innamorata del condottiero, nonostante la notevole differenza di et. Il matrimonio avvenne nel 59 a.C. ma dur solo cinque anni perch nel 54, nel tentativo di mettere al mondo un erede, Giulia mor insieme al suo bambino. Una delle domande pi frequenti che gli studiosi si pongono riguarda come sarebbero andate le cose tra Cesare e Pompeo, se Giulia e il suo bambino fossero sopravvissuti.
Una delle Giulie pi famose dellimpero romano fu sicuramente Giulia Maggiore, figlia dellimperatore Augusto e della sua seconda moglie, Scribonia. Augusto us la figlia per scopi politici, esattamente come avevano fatto Cesare e molti altri prima di lui. Del resto, per quanto le regole sociali dellantica Roma potessero essere diverse da quelle attuali, non si pu negare che Giulia ebbe qualche problema a relazionarsi con il padre fin dalla nascita.
Il giorno della nascita di Giulia  emblematico per comprendere il rapporto con suo padre: [Augusto] era gi innamorato di Livia, e per questo ripudi, nello stesso giorno del parto, Scribonia, che gli aveva dato una bimba752. La situazione non miglior con il passare del tempo: la bimba fu presa in custodia da suo padre e consegnata a tempo debito nelle mani di Livia, che tent di educarla agli antichi usi e costumi romani; antichi anche per il 39 a.C., dato che le insegn anche a filare la lana in casa.
La prima tappa della carriera matrimoniale di Giulia fu un fidanzamento mai divenuto matrimonio. Il fortunato era Antonio Antillo753, figlio di Marco Antonio. Augusto aveva bisogno di consolidare lalleanza con il suo nemico storico e a tal fine us sua sorella e sua figlia. Con la morte di Marco Antonio e di Antillo, il fidanzamento si dissolse e cos Giulia fu promessa a Marco Claudio Marcello754, figlio di Ottavia Minore. In realt Svetonio parla anche di un secondo fidanzamento di cui per non si sa molto: Marco Antonio scrive che Augusto prima aveva fidanzato Giulia con suo figlio Antonio, e poi con Cotisone, re dei Geti, e che, in quelloccasione, aveva chiesto per s, in cambio, la figlia di quel re755.
Nel 25 a.C. fu celebrato il matrimonio che avrebbe consacrato Marcello erede di Augusto, assente perch si trovava in Spagna, impegnato in un conflitto e bloccato da una malattia. A fare le sue veci durante la cerimonia fu Agrippa, che poi sarebbe diventato il secondo marito di Giulia756. Lunione tra i due rampolli dur pochissimo: Marcello mor nel 23 a.C., forse a causa di una pestilenza che allora imperversava a Roma. Nulla poterono i medici e cos Giulia rimase vedova a soli sedici anni.
Nel 21 a.C., a diciotto anni, si ritrov sposata con Agrippa, il secondo uomo pi potente dellimpero, ma che era anche un quarto di secolo pi vecchio di lei. Agrippa dovette divorziare da sua moglie, Marcella, figlia di Ottavia Minore, e convolare a nuove nozze. Anche in questo caso il matrimonio con la figlia era stato usato da Augusto per comunicare al mondo chi sarebbe stato il suo successore. Se lunione con Marcello non diede frutti, anche per via dellet dei due coniugi, quello con Agrippa fu pi che prolifico. I due ebbero ben cinque figli: Gaio Vipsanio Agrippa (poi Gaio Cesare), Vipsania Giulia Agrippina (nota come Giulia Minore), Lucio Vipsanio Agrippa (poi Lucio Cesare), Giulia Vipsania Agrippina (nota come Agrippina Maggiore) e Marco Vipsanio Agrippa Postumo (poi Agrippa Giulio Cesare). Nonostante la notevole quantit di figli, il matrimonio tra i due fu niente affatto felice e il comportamento di Giulia tuttaltro che rispettabile. Nel 12 a.C. Agrippa mor e cos Giulia rimase vedova per la seconda volta. Aveva solo ventisette anni e quindi poteva ancora essere utilizzata come pedina politica. Si ritrov pertanto sposata al futuro imperatore Tiberio, che a quel punto era diventato, insieme ai figli di Giulia, uno degli uomini pi importanti dellimpero. Il matrimonio fu celebrato nell11 a.C. ed esistono due versioni diverse circa lo stato danimo di Giulia. Secondo alcune fonti sarebbe stata proprio lei a pretendere che Tiberio lasciasse la moglie tanto amata per entrare nel suo letto; secondo altri, avrebbe subito controvoglia, per lennesima volta, la decisione paterna. Certo  che non si tratt neanche in questo caso di un matrimonio felice: Con Giulia (Tiberio) visse dapprima in concordia e reciproco amore, ma ben presto se ne distacc, e la separazione fu aggravata quando scomparve il pegno della loro unione, un figlio nato loro ad Aquileia e che era morto ancora infante, da allora, infatti, dorm sempre separato da lei757. Il letto di Giulia non rimase a lungo vuoto: cominci ben presto a essere frequentato da una notevole sfilza di amanti, che forse erano passati di l gi in precedenza, fin dallepoca del matrimonio con Agrippa.
Nel 2 a.C. il comportamento di Giulia era diventato tale da spingere Augusto a intervenire. Fu accusata non solo di adulterio, ma anche di aver cospirato ai danni di suo padre. Il suo complice e amante principale era Iullo Antonio, fratello minore del primo fidanzato di Giulia, nonch figlio di Marco Antonio. La donna fu spedita in esilio a Pandataria (lattuale Ventotene), con la sola compagnia di sua madre, mentre Iullo fu costretto al suicidio. Da allora Augusto si comport come se sua figlia fosse morta. Nel 3 d.C. Giulia ottenne un alleggerimento della pena e fu mandata a Reggio, sulla terraferma, dove le furono concessi degli agi e le fu restituito il suo peculium758. Come fa notare J. Linderski759, lesistenza di un peculium sta a indicare che Giulia era ancora sotto la potest del padre, il che  normale considerando che Tiberio, facendosi adottare da Augusto, si era posto sotto la sua potest. Zonara fraintende il passo nel quale si parla dello spostamento sulla terraferma e parla di un suo ritorno a Roma e di unintercessione presso Augusto760. La situazione in realt rimase invariata fino al 14 d.C., anno della morte di Augusto. Quando Tiberio divenne imperatore, nonostante il fatto che fosse separato da tempo da Giulia, decise di inasprire le condizioni di vita della sua ex moglie togliendole tutto e relegandola in una stanza della sua residenza, costretta alla pi totale solitudine. In quelle condizioni, Giulia non impieg molto a morire, il che doveva essere proprio lintento del marito.
Mentre tutte le figlie femmine avute da Agrippa con le sue mogli portavano il gentilizio Vipsania, una sola porta il gentilizio Giulia, ma non  ben chiaro come mai. Agrippina Maggiore, infatti, si chiamava Giulia Vipsania Agrippina, sua sorella, invece, Vipsania Giulia Agrippina, anche se era meglio nota come Giulia Minore. Non sappiamo il perch di questa incongruenza e tecnicamente anche questa Giulia dovrebbe appartenere alla gens Vipsania, ma essendo nota con questo nome vale la pena fare un accenno a lei in questa sede.
Nata nel 19 a.C., fu degna figlia di sua madre e insieme a lei fu definita dal nonno, Augusto, uno dei suoi cancri. Fu data in sposa a Lucio Emilio Paolo, console nell1 d.C., dal quale ebbe una figlia, Emilia Lepida. Lucio fu uno dei tanti a cospirare contro Augusto e ad avere la malasorte di essere scoperto761, mentre Giulia si diede a una vita talmente dissoluta, al pari di sua madre, che alla fine fu mandata anche lei in esilio, con destinazione Isole Tremiti, per la precisione lisola di Trimero. Laccusa, nello specifico, era quella di aver avuto una relazione con Decimo Giunio Silano762, dal quale peraltro ebbe anche un figlio, nato quando Giulia era gi in esilio e dichiarato illegittimo. La donna mor nel 29 d.C., dopo ventanni di isolamento, e stranamente lunica persona sulla quale pot contare fu Livia, la moglie di Augusto. Questultima fu accusata di aver prima mandato in rovina tutti gli eredi di Cesare e di aver poi ricoperto il ruolo della donna compassionevole con loro quando ormai erano diventati innocui763.
Prima dellesilio, Augusto aveva gi preso provvedimenti nei confronti della nipote. Giulia, infatti, aveva fatto erigere una fastosissima villa che per non si confaceva ai gusti sobri del nonno, il quale pertanto la fece abbattere764. Inoltre, nel suo testamento Augusto non manc di lasciare una postilla a ulteriore danno della nipote, proibendo che alla sua morte fosse sepolta nel suo mausoleo.
Unaltra Giulia, figlia di un Giulio adottivo, era Giulia Livilla, figlia di Druso Minore e Claudia Livilla. Nata tra il 3 e il 4 d.C., si ammal nel 14, in contemporanea con limperatore Augusto il quale, a quanto pare, chiese notizie della sua salute poco prima di morire765. Nel 20 d.C. fu data in sposa a Nerone Giulio Cesare Germanico, figlio di Agrippina Maggiore e Germanico; tuttavia questi mor nel 29 lasciando Livilla vedova.
Nel 33 d.C. and in sposa a un tale Gaio Rubellio Blando, ma stando a quanto riferisce Tacito, lunione non fu molto apprezzata: Nella citt funestata da tanti lutti port nuova tristezza il fatto che Giulia, figlia di Druso, un tempo moglie di Nerone, si un in matrimonio con Rubellio Blando, il cui avo, venuto da Tivoli, molti ricordavano semplice cavaliere romano766. Il figlio avuto dalla coppia pare sia stato anche un papabile erede allimpero in epoca neroniana. Livilla mor nel 43 d.C. a causa delle trame di Messalina, un intrigo di cui non conosciamo i dettagli.
Le figlie femmine di Giulia e Agrippa, in generale, non entrarono mai a far parte della gens Giulia; cosa che per avvenne per i discendenti di una di loro, Agrippina Maggiore. Avendo lei sposato Germanico767, ed essendo stato questultimo adottato da un Giulio, i suoi figli entrarono di diritto a far parte della gens. I maschi li abbiamo gi conosciuti, e ora  la volta delle femmine: Giulia Agrippina (nota come Agrippina Minore), Giulia Livilla, Giulia Drusilla.
Agrippina768, madre di Nerone e nipote nonch quarta moglie dellimperatore Claudio,  arcinota. Ci limiteremo a dire che spos dapprima Gneo Domizio Enobarbo, rimanendo vedova a trentacinque anni, poi il ricchissimo Gaio Sallustio Crispo Passieno, del quale rimase ancora una volta vedova  non senza maldicenze sul suo presunto coinvolgimento nella morte del marito. Grazie allinfluenza di uno dei liberti pi importanti di Claudio, Pallante, di cui si diceva fosse lamante, riusc a farsi sposare dallimperatore nonostante ne fosse la nipote, poi lo uccise con dei funghi avvelenati perch gli succedesse il figlio Nerone. La donna contava di governare attraverso il ragazzo, ma col passare degli anni Nerone tese a liberarsi dellingombrante tutela della madre, che fin per far uccidere nel 59, mandando dei sicari nella sua abitazione campana dopo che si era salvata a nuoto da un naufragio, provocato ad arte, della nave che la ospitava. Era stata tra le matrone romane di primo piano quella che pi si era interessata di politica  si dice che presenziasse alle udienze del figlio nascosta dietro i tendaggi ; scrisse anche dei commentari sulla sua epoca, utilizzati da Tacito e Plinio il Vecchio.
Soffermiamoci invece pi diffusamente sulle sue sorelle, Drusilla e Livilla. Giulia Drusilla nacque nel 16 d.C. e visse appena ventidue anni, durante i quali ebbe una vita molto intensa. Nel 33 d.C., a quindici anni, fu data in sposa da Tiberio a Lucio Cassio Longino, console nel 30 d.C. Il matrimonio dur circa quattro anni e nel 37 si procedette al divorzio. Il suo secondo marito fu Marco Emilio Lepido769 il quale fu accusato di essere lamante di Caligola. In realt pare che il nuovo imperatore non si limitasse ai rapporti omosessuali con il cognato ma che si dilettasse anche con le sorelle, alle quali concesse molti onori prediligendo tra tutte proprio Drusilla, unica a essere divinizzata, anche perch fu lunica a morire prima di lui. Nel 38 d.C., infatti, la ragazza si ammal e ben presto venne a morte senza lasciare eredi.
Giulia Livilla, invece, nacque a Lesbo nel 18 d.C.770 e insieme a sua sorella Agrippina si rivel una delle donne pi pericolose di Roma. Nel 33 d.C., quando Tiberio diede Drusilla in sposa a Longino, a Livilla tocc come compagno Marco Vinicio, anche lui console nellanno 30 d.C. Ottenne, come le altre due sorelle, molti privilegi da Caligola, ma nel 39 partecip a una congiura ordita da Agrippina Minore e dal cognato, Lepido, per eliminarlo771. I congiurati furono scoperti e molto probabilmente fu il solo legame di parentela a salvare Livilla e Agrippina da morte certa. Le due furono esiliate e dovettero restare confinate fino alla morte del fratello, avvenuta nel 41 d.C.
Livilla rimase a Roma per brevissimo tempo. Impieg poco, infatti, a farsi prendere in odio dalla nuova imperatrice, Messalina, che la accus subito di aver avuto una relazione con il filosofo Seneca. Livilla fin a Pandataria e l mor allincirca un anno dopo su ordine di Claudio.
Facciamo un bel salto temporale e passiamo a Giulia Domna, moglie dellimperatore Settimio Severo e dunque madre di Geta e Caracalla. Era figlia di Giulio Bassiano, sacerdote del dio del Sole presso la citt di Emesa, in Siria, ed era sorella di Giulia Mesa.
Giulia era la seconda moglie dellimperatore e fu scelta con un criterio alquanto strano. Pare che Settimio Severo, una volta rimasto vedovo, avesse saputo che in Siria viveva una donna alla quale era stato previsto un fulgido futuro, ovvero che sarebbe diventata moglie di un re772, e quindi la spos. Nel 193 quindi si ritrov imperatore, grazie alloroscopo della moglie.
Per molti anni Giulia segu il marito durante le sue campagne militari e lo consigli, agendo nellombra, proprio come avrebbe fatto in seguito sua sorella con i nipoti. Lunico ostacolo allidillio con Settimio Severo fu il prefetto del pretorio Gaio Fulvio Plauziano, che la costrinse a mettersi in disparte per alcuni anni. Plauziano os addirittura accusarla di adulterio e cos lei prefer ritirarsi dalla vita politica e dedicarsi alla filosofia e alla letteratura, facendo nascere un vero e proprio circolo letterario. Nel 204 avvenne la riconciliazione tra i due coniugi, e Giulia pot prendersi la sua vendetta, aizzando il figlio, Caracalla, contro Plauziano. Il piano riusc perch effettivamente il prefetto fu messo a morte nel 205, con laccusa di aver attentato alla vita di Severo.
Quando questultimo mor, nel 211, per Giulia Domna iniziarono i veri problemi. Gli eredi di suo marito, Caracalla e Geta, non avevano alcuna intenzione di andare daccordo e lei dovette fare da paciere in pi di unoccasione. Nonostante il suo intervento, per, la situazione degener e Caracalla fece assassinare il fratello proprio mentre cercava rifugio tra le braccia della madre. Giulia, da parte sua, si lasci morire di fame nel 217 presso Antiochia, dopo aver saputo dellomicidio dellaltro suo figlio.
La sorella di Giulia Domna, come abbiamo detto, era Giulia Mesa, nonna di Elagabalo e Alessandro Severo, la quale spos un consolare di nome Giulio Avito dal quale ebbe due figlie, Giulia Mamea e Giulia Soemia. Mesa visse in Siria finch il cognato, Settimio Severo, non divenne imperatore, poi si trasfer a casa della sorella a Roma. Dovette tornare nella terra natia allepoca dellascesa di Macrino, che peraltro fece lerrore di lasciarle le sue ricchezze e una certa autonomia. Mesa non esit, infatti, a usare le sue cospicue risorse per ordire una congiura contro Macrino e mettere sul trono suo nipote Elagabalo, figlio di Giulia Soemia.
Mesa per si rese ben presto conto della follia del nipote e cos rivolse le proprie attenzioni allaltro, il figlio di Giulia Mamea Alessandro Severo. Alcuni sostengono che la donna ebbe un qualche ruolo nellassassinio di Elagabalo, ma non possiamo esserne certi. Di sicuro regn nellombra per moltissimi anni attraverso i propri nipoti. Fu divinizzata dopo la morte, avvenuta nel 226, proprio da Alessandro Severo, che laveva amata e apprezzata per il suo sostegno.
Passiamo ora alle figlie di Giulia Mesa. Giulia Soemia, come abbiamo detto, viene ricordata per essere la madre di Elagabalo, il figlio avuto dal marito, Sesto Vario Marcello. Soemia fu costretta a rientrare in Siria con sua madre quando Macrino prese il potere, ma la aiut a mettere il figlio sul trono. Le due donne provvidero a comprare i pretoriani con degli ingenti donativi, mentre lamante di Soemia, Gannys, divenuto prefetto del pretorio, si occup di uccidere Macrino in battaglia. Gannys fu ben ricompensato per i suoi servigi: ma Elagabalo, stanco delle sue esortazioni a condurre una vita misurata, lo uccise nel 218.
Soemia cre il cosiddetto senaculum mulierum, la cui sede fu realizzata da Elagabalo presso il Quirinale. Questo organo faceva da contraltare al tradizionale senaculum maschile, una riunione ufficiosa dei senatori che aveva luogo presso il tempio di Bellona. Il senaculum di Soemia decideva in merito a questioni di alto livello, come gioielli, vestiti e antico galateo. A ogni modo, il comportamento sconsiderato e irrazionale di Soemia e di Elagabalo spinse Giulia Mesa a prendere provvedimenti e ad appoggiare una congiura contro il nipote, nella quale rimase uccisa anche Soemia.
A questo punto entra in campo unaltra Giulia madre di imperatore, vale a dire Giulia Mamea, sorella di Soemia. Mamea somigliava tantissimo, in termini caratteriali, a sua madre Mesa, e come lei govern limpero nascosta dietro un uomo, nel suo caso il figlio Alessandro Severo, avuto da Gessio Marciano. Mamea rimase in secondo piano per tutta la durata dei regni di Caracalla, Macrino ed Elagabalo. Nel 222 per, col sostegno della madre, partecip alla caduta del nipote e allascesa di suo figlio. Essendo Alessandro a quel tempo un quattordicenne, Mamea divenne di fatto amministratrice dellimpero e segu il figlio ovunque, anche sul campo di battaglia. Nel 235, durante una delle campagne, madre e figlio si trovavano in territorio germanico, quando furono assassinati in seguito a una rivolta.
Vale la pena menzionare, infine, anche Giulia Aquilia Severa Augusta. Era una vestale e sarebbe quindi dovuta rimanere casta, come prevedeva il suo voto, per trentanni. Tuttavia, nel 220 limperatore Elagabalo si separ da unaltra Giulia, Giulia Cornelia Paula, a causa di un indefinito difetto fisico che limperatore non voleva trasmettere alla propria prole773, e decise di prendere in moglie Aquilia, nonostante non avesse compiuto i trentanni di servizio. La popolazione non vide di buon occhio lunione e probabilmente neanche gli di, dato che non concessero a Elagabalo alcun erede. In effetti, limperatore non diede alla compagna molto tempo per procreare: stanco di attendere, divorzi da lei gi nel 221.

670 Historia Augusta, Aelius, ii, 3-5.
671 Servio, Ad Aeneidem, x, 316.
672 Corpus inscriptionum Latinarum, i, 1439.
673 Proculo risulta erroneamente come cognomen.
674 Plutarco, Romolo, xxviii, 1-3.
675 Dionigi di Alicarnasso, Antichit romane, viii, 1-3.
676 Livio, Ab Urbe condita libri, ii, 54.
677 Ivi, iv, 26.
678 Ivi, periocha lxxiii.
679 Valerio Massimo, Facta et dicta memorabilia, ix, 2, 2.
680 Livio, Ab Urbe condita libri, periocha lxxx.
681 Valerio Massimo, Facta et dicta memorabilia, v, 3, 3.
682 Cesare, De bello civili, i, 8.
683 Ivi, ii, 23.
684 Svetonio, Caesar, lxxv.
685 Ivi, i.
686 Velleio sembra collocare levento in seguito alla morte di Agrippa, cio dopo il 12 a.C.
687 Svetonio, Augustus, lxiv.
688 Cassio Dione, Storia romana, lv, 9, 9-10.
689 Ivi, lv, 10, 18.
690 Svetonio, Augustus, lxv.
691 Cassio Dione, Storia romana, lv, 32, 1-2.
692 Svetonio, Augustus, li.
693 Id., Gaius, iv.
694 Ivi, iii.
695 Cassio Dione, Storia romana, lv, 31.
696 Ivi, lvi, 17, 2.
697 Vedi la Gens Calpurnia.
698 Per maggiori informazioni circa la morte di Germanico vedi S. Prossomariti, I personaggi, cit., pp. 236 sgg.
699 Cassio Dione, Storia romana, lvi, 25, 4.
700 Ivi, lvi, 28, 1.
701 Vedi sopra.
702 Tacito, Annales, i, 30.
703 Ivi, i, 29.
704 Ivi, iii, 2.
705 Ivi, iii, 56.
706 Ivi, iii, 29.
707 Ivi, iv, 4.
708 Ivi, iv, 60.
709 Ivi, vi, 23.
710 Svetonio, Tiberius, lxxvi.
711 Id., Gaius, xxiii.
712 Cassio Dione, Storia romana, lxiii, 22.
713 I treviri e i lingoni ad esempio non aderirono.
714 Cassio Dione, Storia romana, lxiii, 26.
715 Ivi, lxiii, 23, 2.
716 Ivi, lxiii, 24.
717 Tacito, Historiae, iv, 13.
718 Ivi, iv, 61.
719 Tacito, Agricola, 4.
720 Ivi, 7.
721 Ivi, 9.
722 Ivi, 24.
723 Id., Historiae, iv, 39.
724 Historia Augusta, Hadrianus, ii, 6.
725 Ivi, viii, 11.
726 Cassio Dione, Storia romana, lxix, 17.
727 Ibidem.
728 Historia Augusta, Maximini Duo, i.
729 Erodiano, Storia dellimpero romano dopo Marco Aurelio, vi, 8, 1.
730 M.F. Petraccia Lucceroni, Lorigo di Massimino il Trace, in Epigraphica, 47 (1985), p. 182.
731 Historia Augusta, Maximini Duo, iii.
732 Erodiano, Storia dellimpero romano dopo Marco Aurelio, vi, 8, 2.
733 Historia Augusta, Maximini Duo, ix.
734 Erodiano, Storia dellimpero romano dopo Marco Aurelio, vii, 2.
735 Per i due Gordiano vedi la Gens Antonia.
736 Erodiano, Storia dellimpero romano dopo Marco Aurelio, viii, 5, 8.
737 G.M. Bersanetti, Studi sullimperatore Massimino il Trace, Roma, 1940.
738 Historia Augusta, Maximini Duo, xxvii, 6.
739 Ivi, xxix.
740 Zosimo, Storia nuova, i, 18.
741 Ivi, i, 19.
742 Ivi, i, 22. Vedi anche Zonara, Annales, xii, 19.
743 Vedi Aurelio Vittore, De Caesaribus, xxviii, 10-11 ed Eutropio, Breviarium ab Urbe condita, ix, 3.
744 Cfr. S. Duanic, The end of the Philippi, in Chiron, 6, (1976), pp. 427-439.
745 Svetonio, Caesar, vi.
746 Vedi la Gens Antonia.
747 Vedi la Gens Cornelia.
748 Plutarco, Antonio, ii.
749 Cicerone, In Catilinam, iv, 13.
750 Cassio Dione, Storia romana, xlviii, 15.
751 Per maggiori informazioni vedi la Gens Claudia.
752 Cassio Dione, Storia romana, xlviii, 34.
753 Vedi la Gens Antonia.
754 Vedi la Gens Claudia.
755 Svetonio, Augustus, lxiii.
756 Cassio Dione, Storia romana, liii, 27, 5.
757 Svetonio, Tiberius, vii.
758 Donazione di alcuni beni da parte del pater nei confronti del filius o del padrone nei confronti del servo.
759 J. Linderski, Julia in Regium, in Zeitschrift fr Papyrologie und Epigraphik, 72 (1988), p. 6.
760 Zonara, Epitome, x., 36.
761 Svetonio, Augustus, xix.
762 Vedi la Gens Giunia.
763 Tacito, Annales, iv, 71.
764 Svetonio, Augustus, lxxii.
7651 Ivi, xcix.
7661 Tacito, Annales, vi, 27.
7671 Vedi sopra.
768 Cfr. S. Prossomariti, I personaggi, cit., pp. 255 sgg.
769 Vedi la Gens Emilia.
770 Tacito, Annales, ii, 54.
771 Per maggiori informazioni a proposito della presunta congiura contro Caligola, cfr. S. Prossomariti, I personaggi, cit., pp. 26 sgg.
772 Historia Augusta, Septimius Severus, iii.
773 Cassio Dione, Storia romana, lxxix, 9.
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FINE Parte 3.